Giulia parla e canta

Ora che il blog sembra concluso e ho messo a letto la bambina, ti dico qualcos’altro di me in termini diversi, marinando una lezione d’Inglese.

Risolvere le questioni critiche che sono di attualità in questo momento, le difficoltà economiche, politiche e sociali, sarebbe possibile facendo un piccolo passo ciascuno e così tutti un salto in lungo, perché le grandi trasformazioni si compiono quando sono mosse dalla coscienza e dall’intelligenza di tutti; guardarsi allo specchio più fiduciosi in noi stessi e al tempo stesso severi nel giudicarsi, occorre, come decidere di non dare sempre la precedenza alla solita faccia che vediamo riflessa, nelle nostre scelte, perché le cose possano davvero cambiare. Per andare avanti è necessario vederci per quello che siamo a qualsiasi livello, abbracciare la verità anche se amara, riconoscersi almeno in parte in quell’immagine per riuscire a superarsi, ed è questo il senso che il tuo blog per me esprime, dove racconti realtà estreme con carattere ed estro. E’ l’unica strada per far fronte ai problemi veramente grandi che abbiamo, erodendone la radice.

Non c’è da essere tanto ottimisti già che le cose non vanno affatto bene; se siamo a dirci quello che pensiamo: non abbiamo futuro. E’ scientifico. E’ stato detto e ridetto e l’Italia continua ad essere il fanale di coronamento del continente in materia di difesa dell’ambiente, leggevo attonito qualche mesetto fa. Questa doveva essere una priorità assoluta in quanto relativa alla nostra stessa esistenza, e temo che di qui a meno di quanto comunemente si pensi, qualcosa di rotondo e molto grande stia per portarci un conto infinito, che si direbbe non riguardarci sebbene in florida già ballino sempre più spesso e non volentieri a suon di tornado.

Intanto, nonostante la targhetta con la scritta a pennarello NO PUBBLICITA’ che ormai ho lasciato sbiadirsi per la sua dimostrata inefficacia, continuo ogni sera a trovare la cassetta delle lettere intasata di roba che non mi interessa e che sistematicamente trasferisco nel cestino della raccolta della carta, perlopiù stampata e distribuita dai supermarcati; solo per farti il primo esempio che mi viene in mente. Riciclo io, per me non è un problema, casomai una seccatura; ma mentre lo faccio penso proprio che non abbiamo capito nulla, che siamo messi male, che la nostra reazione sia davvero troppo lenta.

Non sono un fisico ma sono abituato a farmi un’idea delle quantità in gioco in certi fenomeni, e non mi pare sia ancora il caso di fare le corna, incrociar le dita o toccar ferro, continuando a prenderci tempi che non ci sono, limitandoci a somministrare al malato di cancro qualche brodino caldo e un’aspirina; la terra incassa pressoché inerte tutti i nostri sbagli, i nostri consumi superflui, i nostri ritardi, siamo in dietro, incerti; la sua trasformazione incompatibile con la nostra esistenza, sarà improvvisa e il meccanismo termodinamico è già innescato; se vuoi saperla proprio tutta, mi chiedo se sia reversibile, se faremo in tempo a non oltrepassare la soglia, se non stiamo traccheggiando troppo mentre il disco di ghiaccio si scioglie e diventa di anno in anno più piccolo, riflettendo meno la luce del sole che investe al suo posto una superficie di mare più ampia che si scalda per assorbimento sempre più rapidamente, così che la velocità di scioglimento del ghiaccio incrementa ulteriormente e in un continuo amplificarsi dell’effetto, prende un’inerzia inarrestabile come un’automobile sbandata in curva rotolante giù per un dirupo, con dentro i nostri figli intenti a tirare il freno a mano ringraziandoci sentitamente. E’ proprio un bel regalo.

Ma come spesso succede i guai seri arrivano tutti insieme e allora vedrai che fronteggiare adeguatamente il problema del clima in piena crisi economica, disbrogliare la matassa con i paesi in via di sviluppo che fino a ieri si sono sostenuti con le pecore e l’insalata e che ora dicono a ragion veduta che vorrebbero arricchirsi anche loro a basso costo, sporcando la loro parte di pianeta, Samuela, non sarà uno scherzo.

Non vorrei tu fossi tra quelli che mi direbbero catastrofico, perché è la realtà ad esserlo su molti fronti; bisogna guardare il vero per guarire ed è per questo che se dovessi mai scrivere qualcosa, vorrei affrontare l’argomento di cui si parla tanto ma non abbastanza, evidentemente, e partecipare come posso alla costruzione di una speranza concreta di venirne fuori, accelerando. Ci vuole un anima da matti, diresti tu, e molto impegno nel sensibilizzare sui problemi che non stiamo affrontando con il necessario impeto; deve essere difficile trovare il giusto equilibrio tra le tante priorità, e vedere Obama che lo perde sul filo dell’equazione irrazionale ambiente-economia, non è incoraggiante.

Queste cose si sanno, naturalmente, ma ho l’impressione che non gli diamo il peso che meritano e per questo approfitto del tuo spazio in calce ad un post concluso, per ricordarle; le sentiamo lontane e astratte e così ciascuno di noi nel proprio ruolo, preso dalle altre emergenze, finisce per non pensarci, per sentirlo un problema lontano e astratto.

Poi ci sono anche cose belle che emergono; vedo crescere intorno a La Repubblica un modo pulito e fresco di ragionare, condividere e ovviamente informare, dove si parla come mi piace ed assisto trepidante e sorridente anch’io, al tramonto definitivo di Berlusconi.

Vorrei che fossimo intenti a girare un’altra pagina molto importante, la presa di coscienza degli uomini della necessità di sostenere una maggioranza di donne al potere, allorché occorre scardinare certe abitudini mentali sedimentate, creare le condizioni favorevoli perché questa trasformazione possa avvenire concretamente in una società dove non sia la donna a farsi carico delle diseconomie generali che comporta una gravidanza, ma siano la specie umana e gli uomini a farlo, questi galantemente, in primis. Non è proprio così che vanno le cose in questo momento, anche se certo è stato fatto molto; per le donne la strada è più irta, si sa, e questo è un danno per tutti e ciò che mi sorprende di più è che siano spesso loro stesse a non crearsi spazi reciprocamente, diventando facilmente nel lavoro antagoniste e snaturate concorrenti, anche a dispetto della loro stessa “Senti Giulia, ma non ti sembra di essere andata esageratamente fuori tema?” Ecco! Con una domanda così mi si sveglia la bambina! Fine del discorso di ampio respiro, tanti saluti e un sorriso.

“Ma sì! Certo. Sai, tutti mi tollerano, poi c’è questa brezza calma e un rollio leggero che va tutto bene.”

“Però te ne accorgi, c’è questa consapevolezza in te.”

“Assolutamente.”

“E cosa fai?”

“Io?

Nulla.

Ondeggio.

Sono alla deriva in questo blog. Ogni tanto dico qualcosa.

Sì, faccio un discorso a caso, poi vado via, ritorno, guardo in giro per i blogs con la pagaia, come fossero barche alla fonda in una rada; è andata così, Gino.”

“Ma stai bene? Perché tutto il tempo con quel dondolio…non ti viene il mal di mare?”

“No no, anzi, mi rilassa, sarà che ci sono abituata.

E’ una situazione, ecco. Io vivo di presente; non ho una provenienza e una destinazione. Ondeggio. Lo vedi no? Sono qui. L’unica cosa è che il canotto fa un po’ d’acqua, e questo alla lunga mi da molto fastidio. Ma sono serena.”

“Eeeeh, in effetti, stare nella guazza è brutto soprattutto di sera, ma se sei serena……”

“Sì, sono serena.”

“Questo è molto importante, Giulia.”

“E’ quasi tutto, Gino, credimi.”

“Ti credo, anzi, guarda, io direi che….è tutto. Allora l’intervista è finita.”

“Sì, per forza.”

“Che dirti cara? Grazie tante.”

“Ma non c’è di che, piuttosto grazie a te Gino.”

Vuole darci la buona notte con una canzone, prima di tornare a letto, Giulia. (lei canta!)

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9 thoughts on “Giulia parla e canta

  1. Ehm… non mi e’ ancora molto chiara la struttura del blog, cosi’ ho “navigato a vista” sui titoli della prima pagina ed ho scelto questo post per lasciare il mio primo commento 😉

    Sono d’accordo. Una evoluzione in atto senz’altro c’e’, da parte per lo meno della maggioranza di noi. E’ evidente che siamo piu’ attenti oggi di quanto lo fossero i nostri genitori al loro tempo. Eppure la domanda e’ corretta: arrivera’ prima una nuova coscienza o… l’autodistruzione? 😮 Questo, ahime’, e’ difficile dirlo…

  2. Non lo so, ma la domanda è proprio quella. Chi farà prima?
    Con i rudimenti di fisica e meteorologia di cui disponiamo possiamo dire che il pianeta ha un’inerzia immane dovuta alla sua massa nonché tempi di reazione molto lenti ma improvvisi e inarrestabili dovuti sempre a quell’inerzia, e questo mi porta a pensare che la domanda sia ancora più inquietante: saremo ancora in tempo? L’unica cosa che possiamo fare è correre tutti e su tutti i fronti, da quello nostro quotidiano, domestico a quello socio-culturale, e quindi politico.

    Mi ha fatto molto piacere vedere il tuo grande lupo nel mio nuovo blog. 🙂

  3. eheheh il grande lupo non poteva certo mancare, ti pare? 😀
    Venendo al tuo controcommento, è vero, forse non siamo nemmeno in grado di saperlo… ma abbiamo il dovere di provarci…

    Una annotazione sul blog: perché non imposti la data italiana? 😮 Io sono abituato per lavoro a quella anglosassone, ma chi non lo è pensa che i post siano stati scritti il primo agosto… In effetti non è una supposizione, me l’ha proprio chiesto mia moglie! eheheh 😀

  4. Poteva mancare eccome! il grande lupo, ma sono felice che sia andata così 😀
    Non me ne ero accorto e provvedo a correggere il formato della data. Grazie!

    Questa struttura del blog, per quanto mi piaccia, credo sia adatta solo a farsi conoscere ma che in un secondo momento sia preferibile una struttura tradizionale, perché quando accedi a un blog che non conosci, uno dei parametri che istintivamente osservi per decidere se valga la pena iniziare leggere un post (o a seguire il blogger) è il numero dei commenti, ovviamente, e questo tipo di struttura ha il vantaggio di dare a tutti i post la stessa evidenza pur presentandoli i in ordine cronologico, facilitando lo svolgersi di più conversazioni in simultanea, ma porta anche alla dispersione dei commenti, mentre la struttura tradizionale concentra sia l’attenzione che i commenti che ne derivano sull’ultimo post. Un’altra caratteristica di questa alternativa è la leggerezza con la quale l’homepage presenta tutti gli incipit dei post consentendo d’individuare a colpo d’occhio quelli di proprio interesse.

    Direi che nei blog tradizionale attenzione e commenti siano approssimativamente così distribuiti:
    80 % post più recente
    15 % 3 post più recenti
    5 % post vecchi

    In questo tipo di struttura osservo adesso, con un campione di dati decisamente sufficiente, una distribuzione di questo tipo:
    30 % post più recente
    70 % random sugli altri post presenti nella pagina (al momento l’intero blog)

    Sempre in questo tipo di struttura, immagino in futuro una distribuzione di questo tipo:
    50 % post più recente
    20 % 3 post più recenti
    30 % random sugli altri post presenti nella pagina

    In sintesi è una struttura che tende a dare meno rilievo al fattore temporale, infatti è molto probabile che in un blog tradizionale avresti lasciato un commento a uno dei tre post più recenti e che “Giulia parla e canta” non l’avresti mai letto. Sono riflessioni che sto facendo e sicuramente l’alternativa provvisoriamente adottata è interessante, ma non saprei se migliore.

    Più tardi vengo a risponderti su pensiero e meditazione.

  5. Sono assolutamente d’accordo. Ieri pensavo proprio alla differenza tra i nostri due blog (ragionando “a regime”, ovvero quando sulla pagina del tuo blog avrai post con date differenti). Ci sono pro’ e contro. In effetti pensavo che sul mio, anche se ho cercato di mettere nella lista argomenti i titoli con parole chiave, gli argomenti trattati in quei post non sono capibili con immediatezza, non tutti almeno. Se avessi invece una struttura come quest, si potrebbe leggere anche qualche frase dei post e capire cosi’ quale puo’ interessare. Il rovescio della medaglia e’ la quantita’: ormai vado verso i 400 post (anche se diversi devo toglierli dalla lista perche’ legati ad eventi contingenti, come la chiusura di Splinder, e dunque non piu’ interessanti una volta passati i periodi di cui trattano), un numero troppo grosso per essere mostrato con questa struttura. L’approccio giusto sarebbe stato, come mi avevi suggerito e fa ad esempio CapeHorn, dividere la lista per “macroargomenti”, magari riuscendo a far comparire poi la lista pertinente con un menu’ a tendina. Ad esempio, un “pulsante” “racconti”: ci clicchi sopra e ti compare con un menu’ a tendina la lista degli argomenti che appartengono ai racconti (ovvero i racconti stessi).
    Quello che mi blocca e’ che molti post non sono cosi’ immediatamente catalogabili. Un racconto e’ un racconto, ma magari contiene un mio commento al racconto che, partendo dal racconto, va a parare sulla psicologia. Quindi molti degli articoli dovrebbero comparire in piu’ macroargormenti.
    Insomma… credo si possa fare, ma e’ troppo complicato, credo, con i mezzi che una normale piattaforma di blog mette a disposizione.
    Dovrei ragionarci ancora…

  6. Il tuo caso è particolarmente complesso sia per il volume che per l’eterogeneità degli argomenti trattati e il filtro “per categorie” che ho appena guardato nel tuo blog è poco pratico. La soluzione potrebbe essere utilizzare due livelli di menù; un primo livello di filtro costituito da circa 7 argomenti che ti consente di accedere ad un secondo livello di menù per sub argomenti. L’ideale sarebbe l’implementazione nel tuo blog di un sistema di filtraggio con ramificazione “ad albero” come quelli che si utilizzano per sfogliare file e cartelle del filesystem. Ma a queste cose avrai certo pensato e dovrai ragionarci ancora. Comunque non scarterei l’ipotesi di una struttura come questa che ti carica nella homepage anche 100 post, magari risultati da una ricerca impiegando i due livelli di filtro, con il relativo incipit e con estrema leggerezza. Non so…
    Un caro saluto e a presto! 😉

  7. A parte questo caso, in cui -non so perché- son passata direttamente dall’incipit ai commenti, mi trovo bene sul tuo blog, con questa impostazione sobria e ricca al tempo stesso.
    Purtroppo mi muovo male sul web, posseggo un pc da poco più di due anni e, non lavorand con esso, ho poco tempo per studiarlo. Già devo risicare questo, di spazio.
    Anzi: ho un’ospite impegnativa, e per un mesetto ci si ‘vedrà’ meno.

    Ah: una delle cose che mi piace di più di WP è il tastino Random Post, che un po’ svolge la funzione di non lasciar morire i post meno recenti.
    Ciao!

  8. Non puoi riproporre post vecchi, puoi dargli più evidenza come ho scelto di fare io in questa prima fase. Sono lieto tu ti trovi bene nel mio blog, ma se riscontri qualche anomalia funzionale ti pregherei di comunicarmelo, grazie. Nel tuo muoverti male sul web, conta sulla mia disponibilità ad essere consultato per eventuali suggerimenti. Mi mancherai lillo! Ogni tanto, passa.

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