A cosa pensano?

CAMPARI ORANGE PASSION

Le conseguenze della crisi interessano non solo i dipendenti; l’idea dell’impiego sicuro è un riflesso vista la falce sui posti di lavoro con qualsiasi contratto, come taglia. Le aziende fischiano via dirigenti e quadri come pallottole sparate in aria, sa Dio dove cadranno; molto dipende dal settore e dal calibro perché in certi ambiti c’è ancora mobilità e a questa ci si deve adeguare, ma in altri è difficile cadere bene. Qualcuno è atterrato a Dubai, altri sono rimasti sospesi, taluni sono finiti in una caldera. Ci sono anche quelli inchiodati all’estero che vorrebbero tornare, ma non possono, non trovano. Sono tempi duri per il lavoro, di ogni tipo, salvo isole d’Oro che finiranno sommerse. Le imprese, soprattutto piccole, sono in difficoltà inserite in un sistema di costi e adempimenti, dunque ancora costi, che spesso non lasciano margini e in molti casi portano a fallimenti, esposte con le banche come molte sono. Le condizioni di relativa stabilità di chi opera in un settore primario, sono rare.
Ho conosciuto tre dimensioni di lavoro sebbene non tutte per esperienza diretta.
I miei genitori avevano una piccola impresa familiare sana e sempre in attivo, con qualche dipendente, e con quel solo reddito portavano avanti la famiglia lavorando come forsennati e consentendoci di studiare; non so capire come riuscissero a farcela, perché scontate le soddisfazioni non economiche che arano notevoli, guadagnava più il dipendente del titolare; così era, e il sistema e il mercato per le imprese modeste in quel settore credo sia peggiorato, e sovente soffra di paradossi: nessun plusvalore dal rischio d’impresa e anomalie altre. Naturalmente le capacità imprenditoriali e relazionali, svolgono un ruolo determinante in ogni circostanza.
Il segreto mi è stato ripetutamente svelato: spendere meno di quello che si guadagna attraverso una gestione attenta al risparmio e rivolta all’investimento, banale a dirsi.
La grande azienda la vivo per convivenza, di riflesso ma non per questo senza coinvolgimento, e mi entrano in casa le sue dinamiche complesse; osservo ammirato mia moglie destreggiarsi in una selva di rapporti in un meccanismo intricato quanto affascinante, in cui tutti, se non vanno, possono essere mandati via, con scomposizioni perlopiù solo apparenti.
Un professionista in difficoltà sono io, troppo piccolo per rispondere alle richieste della globalizzazione e specializzazione delle competenze in un mercato che stenta a riconoscere la componente astratta che compone l’opera, giammai intellettuale, di risorse non tangibili ma assai costose. Il lavoro è sempre più difficile e svenduto, mentre lievitano le spese di attività; al di sotto di un certo fatturato, non conviene, diventa un carico e sei costretto ad una scelta. Non ho idea di dove sarò tra qualche anno, credo qui, ma muovermi, cambiare aria, non mi spaventa.
Parlo col titolo di chi naviga nell’occhio del ciclone da qualche annetto, prenderei come un’opportunità di cambiamento il vuoto che potrebbe presentarsi davanti, ed è quello che tanti fanno. L’ottimismo non serve e nemmeno il pessimismo, ma fare bene i conti e non dubitare dell’aritmetica, ti aiuta certo.

A cosa pensano?

http://www.youtube.com/watch?v=I66RbRTmbY0

Diamo alla bellezza un pensiero; con questa idea ho guardato con piacevole attenzione alcuni spot pubblicitari e ho intuito una possibile strada. Per cambiare serve il cameraman di cui al secondo 5, pensavo. Abbiamo bisogno di Davide di cui al secondo 12, e non è un messaggio sublimale, ma un attimo di fuoco sulla scritta sul tappo, della donna che da disposizioni al secondo 25 e dell’uomo che cuce il limone per sospenderlo col filo da pesca al secondo 28 con ingegno e conoscenza.
Servono i sorrisi più belli come linguaggio di seduzione universale di cui alla sviolinata di secondi 17 18 19 22 23 45 46 49 ai quali dare un pensiero splendido che raggiunga tutti.
Abbiamo bisogno del cocktail rosso e giallo di cui al secondo 55, e naturalmente del CAMPARI, in questo esempio. Ma prima dobbiamo essere Davide.

Un marchio che ha fatto la storia della pubblicità sposa il progresso culturale che si rende necessario, integrando valori e contenuti che lo rappresentano con un segno nella propria immagine e produzione, ponendosi all’avanguardia rispetto alla concorrenza che continua a non dare pensieri ai propri personaggi, lasciando volti senza espressione o ambigui, e sprecando occasioni per contribuire alla trasformazione che occorre; e tutti l’ordiniamo allegramente, non solo sorridendoci felici per il suo colore e sapore, ma condividendo e sostenendo un insieme di ideali associati al prodotto e ai suoi consumatori, facendo gruppo in espansione che fa tendenza. Si stabilisce una dialettica tra la bellezza figurativa esplicita, il piacevole mezzo, e quella simbolica; naturalmente serve coerenza e cerco di capire la fattibilità e le implicazioni.
Mi chiedo se la rivoluzione debba essere commerciale e se questa possa trainare rapide evoluzioni in altri ambiti che seguono a cascata. Voglio dire che la pubblicità, soprattutto quella di livello, può essere un veicolo potentissimo di diffusione di cultura, potenziando al tempo stesso l’interesse per il prodotto dovuto anche ad una rivalutazione, responsabilizzazione e coinvolgimento del consumatore. Riscontro, dalla mia isolata e ristretta angolazione, che le iniziative in questo senso sono state settoriali se non monotematiche e abbastanza tristi, perlopiù riguardanti la questione energetica; non c’è forza divulgativa, impeto di coinvolgimento, manca l’uso intensivo della bellezza umana, del paesaggio, dell’arte e della poesia, come mezzi di trasporto indiretto verso forme di bellezza non esteriori, verso associazioni più complesse da indagare.

Su come abbiano fatto a realizzarlo mi ci ero un po’ lambiccato il cervello e sulla tecnica del freeze frame non ho indagato molto, ma il risultato che conosciamo è splendido ed è raro che una pubblicità mi seduca:
http://www.youtube.com/watch?v=jQLhNGZK40A

Propongo anche una considerazione sulla versione non censurata di un classico che rivediamo volentieri:
http://www.youtube.com/watch?v=qTji6uiZlIw&feature=related

Si direbbe che stimoli piaceri terreni, invita a desiderare la materia, evoca il dio denaro, è un messaggio che propone prepotenza nei comportamenti e che si conclude con una sequenza volgare che istiga alla promiscuità se non all’adulterio, senza nemmeno che lui torni a pagare il Campari e a chiedere scusa al proprio fratello offeso. Una combriccola di furfanti in odore di traffici illeciti, ripresa a violare più di un comandamento in pochi secondi, certo.

Per me è una metafora non svelata.
Lei ha la forza della bellezza che in forme diverse e spesso latenti è presente in tutti, e si lascia incantare dal fascino irruente e ipnotizzante del progresso che la insegue investendo ostacoli che trova nel percorso, pur di liberarla in tempo dal brigante scaltro e incrucciato di moralità decadente, quindi vecchio, sconfitto, inesistente, trattato come un demone non degno di rispetto, e si allontana verso il futuro mostrando al mondo liberato dall’ossessione del nudo, come lei è, vista da chi resta in dietro, com’è il passo mosso da una bella scelta.
E’ questione di chiavi di lettura che possono essere infinite.

E sull’apparenza:
http://www.youtube.com/watch?v=poybw_i-jiM&feature=related

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