Non mi pare che la Chiesa porti la bandiera dell’evoluzione

Si assiste al progresso cui tendono le cose seguendo Natura che detta leggi a governare un equilibrio di perfezioni incontrollabili alle quali doversi conformare, primi tra tutti, noi. Il dilagare a macchia d’olio nel mondo dei valori di libertà e democrazia nello scorrere nei secoli di sanguinosi eventi, se pur nel controsenso di esorbitanti disparità che persistono, ci fa sembrare le guerre sempre più lontane, estinte dalla civilizzazione dove avanza. Paesi che superano dittature, altri che si liberano di tradizioni truci e selvagge; così, in rapporto al contorno e nel rispetto di regole sovrumane, il gusto, il concetto di moralità, gli usi e i costumi si modificano per somigliarci il più possibile, accolgono e rappresentano l’evoluzione. La storia è quella del confronto tra chi tira il progresso dominato dall’amore quale frutto sublime dell’intelletto, e chi si adopera per rallentare il tempo ancorandosi a dogmi e principi superati, spesso con l’intento di proteggere il proprio potere e benessere, a volte solo perché incapace di concepire una trasformazione e di vedere oltre in quanto ottuso, altre ancora perché appartiene ad istituzioni che non ammettono trasformazioni che contrasterebbero con la loro essenza.

Non mi pare che la Chiesa porti la bandiera dell’evoluzione, così ancorata ai suoi discussi modelli obsoleti, ostinatamente sorda alle esigenze della realtà che le urla implicitamente di cambiare, in nome di Dio! L’amore non invecchia, vive la vita all’incontrario, ma l’etica sì, perché la nostra sensibilità come tutto evolve all’estendersi della conoscenza, il nostro sentire cambia via via che prendiamo maggiore padronanza di noi stessi imparando ad osservarci ed osservare il prossimo e le cose, a ritrovare il senso dei principi che regolano i nostri comportamenti, annullando ogni presupposto o pregiudizio accoglierne di nuovi e rifiutarne altri, con quella lucidità che ti fa sentire nella vita di un qualsiasi altro, quel tutto che è nella tua.

Poi ci sono le crepe che nel tempo l’hanno resa pericolante, troppo estese e profonde perché bastino i puntelli; ma tanto vige un principio della statica molto italiano che si tramanda di muratore in muratore: “tutte le strutture trovano il verso di stare in piedi”, in assenza di scisma, e d’altronde così si è costruito. E’ ovvio che andare contro natura possa agevolare l’insorgere di aberrazioni, in casi estremi mostruose come la pedofilia; ogni barriera posta ai flussi naturali, per altro e non secondario voluti da Dio stesso, porta a deviazioni del comportamento con esondazioni devastanti di costernazione, che ci lasciano nel deserto.

Si dovrà incriminare l’uomo colpevole di un reato grave, ma senza comprendere il rischio e il non senso del sacrificio imposto a chi decide di farne parte, di non avere una vita sentimentale e sessuale, si è fatto un lavoro provvisorio e incompleto; una mutilazione comparabile alla dilatazione forzata dei globi dell’orecchio e del labbro inferiore, forse più invasiva per certi aspetti, ma la seconda è un tabù, l’atrofizzazione dei testicoli no, quella va bene, anzi, è necessaria. Tutto ciò che è disumano e contro Natura non dovrebbe essere voluto da Dio, chissà quante volte è stato detto. La cultura è cambiata. La castità è una forzatura incombente e pericolosa perché può portarsi dietro insidie orrende, non gradita da nessuno, imposta al solo scopo di poter essere più puri e dediti interamente a Dio. Ma ci prendiamo in giro? Se esiste sorride a queste stravaganti attenzioni; Dio ama e basta.

E’ l’immagine che comunica un altro problema, il rifiuto del gusto e della moda in quanto valori effimeri, e lo saranno, certo, se non che oggi le cose tristi non piacciono più a nessuno, e le distanze culturali e percettive aumentano esponenzialmente tra il dettame moralista e dogmatico che ha imbevuto i costumi dell’Italia nei secoli, e le nostre libere conquiste interiori in fatto di coscienza e percezione del peccato. Poi, quell’odiosa intolleranza verso la libertà di espressione sessuale non vogliamo più vederla, e quella pellicola di sporco con cui si devono vedere certe cose, ce la stiamo togliendo dagli occhi, chi oggi chi ieri. Ma quanto c’è voluto per benedire i contraccettivi? Abiti scuri che sanno di desideri rinchiusi e odore d’incenso che ha un che di primitivo, esuberanza di ricami dorati a ricordare realtà e modi di vedere che appartengono ad un passato oscuro e ambiguo; penso che la Chiesa appartenga all’uomo, quella che dovrebbe essere e vorrei venisse, al supremo che ci nasce dentro, non al Dio della Legge di cui parla Mario, e che si estinguerà nell’arco di pochi decenni, inevitabilmente se non si appresta a un cambiamento radicale, ora che il tempo con Internet si è fatto dieci volte più svelto e la gente può conoscere e valutare, affinare il gusto rapidamente con il mouse in mano; scomparirà come tutte le cose che non sanno accogliere l’evidenza della loro inadeguatezza ed evolversi con i cambiamenti; perché non pone l’uomo e lo splendore della sua intelligenza, comunque, al centro di tutto ciò che è bello e giusto, che ci è dato sapere. E’ peccato, potrebbe essere una cosa bella anche per chi non crede.

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