Problemi hardware

Sono sotto assedio dai guasti ed è guerra senza esclusione di colpi alla mia fortezza di tenacia inespugnabile. La settimana scorsa una cannonata ha fatto a brandelli una torre che la rottura dell’ennesimo hard disk dei primi di settembre, mi era parsa un piombino di carabina ad aria compressa, sparato sulla parete del mio maniero in muratura ciclopica, ad opus incertum.
Il mio pc non si avviava più, Samuela, ma dopo alcuni minuti di rintronato sconforto, ho tolto i palmi delle mani dalle orecchie che tappavano e aperti gli occhi, ho ripreso le redini della battaglia!
Motherboard o alimentatore?
“Alimentatore.” mi son detto, dopo accurata analisi dei sintomi e referto incerto alla mano, precipitandomi su ebay a rinvenirne un obsoleto quanto raro e improbabile sostituto, per via di un anomalo connettore alla piastra a 6 pin maledettamente assente in tutti i modelli esistenti nel globo, ma ho scoperto ieri l’altro, così ti anticipo il secondo devastante colpo di artiglieria pesante che ha ridotto a un cumulo di sassi un barbacane, erroneamente.
Ho trascorso due ore in una landa fiorita di capannoni commerciali tra appezzamenti di terra in attesa d’imminenti fioriture cementizie, in preda a uno sconforto generalizzato di cui tutt’oggi accuso i residui, aspettando che il corriere dell’SDA numero 45 tornasse dal suo giro di consegne: lo avevo tragicamente mancato facendomi trovare fatalmente assente nell’attimo della consegna del pulsante organo da sostituire.
Mi sono fiondato a casa per sostituirlo benedicendo il generoso donatore mentre lambivo Campi Bisenzio con il prezioso pacchetto da 4 euro attaccato al gancio dello scooter, con dentro, immerso nel liquido della speranza, l’alimentatore.
O non mi suona il telefono in pieno intervento di trapianto, a computer sventrato, con polverosi fasci di nervi rossi, neri, gialli e arancio appena riconnessi agli organi vitali, nel momento stesso in cui mi accorgo, premendo trepidante il tasto di accensione e poi gelando, che la diagnosi era sbagliata?
“Giulio, sono Alberto. Come stai?”
“Alberto, bene grazie, è un piacere sentirti!” mentre il nuovo alimentatore dava energia alla macchina che comunque non partiva.
“C’è da fare un concorso, ci dai una mano con i rendering?”
“Ma certo! Per quando?” le ventole giravano, le luci erano tutte accese, ma niente segnale video.
“Per ieri! Come sempre.”
Mi è crollata interamente la muraglia sul fronte del nemico della tenacia, come se questi avesse inventato un’arma segreta per liquefare il terreno sotto le sue fondamenta, bagnandolo e vibrandolo.
“Ma certo Alberto! Sono già operativo.” mentre pensavo un po’ disabile nell’udito:
“Ecco, era la motherboard.”
Ti scrivo con un pc che mi hanno prestato interamente da configurare e poco adatto al compito da svolgere: mancava tutto.
Oggi ho ordinato la nuova piastra madre che aspetto per metà settimana prossima; vedrò di farmi trovare a casa onde non tornare dove mi sono perso, e ti farò sapere l’esito del secondo intervento; vent’anni senza un CED e in effetti, un po’ si diventa draghi, del pc.

Segue….

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12 thoughts on “Problemi hardware

  1. Bravo! Ben fatto! Ma non è che tu sia di grande aiuto a chi Drago non è… altro che CED (grazie Wiki).
    Che bello quando delle robe, smontandole, capivi il meccanismo e potevi anche aggiustartele da solo! Mica soltanto quelle meccaniche: anche quelle elettriche – in parte: ho causato tanti di quei cortocircùiti… almeno da piccola: arrivavano lettere dall’amministratore del condominio con la preghiera di tenermi d’occhio.
    Allora non c’erano i salvavita (sì, moooooooooolto tempo fa), e bisognava uscire con le valvoline di scorta.
    Ora, invece… ci sono i Draghi come te e i Dinosauri come me.
    Allora, facciamo così:
    Bravo! Ben scritto!

  2. Brava anche tu, con tutti quei cortocircuiti; non è mica facile, eh? 🙂 Mi fanno molto piacere i tuoi commenti, bisogna sia un Giulio franco.
    Faccio tutto, Lillopercaso: so fare l’intonaco, aggiusto impianti elettrici, idraulici e pc , ruoters, gps, citofoni, laptops, configuro tablets, creo wireless, smonto e rimonto hardware. Tutto! Perlopiù mi arrangio come hanno imparato a fare tanti. Poi stiro, scusa se sono poco virile come stereotipo del maschio italiano. Te la dirò tutta: sono casalingo. Vivo un’esperienza tutta femminile ma m’intendo di audio-video quanto basta, apro tracce nei muri con lo scalpello e il mazzolo, Siamo una famiglia invertita, ma senza falsa modestia a casa sono un jolly. Mi do 10!

  3. Quando dici ‘famiglia invertita’ mi viene in mente un libro che ho letto tanti anni fa: i tre genitori di alcuni bambini tornavano bimbi loro stessi, ma piccoli e tremendi; e i bambini veri, un po’ più grandicelli, dovevano prendersene cura, con conseguenze catasrotrofiche e divertenti. Non era la storia, ma il trucco che le dava il via.
    Io, in casa, potessi, farei solo quel tipo di lavori, e starei dietro al figlio. Invece mi tocca anche il resto. Però…
    non stiro!! Non che mi dispiacerebbe, ma… a qualcosa devo rinunciare 🙂 o a quello, o al blog. Yuhuuu!!

  4. Non è divertente per nessuno stirare. Prima avevo il filippino, e non lo era nemmeno per lui. Sono politically s-correct perché avrei dovuto dire aiutante domestico, ma anche meno ipocrita. Sarebbe interessante analizzare il motivo che rende “avevo il filippino” a partire dall’articolo, un espressione decisamente brutta ma che descrive con efficacia una realtà mentale. Lillopercaso, ti lascio l’incomprensibile canzone del filippino in filippino, ma che mi sembra solleticare l’allegria. 🙂 Ciao.

  5. Mah..!. Descrive una realtà mentale a chi ce l’ha, quella realtà mentale. Ipocrita se dici ‘aiutante’ ma pensi ‘dominato’ ; non sembreresti il tipo.
    A me non passa proprio per l’angolo più recondito del cervello, forse per aver fatto 🙂 la filippina, o tipo. Son stata in tutt’e due i ruoli, ma non ho avvertito differenza nei miei confronti, da parte degli altri.

    Ero curiosa di conoscere il testo della canzone… almeno in Inglese!

    • “Descrive una realtà mentale a chi ce l’ha.”
      E’ questa la frase che meglio sintetizza sia le considerazioni che abbiamo già fatto per il razzismo, che queste sul classismo; se non lo sei lo percepisci di più ma hai anche più confidenza e sicurezza che le parole assumono solo il significato oggettivo: proveniente dalle isole filippine, anche se mi piace usare espressioni che stimolano questa riflessione. Il problema sta nel pensiero non nell’espressione che lo porta che di per se è spesso impeccabile ma talvolta peccaminosa: l’articolo “il” indica una categoria, “il tipo” e non una persona. Già meglio suonerebbe alle nostre orecchie “io ho un filippino”. E che dire poi del verbo avere?!
      Eppure bisognerebbe allentare con ironia costruttiva il legame che sussiste tra certe categorie e le forme che le indicano squalificandole, e rafforzare la nostra convinzione che si nasce tutti uguali e che è perlopiù il contesto dove si svolge la nostra vita, il discriminante. La fortuna. Il dove geografico e sociale.

      Hai fatto la filippina, o tipo, e adesso tocca a me fare il filippino, o tipo, e mi accorgo che questo blog per me è importante. Qui posso lasciare una provocazione che viene compresa, nascondere la voglia di parlare di qualcosa usando un’espressione particolarmente colorita. Nel prossimo post sarò leggermente più antipatico, Lillopercaso: tiro fuori un po’ della mia puzza sotto il naso :), che non è classismo, d’altronde, senti, ci si deve divertire.

      Credo che sia molto difficile trovare “filipino!” in inglese, ma faccio qualche tentativo.

  6. Meglio un po’ difettosi e far torcere ogni tanto il naso a qualcuno, ma veri. Daniela è davvero un bel nome; posso alternarlo a lillo in qualche circostanza? Che mi piace comunque moltissimo, ti sia chiaro: lillopercaso è molto carino e si contrae felicemente in uno splendido lillo, giocoso a dirsi, sperso, uno dei tanti lilli. Un lillo per caso, appunto. Complimenti 🙂

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