Punto Terra

Il campeggio è quasi un segreto; non vorrei mai si spargesse la voce fino alla bolgia di quello a valle sulla riva, che inghiottisce e sputa serpenti di auto e tecnici di coordinamento di polverose operazioni di entrata e uscita.
Ma terrazze a ulivi abitate da qualche discreta coppia olandese che ama la Maremma, staccionate di legno tra veli di tessuto si vedono sdraiati sul materassino d’aria, colline, mare e cielo.
Possiedo la tenda più bella che esista anche se, come ti accennavo, ho potuto riscontrare che in caso di Lifted Index < -5, le cuciture fanno un po’ d’acqua, ed è seccante. Vista di lato è una cupola verde appena lievitata da terra. Sdraiato sei dentro l’atrio di un cuore verde vivo com’è il tessuto interno, tagliato al cielo e alle fronde fuori da spicchi di zanzariere verde chiaro su cui scorrono onde di riflessi oro, bianco, azzurro, e da vele verde scuro del telo opaco esterno, l’ultimo, prima del paesaggio. Avrà vent’anni, ma non ne ho viste di più belle; ti ho fatto qualche foto col telefonino.

La sera sto fuori alla tenda come la testa di una tartaruga al guscio, con le zanzariere che svolazzano di lato al collo, se l’aria si alza, e guardo d’innanzi le cose girarsi nell’ombra. Miriadi di minuscoli lampioni brillano fuori fuoco su foglie laccate d’argento, lampade distanti accendono fronde di arbusti di ogni gradiente di verde intorno, fino all’evidenziatore luminescente. Dietro la vista cade nel suo sfondo scuro, di un cielo in cui è scomparso dal nero il cobalto e l’aria ha finito di spengersi in limpidissima lente. Svelano fresco e secco in quota il vento, residue nubi nette che traslano svelte dissolvendosi nei pressi di una mezza luna alle quadrature; la sua rotondità in luce e ombra, dove il sole abbaglia sempre sovrano racconta, dietro montagne e vallate già buie. Vedo il Gran Carro e la Polare nello stesso momento e traccio l’asse di rotazione del pianeta immaginandolo semitrasparente, e con le quattro nozioni solide che ho sospeso in un’atmosfera di fantasia, faccio il Punto Terra.

Per un po’ mi vedo appiccicato alla sfera di un antico gingillo celeste, poi penso ad altro: “Ora che il giovane transfuga è tornato in seno alla tribù…quand’è che si parlerà di cinismo e suicidio.”
Metto la testa nel guscio, e chiusa la zanzariera mi sdraio per dormire, poi gli occhi, che restano sulla retina formicolii di luce. Un cane ulula in un buio lontano, nel profondo nero abbaia un altro portando dentro folate, fresche, di sonno; si arrabbia alla vallata il primo, non risponde l’altro, e di udibile resta il ronzo di un aereo in transito. Volti diversi si alternano: “Daltonico ma simpatico, sai?….Ha il braccino rotto….La vita senza la morte….”
Sento un fruscio di frasche scosse nascere fuori e entrare come un soffio lungo di sogno che il telo appena gonfia, sbatte e si rilassa. “Addormentarsi con questo nelle orecchie.” Sto perdendo i cani che hanno ripreso a chiamarsi come se si allontanassero nella campagna notturna, fino al passaggio flebile di un altro aereo a sovrastarli, trainandomi nel sonno con un filo di suono sempre più sottile e lungo. “L’amore non esiste, ma l’atto d’amare.” Continuano a passare aerei e i cani ad abbaiarsi, sempre più distanti e dispersi, mentre io dormo, qualcuno li ascolta.

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2 thoughts on “Punto Terra

  1. Di questo racconto mi sfuggono parecchie cose, ma mi piace, è suggestivo. I cani in lontananza però mi farebbero rizzare i capelli. E tenere un bastone a portata di mano.
    Anche io tengo quasi segreti i posti più belli: li rivelo a pochi, che secondo me non vanno in giro a vantarsene.
    Ciaociao!

    • Le cose che ti sfuggono non si devono capire; sono voci qualsiasi per chi legge ma non per me, che spengevano nel pensiero le folate di sonno. I cani lontani abbaianti partecipano al silenzio scuro ma pululante di vita della campagna come il fruscio delle frasche scosse dalle differenze di temperatura che tutto è mosso dal Sole.
      Con il bastone a portata di mano mi diverti, Lillopercaso 😀
      See you soon.

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