Interni ad alto rischio

La cittadina turistica della vacuità satura di orpelli come lo sono gli stadi di slogan e Las Vegas di lampadine, si affida al mare a rinchiuderla perché siano le occasioni impossibili da perdersi. Tra chi ama arrampicarsi su una parete di roccia finta senza che vi sia la minima componente di rischio che in ogni altro respiro inala la vita, e chi sopporta la vista di uno scivolo di plastica elicoidale contro il cielo e magari ci s’intuba. Tra chi si sente a suo agio nel design dei suoi interni e più tardi sotto lo stroboscopio e chi trova attraente lo scintillio acustico di monete cadenti dalle slot machines, sapendo di trovarsi sul lato dello schermo di chi deve perdere. Io potrei morire. Sentirei il mio intelletto sotto claustrofobica accusa da uno spazio estraneo chiassoso. Sono fotosensibile alle differenze d’illuminamento come i granuli d’argento al blu e per la temperatura di colore delle sorgenti ho le curve di Kruithof nel subconscio. Sono diventato un po’ snob, lo ammetto senza farmene un cruccio. E delirio: io vorrei donare a quella gente i miei occhi. Scusate. Il mio modo di guardare le persone e le cose e trovarmi a bordo circondato da realtà che mi mettono a mio agio. I miei per prenderne due a caso che non siano di altri perché nel mondo di occhi sensibili ce ne sono tanti, perlopiù in angoli appartati o distanti dai colori saturi che gonfiano gli iperscafi. Il gusto che qui ricorre. Il nostro modo di scrivere in forme così diverse che persino bisticciare ha da esser sottile e incomprensibile, e nell’ambiguità dell’ironia franano dolcemente i dissensi. Nemmeno un vaffanculo.
Sentite, io bisogna sia sincero, a me quel lampadario mi fa tremare dallo spavento. Non so a voi. Anche in assenza di sbandamento pre-naufragio.
Non ce l’ho con le discoteche in sé e con i divertimenti in quanto tali e avessi un decennio di meno abbondante e arrotondato per difetto ci andrei, ma la vorrei figa.
Io in una cappella a quella maniera perderei Dio.
A me un cappuccino in quel bar sembrerebbe troppo lungo anche se basso.
I sedili con la chiave di violino renderebbero il cantante e la sera stonati e gli strumenti scordati.
E una sala da pranzo così mi saprebbe tanto di matrimonio provvisionale.
Io se entro in una sala marrone con le stelle e i rombi tipo quella, vengo di colpo meno.
Se qualcuno volesse vedermi svenuto e stramazzato al suolo in un baleno come un cencio lasciato cadere sa come fare adesso, che solo a guardare queste foto già mi è venuto male.
Io in quella cappella muoio in un istante.
L’unica cosa che potrebbe andare bene sarebbe la camera da letto, perfetta come quelle di un anonimo albergo per l’unico scopo per cui potrei tradire questo post e resistere alla pioggia di ultravioletti provenienti dall’esterno ingerendo una pozione che mi rende trasparente, ma non la mia vita, con una donna che ha una voglia lubrificante d’immedesimarsi nella parte di un gioco, da trattarsi da Regina recuperando il sesso consumato sotto il sole che lo asciuga dalla pelle e che il vento porta via, se la cosa più preziosa e meno coprente che indossa sopra qualsiasi cedimento o smagliatura è la parola. Cicatrice di gioia, e via.
Venendo ad altro ho sempre sognato di poter stare qualche ora sul ponte di comando di un transatlantico a perdermi negli strumenti. Davanti a una bussola magnetica gigante orizzontale e una verticale elettronica a quadrante circolare tacchettata di azzurro luminescente su un display LCD nero a schermo piatto da 24 inch in modalità RGB Truecolor da 24 bit, 3 canali da 8 bit, che puntano ciascuno a 2^8=256 livelli di rosso, 256 livelli verde, 256 livelli di blu. Per cui possono aversi 256^3 combinazioni di rosso, di verde e di blu, pari a 16777216 colori. Davanti a un punto nave strumentale lampeggiante su una cartografia tricromatica ad alta risoluzione proiettata alla Mercatore. Altro che TomTom.
L’ecoscandaglio e il radar che servono a un transatlantico. Vorrei vedere bussole magnetiche da rilevamento abnormi distanti trenta metri l’una a sinistra dall’altra a dritta, nonché i due grafometri. E nel punto medio della retta che li congiunge al centro e su un gradino più alto della sala, il tavolo da carteggio imperiale in un unico blocco di legno massello ottenuto dal taglio di un’immensa sequoia, capace di contenere dieci carte nautiche dispiegate, una matita, una gomma, un compasso e le due squadre. E il Comandante seduto che guarda la rotta stimata nel triangolo delle correnti risolto con gli occhiali da vista, invece che in piedi l’orizzonte con quelli da sole.

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10 thoughts on “Interni ad alto rischio

  1. Mi dirai che covo dei pregiudizi sugli sceicchi arabi, ma quello sembra(va) proprio un posto da sceicchi.
    Se fossi stata costretta a starci, sarei senz’altro riuscita a cavarne del piacere. Ma probabilmente mi sarei divertita di più a lavorarci dentro, che ne so… ecco, sì: barista sarebbe stato perfetto.
    E gli occhiali da sole son da inforcare dentro, altro che orizzonte.
    Poche estati fa ho ereditato un soggiorno in un villaggio turistico; mai lo rifarei, ma, essendoci, me la son goduta! Dovrei farci un posterello..
    Ciao, Buona navigazione!

    • Forse è il tipo di ambientazione che si vuole ricostruire, la sensazione che si vuole dare di essere in una reggia estremamente eclettica ed esuberante. Al di là della provocazione, anche io troverei certo il modo divertirmi e nemmeno poco sebbene non sia la mia vacanza ideale. Molti anni fa ho fatto una splendida crociera sul Nilo, era un contesto diverso e l’ho apprezzata molto. Ciao lillopercaso. Gioioso fine settimana.

  2. e il naufragar mi è dolce in questo mare….direi che è un perfetto “sistema” costruito come risposta alla non risposta delle nostre ansie, paure, insicurezze.
    E tu , mi sembri “l’uomo in rivolta” di questo mondo liquido.
    La macchinazione è nascosta nela pacchetto offerta.
    il consumismo (piacere, sesso, soldi, ) viene utlizzato come ansiolitico.
    insomma, vi proteggiamo navigatori, dalle minacce della vostra esistenza.

    • Si crea un mondo finto sul mare vero. Non mi appartiene ma non ho niente in contrario e ben vengano anche le evasioni, se vissute consapevolmente di cui faccio uso talvolta anch’io, i piaceri e i diletti, i luoghi e le cose leggere, anche il lusso se non è offensivo; è più una questioni di gusto soggettivo. Un abbraccio Egle.

    • Di sicuro ognuno è fatto a modo suo e come è, sia, ma è bello anche condividere pensieri e influenzarci. In fondo a che serve leggere se non a scoprire nuovi modi di vedere? Altri punti di vista.

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