Andiamo a vela

Leggo sequenze di numeri su un display luminoso, sono spettinato, bruciato; le ultime cifre cambiano continuamente.
Li trascrivo su un grande foglio bianco; la carta nautica che ho sotto i gomiti.
Sono seduto su una piccola mensola di legno, sagomata perché non scivoli troppo il culo in caso di sbandamento. Le luci della dinette sono spente tranne una lampada sopra il tavolo da carteggio. Ci sono due squadre graduate trasparenti, un compasso, una calcolatrice scientifica che ho programmato per agevolarmi nei calcoli angolari, gomma e matita che ruzzola su mari e terre proiettati alla Mercatore.
Intorno è un casino totale; non si cammina ma ci si arrampica: parabordi, drizze, scotte, cuscini, magliette, pentole, borse e corpi dormienti.
Apro il compasso sulla scala delle latitudini crescenti, faccio scorrere le squadre sulla carta e trascrivo con una croce il punto nave. Accanto riporto l’ora: 04.38.
Verifico la congruenza della posizione; traccio la rotta, risolvo il triangolo delle correnti, calcolo la velocità propria ed effettiva, la nuova prora bussola.
Sulla carta è segnato a matita il nostro percorso; rette, triangoli, numeri; controllo che non vi siano pericoli lungo la rotta stimata, scogli affioranti o appena sommersi.
Una curva isobatica dice che abbiamo 800 m di acqua sotto il nostro scafo, e li immagino tutti in fila.
Gli altri dormono nelle cabine, dondolati, sciacquettati, tranne uno che dovrebbe essere sveglio e vigile.
“Togli 3 gradi. Tra circa un’ora si dovrebbe avvistare il faro una trentina di gradi a dritta; 3 lampi bianchi e 3 occlusioni in 6 secondi. Di questo passo arriviamo ad Astipalea alle 11 e 25, che dici, andiamo a motore?” chiedo a voce alta da sotto.
Salgo tre gradini della scala per mettere la testa fuori dal tambuccio, fa freddo, e c’è un po’ di vento ma non fischiano le sartie.
Anche il mio compagno di turno si è addormentato.
“Bravo! – penso – Così se finisco in acqua se ne accorge solo Cristo!”
Salgo gli altri tre gradini e sono fuori nel buio, nel rumore dell’acqua squarciata che scorre e nel soffiare fresco e regolare del vento.
Intorno è nero, ovunque guardo il nulla, decine di miglia di mare vuoto; controllo a prua, poi le vele e mi siedo a poppa, minuscolo, dietro il timone che afferro.
Dorme sdraiato sui sedili sottovento con una sigaretta spenta in mano e lo lascio riposare, devo superare questa paura che ho del facile suicidio quando sono solo, quello per raptus o per sbaglio. Me ne dovrei liberare perché non lo ho mai desiderato, ma mi disturba l’idea che basti un passo per scavalcare le draglie, per morire, e vivere nella solitudine assoluta il panico non annientarti abbastanza, affogare sospeso tra cielo e terra che si ribaltano e non sapere più in quale dei due abissi dovrai cadere, vertigini sopra e sotto, l’orrore del pentimento.
Sottraggo 3 gradi al pilota automatico per correggere la rotta, poggiando.
Poi non c’è più niente da fare se non organizzarsi una comoda seduta, dare ogni tanto un occhio all’orizzonte e sorseggiare la birra che mi sono portato dietro senza addormentarsi.
Andiamo a vela.
Spesso m’incanto a guardare i giochi di schiuma che si allontanano dietro inghiottiti nel buio. Urlare in mare mentre in pochi istanti divento niente.
Amo la vita e le persone che mi sono accanto e quanto sono felice a volte lo dimentico; sono qui a perdere lo sguardo nell’acqua che scivola via.
Un lumino verde in lontananza è una vela che incrocia la nostra e la cerco col binocolo insieme all’orizzonte; vibra nel cerchio ottico nero il fanale di via di una piccola barca.
Poi all’improvviso le stelle un po’ si spengono e l’oscurità è avvolta da un velo di chiarore appena percepibile che svela tutta la vastità che ci circonda, disegna chiaro l’orizzonte e pochi pensieri dopo è giorno e il sole la stanchezza abbaglia.
Un bagno di luce pesante spezza il corpo già rotto ma arrivano voci, sbadigli e occhi
cisposi, e la brezza albina si profuma di caffè.

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36 thoughts on “Andiamo a vela

    • Si fanno i turni, Daniela, di circa tre o quattro ore. In pozzetto ci devono essere sempre due persone che si controllano reciprocamente e governano la barca. Capita dopo una certa ora che uno dei due crolli se il mare e calmo. Altre volte i turni non si rispettano perché dormire in notturna dispiace e si fa l’alba più o meno tutti insieme; in mare di notte sei più a contatto con la terra anche se solo ne percepisci il dinamismo, una dimensione sfuggevole nel quotidiano, in cui si manifesta solo nei suoi fluidi in movimento e nella rotazione apparente delle stelle. E’ un raccontino di qualche anno fa. Mi piace fidarmi del prossimo e mi lasciano un certo disagio le persone che sono in ansia quando è un’altro che conduce.

  1. Qual’è la cosa che ti piace di più, nell’andare per mare?
    Di quel che racconti, mi piace il fatto di percepire, maggiormente di notte, il dinamismo della Terra, pianeta rotante alla velocità di 1600 e rotti km orari, con tutta quella massa di acqua che chissà come non schizza via 😀
    Ps: quando si è una squadra, si sa che ognuno ha la responsabilità della vita anche dell’atro, come si può non fidarsi? Che squadra è!?

    • Anche di giorno e in città ho la sensazione di vivere in un pianeta, lillo; è un malfunzionamento neurologico sopravvenuto oltre i 40, però mi distraggo con maggiore frequenza :D. Mia moglie vive completamente sconnessa da questa dimensione del reale, ma è molto più connessa di me ad altre. Meno male.
      E’ vero, si configurano regole sociali in parte diverse da quelle che sono in vigore a terra; l’equipaggio è una squadra; Paola è svelta e conosce bene l’anatomia della barca. Fa i nodi in un baleno in tutte le situazioni ed è pignola, scontrosa e nervosa. Di ciascuno si conosce il profilo. Si sta in 8 in pochi metri quadrati per due settimane perché tutti sanno che a bordo si deve triplicare le soglie di tolleranza; forse sono proprio le relazioni piacevoli a bordo, se trovi persone affini, ad essere la cosa che più mi piace. C’è una differenza abissale tra andare con sconosciuti ed essere parte di un gruppo di amici, perché la notte si ride molto di più, se non altro a raccontarci degli errori del passato, dell’ancoraggio a terra inadeguato che per un metro non siamo andati a scogli mentre stavamo pranzando sotto il sole e sotto crescenti raffiche di vento un po’ incerti sulla qualità della soluzione di vincolo adottata, e dell’urlo improvviso che tutti si scatta facendo saltare coca cole tonno e pomodori: TAGLIA LA CIMA!!!!!! Sarebbe finita la vacanza alla Schettino.

  2. Bellissima descrizione e molto vera, di una veglia notturna, in mezzo ad un nulla che invece si rivela pieno non di cose ma di emozioni. La muta complicità tra i naviganti, la fiducia incondizionata che lega l’uno all’altro, L’attenta ricerca della via migliore per continuare il viaggio, non dimenticando neppure i più piccoli particolari. Capisci che l’andar per mare é sempre divertimento, ma stringe legami preziosi e misura il valore di chi naviga in rapporto agli alri e all’elemento che si percorre.

    • Un racconto del genere ha senso solo se è una ricostruzione attenta ai particolari, se pur sintetica; vorrei che dai pensieri si intuissero i rapporti, che si comprendesse in sintesi estrema cosa significa fare il punto nave. Sapere cosa si pensa in quel momento, quali sono le priorità, le cose fondamentali da tenere sotto controllo. Tutto deve essere esatto, vero, corretto, almeno nelle intenzioni. Riporto una simulazione di ciò che vedo sento e penso, sono contento che sia credibile. Grazie quellidel54 e a prestissimo!

    • Sarà comunque più piacevole di un versamento al ginocchio, immagino, ma non è la stessa cosa. Non sono mai stato su un motoscafo. Lo senti semplicemente perché è vero, rigoroso fin quanto so essere, e leggero. Grazie e benvenuto melogrande.

  3. Ricordo quando presi il traghetto per la prima volta nella mia vita e stetti per tutto il tempo che durò il viaggio a guardare la schiuma delle onde a poppa. Certo io avrei voluto spingermi ancor più in là della zona transitabile ai passeggeri e ci provai, ma fui subito redarguita……ma ora so che l’elemento che mi affascinava era il vento, perchè io dell’acqua ho sempre avuto paura…
    Provo un disagio simile al tuo per persone che sono in ansia quando devono far “guidare” altri e quindi affidarsi. Penso che siano spenti, non credano a niente e neanche in loro stessi…e visto che un “battito” di insicurezza alberghi in chiunque sia spinto dal dubbio e dall’entusiasmo per l’inconosciuto, con-vivere con questo tipo di persone non fa per niente bene.

    • Conosco il tuo cattivo rapporto con le grandi masse d’acqua; sei stata per un momento galeotto a fianco a me, pronta a remare nella barca di Samothes, azzurra. Ricordi?
      Avremmo fatto con la ciambella…anche su per il Danubio Blu.
      Non fidarsi del prossimo è proprio triste e penoso, ci siamo intesi Egle; comunica la mancanza di considerazione delle qualità altrui, fondandosi su presupposti sgradevoli; vedo facce spente anch’io.

      • la barca azzurra credo sia ritornata nell’astratto ma il danubio non credo..ma io dall’acqua sto lontana volentieri….un abbraccio a te

  4. Ho sempre una certa invidia per chi ha un buon rapporto col mare. Ho fatto una traversata quando avevo 14 anni e sono stato talmente male che mi hanno dovuto portare, una volta sbarcati, da un medico. Mi sono normalizzato solo con un paio di pastiglie. Da allora ho sempre rifiutato di salire su un traghetto e mi sono limitato a percorsi di navigazione molto brevi. Ma la sensazione di instabilità dello stare sull’acqua mi mette già a disagio. Eppure sono il figlio (degenere) di un marinaio. Purtroppo il mio sistema nervoso non sopporta l’andar per mare.

    • Comunque ho riscontrato che al mare in parte ci si abitua, almeno nei casi non disperati ma motivati si riesce con pazienza a superare il mal di mare; per quelli che hanno un’intolleranza al dondolio, non vale la pena insistere. In fondo si va in barca solo per piacere e ti dirò che questo girovagare per mare senza uno scopo, con una direzione ma non un senso, se non quello di appagare i nostri sensi e la nostra mente, me lo fa sentire un po’ ridicolo. Me lo fa somigliare al saliscendi dello sci, il modo dei comuni mortali di navigare le montagne. Prendevo la vela come il sesso. Benvenuto Guido.

  5. Odino, io il malfunzionamento che mi faceva avvertire l’andamento del pianeta ce l’avevo più da bambina… trattenevo il fiato e, come in trance (penso x carenza d’ossigeno), sentivo ma anche vedevo la Terra girare; ora sta sparendo, purtroppo. Ma sul mare, perlomeno, vedrei che è tonda.
    A me farebbe bene esser costretta a esser più rigorosa e ordinata. ché ultimamente vado un po’.. di deriva, o senza deriva 🙂

    Qualche giro in barca, giurando ogni volta: Mai più! , me lo son fatta e spero contunuerò a fare. Però a me vien nausea persino sul ‘materassino’, non sarei un grande acquisto per un equipaggio; a meno che non si tratti di piccolissime imbarcazioni: chissà perché, a me mi buttavan sempre fuori bordo, blandendomi e dicendomi che trapezi come me ce n’eran pochi, maledetti!

    Guido, penso sia colpa di un piccolo giroscopio in fondo all’orecchio 😀 . Si vded che Egle, tu ed io siamo marinai di terraferma.

  6. E’ coinvolgente, e mi sembra di stare sulla barca con tutti i pensieri del protagonista. C’è un seguito?
    Piaciuta molto, anche per i particolari nautici, di cui non conosco, però leggendo si impara.

    Buon inizio di settimana e a presto!

  7. Egle, io assistente di volo? Figurati!!! Io girerei il mondo A PIEDI o in treno, al massimo in barca! Volo giusto perchè non ho abbastanza tempo per viaggiare con l’asinella.
    Però… forse non hai tutti i torti: lavorando, per aria, mi distrarrei.
    (ciao, Odino; ne approfitto anch’io, eh)

  8. piu’ che hostess mi sarebbe piaciuto poter viaggiare per sempre e fermarmi un po’ dovrei avrei voluto, e per quanto avrei voluto….e poi stare per aria mi e’ sempre piaciuto!

  9. Care Egle e Lillo, potete approfittare liberamente di questo blog un po’ lento come piattaforma per comunicazioni di qualsivoglia natura in caso di malfunzionamento dei vostri e non, siete ospiti sempre gradite, ma attente: mi dissero, e continuano a ripetermi di tanto in tanto, che anche queste pagine manifestano imprecisate e a me invisibili anomalie funzionali. Non sono affidabili, evidentemente, sebbene questo template a me risulti tecnicamente perfetto e leggero come volevo fosse, navigato con Chrome, Firefox e IE.

    Pregherei – l’avevo già chiesto – chi dovesse riscontrare malfunzionamenti e difficoltà di accesso, di essere così gentile da indicarmi, anche a mezzo email riportata in alto a sinistra della pagina qualora non riuscisse ad accedere ai commenti, non solo la presenza di “un” malfunzionamento, ma di fornirmi anche elementi che potrebbero essermi utili alla diagnosi e alla soluzione del problema, ovvero: browser e sistema operativo impiegati, frequenza e circostanza, nonché e soprattutto una descrizione del difetto riscontrato. Per esempio: impossibilità di accedere alla homepage oppure ai post, o di lasciare commenti. Sarei a questi davvero grato.

    Forse sto entrando in un periodo di lavoro e studio particolarmente intensi e impegnativi, ma farò il possibile per non trascurare troppo il mio diletto e il piacere delle nostre conversazioni, qui e da voi; temo mi mancherà il tempo e che la stanchezza possa limitare la mia partecipazione. Non sono molti i blog che seguo e commento con piacere quando ho la possibilità di godermi il contenuto, ma la quantità di materiale tecnico che dovrò leggere e la quantità di ore diurne e notturne che probabilmente dovrò trascorrere davanti a un monitor, potrebbero assorbire troppe risorse e limitarmi significativamente nelle letture più piacevoli ed espressive. Abbiate pazienza 🙂

  10. grazie per l’ospitalita’ e capisco il tuo prossimo impegno lavorativo che ti terra’ lontano da noi…..non ti dico che gia’ ci manchi perche’ sarebbe una minaccia piuttosto che altro…ma sappi che se non passi neanche a salutarmi…ecco mi arrabbio….ciao un bacio e buon lavoro!

    • Egle, visito spesso il tuo blog ma cerco di evitare di lasciare commenti brevi pensando sia un modo troppo sbrigativo di partecipare e poco gradito, preferendo allora non lasciare tracce della mia breve visita, e forse sbaglio, se non altro perché lasciarti anche solo un saluto o un sorriso, mi farebbe piacere. resteremo in contatto, indipendentemente dall’evolversi della mia disponibilità di tempo. un abbraccio affettuoso.

  11. Affascinante! Pur vivendo a Genova ed essendo genovese di nascita… I’m not a good sailor! 😉 Ma sei molto bravo a fare queste descrizioni, sembra davvero di vedere cio’ che racconti 😉
    Un caro saluto! 🙂

  12. Ah ah! Grazie caro Lupo :). Basta usare il linguaggio appropriato che le cose diventano vere come vero è il carteggio di cui parlo. Sono racconti leggeri che è mi permettono di rimandare nel tempo argomenti più impegnativi che vorrei affrontare. E’ un genere evidentemente efficace in cui manifesto il mio essere vergognosamente romantico. Ora dovrei scrivere cose nuove, perché vedi quanto questo blog sia lento, ma gli impegni mi stanno stancando e come ti dicevo mi frizzano gli occhi dalle quantità di cose che sto leggendo su monitor; ma troverò un equilibrio. Ti abbraccio.

    • Eh, ma ogni cosa ha il suo tempo, e forzarlo sarebbe controproducente. Come vedi anche il mio blog e’ sceso molto come attivita’… al momento ho altre cose piu’ importanti. Verra’ il tempo per essere piu’ presenti… speriamo 🙂

      http://www.wolfghost.com

      • Non tutta la lentezza viene per nuocere Wolfghost. Se tieni questo passo riesco seguirti senza perderne troppi. Speriamo che venga il tempo di essere più presenti perché io sto un po’ esagerando e si prospetta un quadrimestre impegnativo e ne sono lieto. Poi tutto dovrebbe assestarsi, anche se la vita è sempre un casino.

    • E’ buffo pensare che leggerai questa risposta tra un mesetto abbondante Wolf 😀 Ma credo che non sia necessario produrre in continuazione ed io ho più di un motivo che mi ha portato a fermarmi, e tra questi c’è anche un atteggiamento di autocritica e di confronto che non guastano mai. Non è il momento, per fartela breve, ma se tengo il blog aperto e lascio commenti, significa che prima o poi intendo tornare a scrivere.

  13. … esattamente quanto ho scelto di fare anche io, caro Giulio. Ho avuto la sospensione di sospendere il blog per un po’ perchè adesso non riesco a seguirlo, ma poi ho deciso di lasciarlo così e di riuscire almeno a rispondere ai commenti che, ovviamente, a poco a poco si stanno diradando… C’è un tempo per ogni cosa, è tornerà per noi il tempo di prenderci cura del nostro e degli altrui blog 🙂

    http://www.wolfghost.com

  14. Ho scoperto cosa significa ‘buio’ veleggiando di notte. E anche tante altre cose ho scoperto, cose che non si dimenticano più.
    Teniamolo in ordine questo pozzetto, eh 🙂

    • La mia attitudine a non capirti pur amandoti si manifesta anche nella piacevole circostanza della tua visita, apepam: inizialmente ho pensato tu avessi fatto una navigazione notturna e tu desiderassi condividere le emozioni, ma solo per un attimo 🙂 Grazie

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