DM 14012008 C8 Costruzioni esistenti

Le ho visitate e analizzate somministrando loro costose medicine, vediamo allora se riesco a trasmettere un po’ del mio modo di vedere le nostre case osservando la loro vulnerabilità sismica, con la premessa scontata che qualsiasi generalizzazione, tanto più se sintetica, non può che includere eccezioni e un significativo margine di approssimazione. Le costruzioni sono dotate di un proprio sistema immunitario (sistema sismoresistente), spesso caratterizzato da difetti congeniti più o meno gravi: possono soffrire di osteoporosi e/o di problemi alle articolazioni (rotule che escono dalla loro sede). Ad una diagnosi giunge solo il medico attraverso l’acquisizione di un ben definito e complesso Livello di Conoscenza del paziente, in base al quale svolge opportune indagini diagnostiche che perlopiù consistono in un’analisi sismica. Sismica, appunto, perché le costruzioni collassano quando viene il terremoto; nell’ambito delle nostre tradizionali tipologie, non possono esserci altri motivi degni di essere menzionati se conseguono all’imbecillità, poiché, bene o male, crettate o senza sintomi di sofferenza, le strutture trovano quasi sempre verso di sostenere il loro peso e quello dei loro abitanti, arredi compresi. Esula dal discorso, dunque, la montagna di macerie che deriva dalla geniale rimozione di un pilastro ingombrante, o dal taglio dei ferri di armatura per passare i canali del condizionatore, come sono un diverso soggetto altre cause di negligenza e delinquenza portate all’estremo.
L’analisi sismica, giusto per farsi un’idea di uno dei metodi adottati, sia che si tratti di una nuova costruzione o della necessità di intervenire in un fabbricato esistente, consiste nel creare un modello strutturale digitale della costruzione, che contenga tutte le informazioni geometriche e meccaniche degli elementi che la compongono, simulando gli effetti dell’evento sismico attraverso l’applicazione di forze laterali rappresentative di quelle che le masse ai vari impalcati generano sotto l’effetto dell’accelerazione d’inerzia; durante la simulazione, tali forze vengono incrementate registrando il conseguente spostamento orizzontale dell’edificio fin quando il modello non collassa (analisi Pushover in mezza parola). Si confrontano l’accelerazione che ha causato il collasso del modello digitale con quella richiesta dalla normativa, cioè attesa in quel determinato luogo, e se il rapporto Capacita/Domanda è positivo, si dice che il fabbricato è “adeguato”**. E’ evidente che la stragrande maggioranza degli edifici realizzati prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche, raggiunga lo Stato Limite Ultimo di Salvaguardia della Vita* per terremoti d’intensità inferiore a quelli che hanno una determinata probabilità di verificarsi in un dato periodo di tempo, senza essere opportunamente rinforzati. Mi spiego con un esempio reale: è pari al 5% la probabilità che si verifichi un sisma con un periodo di ritorno di 975 anni, che sia d’intensità superiore alla domanda di resistenza, cioè quella che sollecita le strutture di recente progettazione o le vecchie in adeguamento al limite del collasso, le altre, quelle che non soddisfano la domanda, quello Stato Limite Ultimo, sono tutte ammassi di macerie. Dunque, la sicurezza delle nostre costruzioni, essendo questa sempre relativa, è affidata a complessi criteri probabilistici. Eventuali colleghi di passaggio mi perdoneranno alcune semplificazioni estreme, utili a rendermi più comprensibile agli altri.
Così le norme chiedono che ogni volta si proceda ad una ristrutturazione edilizia di una certa consistenza, si debba contestualmente provvedere a rinforzare l’edificio per migliorarne le capacità sismoresistenti; ci si accontenta del “miglioramento” del rapporto Capacità/Domanda tra lo stato precedente all’intervento e quello scaturito dai rinforzi in progetto, in quanto trasformare una struttura esistente perché sia capace di resistere al sisma atteso raramente è attuabile nell’ambito di un’economia sostenibile, se non altro perché la maggioranza dei fabbricati è composta da più unità immobiliari che rendono di fatto impossibile intervenire sulla struttura nella sua interezza come è necessario e, di conseguenza, solo in specifiche circostanze è richiesto l’adeguamento (soprelevazione, incremento dei carichi, aumento di volumetria, trasformazione in un organismo diverso). Un “miglioramento” da contrapporsi a decenni di peggioramenti per ignoranza, in cui le murature portanti degli edifici sono state scavate per inserire canne fumarie al loro interno, per aprire nicchie, porte e finestre, impoverendone gravemente la capacità di resistere al sisma.
Se i fabbricati di recente progettazione e costruzione, realizzati a norma e regola d’arte con criteri antisismici in zone classificate come sismiche, sono dotati di un notevole grado di sicurezza, il problema degli edifici esistenti un po’ datati è immane. Ma quanto recenti?
E’ la Legge 64 del 02/02/1974 che da inizio all’era dell’antisismica in Italia; promuove lo studio e l’emanazione di nuove norme tecniche, nonché inquadra i criteri per la classificazione sismica del territorio. Nei decenni a venire, di terremoto in terremoto che gli scandiscono, il paese si arricchisce di conoscenze e di strumenti normativi che impongono agli operatori del settore l’applicazione di metodi di progettazione ed esecuzione delle opere di nuova edificazione e degli interventi sugli edifici esistenti nelle zone classificate a rischio sismico; consapevole di essere già estremamente noioso ma forse interessante, non mi dilungo nell’enunciare i passi di questo percorso, che hanno caratterizzato il modo di costruire fino all’Ordinanza 3274 del 2003; il grande salto dell’Italia verso l’Europa dovuto, anche questo, all’ennesima tragedia: il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia. Quello strumento normativo, se pur a carattere transitorio e da applicarsi obbligatoriamente soltanto per la progettazione degli edifici strategici (scuole, ospedali…), non lasciava più spazio in futuro al metodo di calcolo obsoleto ed approssimativo su cui molti professionisti si erano adagiati. Una rivoluzione del modo di progettare; il timer era partito; di lì a poco non ci sarebbero state più alternative al metodo Semiprobabilistico agli Stati Limite. Si chiudeva l’era di quello alle Tensioni Ammissibili che sarebbe presto passato alla storia per fare posto a un criterio più moderno, notevolmente più complesso e affidabile, universale perché ormai in vigore in quasi tutti i paesi, nonché strutturato per essere gestito solo dall’elaboratore elettronico. Anche in questo ambito, siamo arrivati quasi ultimi. Nel 2006 si perviene all’attuale classificazione sismica che suddivide il territorio nazionale in quattro zone a diversa pericolosità: zona 1 alta – zona 2 media – zona 3 bassa – zona 4 molto bassa. Ma l’entra in vigore a pieno regime delle normative derivate dall’Ordinanza 3274 del 2003, sfociate nel D.M. 14/01/2008 che regola l’odierno costruire ponendosi all’avanguardia tra le norme europee, tarda. Serve un altro terremoto, ancora macerie e sangue, e la reazione stavolta è stata, forse, impulsiva: dopo cinque anni di covigenza delle vecchie e delle nuove norme in corso di evoluzione, nonché decenni di ritardo rispetto agli standard degli altri paesi, si deve reagire al sisma dell’Aquila anticipando di un anno l’entra in vigore del nuovo strumento normativo, ormai maturo, senza considerare che molti professionisti e sviluppatori di software contavano di disporre di quel tempo sottratto all’ottimizzazione e al collaudo degli strumenti di calcolo. Dunque, venendo alla domanda, la normativa antisismica precedente all’OPCM 3274 del 2003 era in vigore dagli anni ottanta e gli edifici realizzati in zone allora riconosciute a rischio sismico, con coscienza e responsabilità, ottemperanti a quelle norme per quanto fossero lacunose, rudimentali e meno cautelative, erano comunque progettati con criteri antisismici basati sulla resistenza delle strutture in campo elastico, senza attingere delle risorse dissipative in campo plastico.
Tre sono le componenti culturali che contribuiscono a formare i caratteri qualitativi dell’edilizia: normativa, progettuale ed esecutiva. A guardare le immagini delle macerie si direbbe abbiano fatto più danni la cialtroneria e la cultura del risparmio, l’avidità, la trascuratezza e la leggerezza, dei gravi difetti oggettivi delle vecchie prescrizioni che non imponevano di realizzare, per esempio, i pilastri più resistenti delle travi. I falsi prelievi di calcestruzzo – tanto il terremoto viene sempre altrove e nessuno se ne accorge – la Direzione dei Lavori poco presente perché presa sotto costo, e la carenza di responsabilità e sensibilità, credo abbiano partecipato di più ai collassi sotto sisma, delle carenze culturali in materia di antisismica espresse dalle norme di allora. Negligenze che possono aver reso vulnerabili alcuni edifici multipiano in cemento armato realizzati nei decenni scorsi anche in zona sismica, sebbene la tipologia a telaio, quando ben progettato e realizzato anche alla vecchia maniera, offra buone prestazioni ed abbia, comunque, un discreto comportamento dinamico. Andando in dietro fino al trentennio del dopoguerra, le carenze conoscitive e normative si fanno pesanti rendendo impressionanti certi palazzoni di sette piani, realizzati contestualmente alla formazione delle periferie urbane dove il terremoto non deve venire mai, con i pilastri che sembrano all’occhio odierno un po’ snelli e che mancano spesso dei tamponamenti al piano terra. E sono molto difficili da adeguare a costi accessibili.
Pressoché tutta l’edilizia popolare in muratura ordinaria di mattoni o pietrame, che costituisce la tipologia più povera, è in misura diversa vulnerabile, ancor più dalle strutture a telaio in cemento armato che sono almeno dotate di armature ad assorbire le spinte e che per crollare, devono essere progettate o fatte proprio male. Inquietanti sono certi palazzi in muratura a 4 o 6 piani costituiti da pesanti solai laterocementizi sostenuti in mezzeria da esili pareti interne di mattoni pieni ad una testa, evidentemente troppo snelle e prive di vincolo in sommità che ne impedisca la rotazione fuori dal piano. Spesso non sono dotati di cordoli a legare le pareti ai solai e solitamente la copertura è appoggiata alle murature portanti a mezzo di elementi lignei incastrati a forza alla meno meglio o appena chiodati. Possono essere edifici isolati o a schiera a costituire il tessuto urbano d’inizio secolo delle nostre città, perlopiù nei pressi di aree di espansione industriale. Anche questi il terremoto lo subiscono e sono particolarmente difficili da adeguare in quanto abitati da famiglie che non dispongono delle risorse necessarie, e che durante i lavori dovrebbero traslocare e trasferirsi in alloggi temporanei.
Tanti sono i fattori che determinano la vulnerabilità sismica di un edificio che le norme attuali tengono in conto. Il tipo di suolo su cui si imposta che se elastico amplifica le onde sismiche rendendo più intenso il sisma su terreni di sedimentazione piuttosto che negli affioramenti rocciosi. Le prestazioni meccaniche dei materiali di cui è costituito il fabbricato hanno un ruolo evidentemente importante, ma raramente sono la causa principale dei collassi che avvengono più per perdita di stabilità, quando le travi dei solai si sfilano dalle pareti e cessano di legarle a ogni piano alla struttura, lasciandole la libertà di flettersi lungo tutta la loro altezza; per questo i cordoli di perimetrazione dei solai possono fare la differenza e garantire un comportamento dinamico scatolare tenendo le pareti legate ai diaframmi dei solai. Vorrei vedere sulla mia testa travi di ferro del solaio a voltine di mattoni per coltello saldarsi all’ala superiore di un profilato d’acciaio a U che corre nello spigolo tra parete e soffitto, inghisato ogni 50 cm al muro. I soli cordoli possono migliorare significativamente molti edifici in muratura, ad un costo forse sostenibile, con un po’ di disagio e senza dover traslocare. Bisognerebbe fare in modo che tutti gli edifici ne fossero dotati; gli altri interventi di rinforzo sono più complessi e onerosi. Anche le asimmetrie del fabbricato sono un fattore che incide sulla valutazione della vulnerabilità; gli edifici regolari in pianta e in altezza hanno il baricentro delle masse vicino a quello delle rigidezze e non si generano sollecitazioni torcenti che devastano la struttura; dunque, a parità di sistema costruttivo, i fabbricati in muratura regolari e simmetrici sono meno vulnerabili di quelli più articolati ed eterogenei. Un’altra grave carenza strutturale è dovuta alla cattiva qualità delle murature e alle malte invecchiate, alla mancanza di diatoni di collegamento trasversale del tessuto e di collegamento alle murature ortogonali; la regolarità geometrica del concio è molto importante perché la pressione sulla parete non porti all’espulsione del materiale esterno. Naturalmente, una parete costituita da ciottolame rotondo di fiume, e se ne vedono, dispone di risorse assai diverse da quelle di una muratura in pietra sbozzata e ben organizzata, in termini di risposta meccanica.
Oggi gli interventi mirano a legare con leggerezza, riducendo il più possibile le masse visto che nella formula F=M*a, il secondo termine lo decide lo scontro tra le zolle. Si riducono le masse dei solai e si legano lungo il perimetro a tenere le pareti riducendo la loro lunghezza libera d’inflessione a quella d’interpiano, ma intervenire sulle prestazioni meccaniche dei maschi murari è economicamente impegnativo se necessario su vasta scala, e spesso la qualità delle murature segue le regole dell’economia risultando povera nelle costruzioni povere, nell’edilizia popolare, ovviamente.
Caro popolo, abbiamo anche questo problema.
Intanto non è male sapere che “è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del 7 marzo 2012 l’ordinanza n. 4007, che disciplina i contributi per gli interventi di prevenzione del rischio sismico previsti dall’art.11 della legge 77 del 24 giugno 2009, relativamente ai fondi disponibili per l’annualità 2011….”

*Estratto da Wikipedia:
Stati Limite Ultimi (SLU): associati al valore estremo della capacità portante o ad altre forme di cedimento strutturale che possono mettere in pericolo la sicurezza delle persone. Alcuni esempi delle cause che possono condurre agli SLU sono: a) perdita di stabilità di parte o dell’insieme della struttura; b) rottura di sezioni critiche della struttura; c) trasformazione della struttura in un meccanismo; d) instabilità in seguito a deformazione eccessiva; e) deterioramento in seguito a fatica; f) deformazioni di fluage o fessurazioni, che producono un cambiamento di geometria tale da richiedere la sostituzione della struttura. Il superamento di uno stato limite ultimo ha carattere irreversibile e si definisce collasso. Nei confronti delle azioni sismiche gli stati limite ultimi si suddividono in (D.M. 14.01.2008):
 Stato limite di salvaguardia della vita (SLV): a seguito del terremoto, la costruzione subisce rotture e crolli dei componenti non strutturali ed impiantistici e significativi danni dei componenti strutturali cui si associa una perdita significativa di rigidezza nei confronti delle azioni orizzontali; la costruzione conserva invece una parte della resistenza e rigidezza per azioni verticali e un margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni sismiche orizzontali.
 Stato limite di prevenzione del collasso (SLC): a seguito del terremoto la costruzione subisce gravi danni e crolli dei componenti non strutturali ed impiantistici e danni molto gravi dei componenti strutturali; la costruzione conserva ancora un margine di sicurezza per azioni verticali ed un esiguo margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni orizzontali.

** DM 14/04/2008, Cap. 8 – Edifici esistenti, 8.4:
8.4 CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI
Si individuano le seguenti categorie di intervento:
– interventi di adeguamento atti a conseguire i livelli di sicurezza previsti dalle presenti norme;
– interventi di miglioramento atti ad aumentare la sicurezza strutturale esistente, pur senza
necessariamente raggiungere i livelli richiesti dalle presenti norme;
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– riparazioni o interventi locali che interessino elementi isolati, e che comunque comportino un
miglioramento delle condizioni di sicurezza preesistenti.
Gli interventi di adeguamento e miglioramento devono essere sottoposti a collaudo statico.
Per i beni di interesse culturale in zone dichiarate a rischio sismico, ai sensi del comma 4 dell’art. 29
del D. lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, è in ogni caso possibile
limitarsi ad interventi di miglioramento effettuando la relativa valutazione della sicurezza.
8.4.1 INTERVENTO DI ADEGUAMENTO
È fatto obbligo di procedere alla valutazione della sicurezza e, qualora necessario, all’adeguamento
della costruzione, a chiunque intenda:
a) sopraelevare la costruzione;
b) ampliare la costruzione mediante opere strutturalmente connesse alla costruzione;
c) apportare variazioni di classe e/o di destinazione d’uso che comportino incrementi dei carichi
globali in fondazione superiori al 10%; resta comunque fermo l’obbligo di procedere alla
verifica locale delle singole parti e/o elementi della struttura, anche se interessano porzioni
limitate della costruzione;
d) effettuare interventi strutturali volti a trasformare la costruzione mediante un insieme
sistematico di opere che portino ad un organismo edilizio diverso dal precedente.
In ogni caso, il progetto dovrà essere riferito all’intera costruzione e dovrà riportare le verifiche
dell’intera struttura post-intervento, secondo le indicazioni del presente capitolo.
Una variazione dell’altezza dell’edificio, per la realizzazione di cordoli sommitali, sempre che resti
immutato il numero di piani, non è considerata sopraelevazione o ampliamento, ai sensi dei punti a) e
b). In tal caso non è necessario procedere all’adeguamento, salvo che non ricorrano le condizioni di cui
ai precedenti punti c) o d).
8.4.2 INTERVENTO DI MIGLIORAMENTO
Rientrano negli interventi di miglioramento tutti gli interventi che siano comunque finalizzati ad
accrescere la capacità di resistenza delle strutture esistenti alle azioni considerate.
È possibile eseguire interventi di miglioramento nei casi in cui non ricorrano le condizioni specificate
al paragrafo 8.4.1.
Il progetto e la valutazione della sicurezza dovranno essere estesi a tutte le parti della struttura
potenzialmente interessate da modifiche di comportamento, nonché alla struttura nel suo insieme.
8.4.3 RIPARAZIONE O INTERVENTO LOCALE
In generale, gli interventi di questo tipo riguarderanno singole parti e/o elementi della struttura e
interesseranno porzioni limitate della costruzione. Il progetto e la valutazione della sicurezza potranno
essere riferiti alle sole parti e/o elementi interessati e documentare che, rispetto alla configurazione
precedente al danno, al degrado o alla variante, non siano prodotte sostanziali modifiche al
comportamento delle altre parti e della struttura nel suo insieme e che gli interventi comportino un
miglioramento delle condizioni di sicurezza preesistenti.

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36 thoughts on “DM 14012008 C8 Costruzioni esistenti

  1. Saltando la parte tecnica, normative, ecc ecc. grazie per questa sintesi legibilissima, chiara e interessante. Confermi quella che è la mia idea, basata su un vissuto proprio e una conoscenza generale. Sì, credo che non servino le leggi se poi queste hanno possibilità di essere aggirate. E’ cosa comune in questa Italia che non si rende ancora conto quanto sta perdendo ogni giorno che passa, e non è solo per l’azione sismica. Lo dicevano a noi a scuola che la terra è in continuo movimento e lo dicono ancora ai nostri figli. Dov’è dunque la novità, la meraviglia. Me lo sono chiesto vedendo le crepe della mia casa, che sistemo ma ancora qualcosa si ricrea, è normale, sì, ma non è normale vedere che ci sono progetti firmati e approvati, relative a case enormi in cui un solo pilastro centrale regge tutto. Me lo sono chiesto girando per L’Aquila, più volte. Ne ho fatto cosa personale, scusa. Ma abbiamo una sola Terra e una sola Italia, e abbiamo tanti amministratori e professionisti e operai e imprenditori incoscienti.

    • Prego Germogliare. Le crepe di casa tua, verosimilmente, derivano da cedimenti differenziali di fondazione se una volta stuccate tornano a ripresentarsi, a meno che tu non abiti in zone soggette a sciami sismici. Attenzione a lasciare il nostro intuito solo nell’immaginare vulnerabile una certa tipologia, magari composta da un unico pilastro centrale, senza avere più che un’idea su come le cose oscillano naturalmente; è possibile che quella struttura abbia un comportamento dinamico eccellente sotto sisma e che sia pressoché invulnerabile perché le forze non gli entrano dentro, chissà. Potrebbe trattarsi di una struttura a pendolo inverso “nelle quali, almeno il 50% della massa è nel terzo superiore dell’altezza della costruzione, o nelle quali la dissipazione di energia avviene alla base di un unico elemento strutturale.” (7.4.3.1) 😛
      Credo che questa volta sia davvero in corso un cambiamento di tendenza verso l’attenzione alla nostra vulnerabilità ambientale; i nuovi media hanno mostrato e dato voce, l’OPCM 3274 del 2003 ha imposto la cultura, obbligato al progresso, sollecitato il senso di responsabilità.

  2. Aiuto! mi occorre un traduttore. I professionisti che ho invitato per visitare il malato hanno dato diverse cure. Delle belle punture al terreno e altri rimedi, dovrebbero garantirmi un tetto sicuro. Io però tengo gli occhi aperti ;). Grazieeeee!!!!!
    Spero in un cambiamento di tendenza, me lo auguro, spero in “punizioni” esemplari verso chi non lavora in modo corretto, ma c’è tanto di popolo variamente idiota.

    • Le costruzioni in muratura su terreni elastici sono spesso soggette a cedimenti. Di popolo idiota ce n’è tanto e c’è anche chi lavora bene, naturalmente, e mi piace pensare che questi siano ormai la maggioranza. Che la crescita non avvenga più solo di terremoto in terremoto, ma che sia continua, affinché si possa in qualche decennio aver ridotto significativamente le vulnerabilità degli edifici esistenti.

  3. Sufficientemente comprensibile, lo trovo però un po’ ostico, forse inevitabilmente, dato che son totalmente a digiuno della materia e dei suoi termini. Mi domando se per certi passaggi non se ne potevano trovare di diversi. Per esempio: “… senza attingere delle risorse dissipative in campo plastico”. ??

    Come si fa a sapere quanto è sicuro un edificio prima che sia troppo tardi? I pompieri mica escono così…
    Come dici tu, quel che potrebbe essere una garanzia -per esempio una recente data di costruzione- potrebbe nascondere la fregatura di casermoni fatti al risparmio, con più sabbia che cemento, su terreni di cui si è ‘comperata’ l’affidabilità eccetera. E allora? Davvero gli edifici pubblici, come le scuole, son state messe a norma?

    Sai cosa? Potresti corredare quest’articolo con qualche foto; con di campanili crollati o di sezioni di muro che non dicono nulla chi i muri di solito li vede interi; ma magari della ‘tipica palazzina degli anni….anta’, o … che so… Accidenti, dovrei rileggerlo la terza volta… senza il condizionale!
    Lo farò, ma domani, domani.
    Grazie sai? E’ proprio un regalo, questo lavoro.

    • Spesso mi trovo costretto a leggere con wikipedia aperto per comprendere favole di mitologia di cui ho scarsa conoscenza; lo trovo parte del leggere moderno. L’importante è che l’autore fornisca la traccia da seguire per gli approfondimenti e per soddisfare quella parte di noi che ci spinge a voler capire tutto.
      “senza attingere delle risorse dissipative in campo plastico” significa che le precedenti metodologie di progettazione consideravano la struttura come un’entità elastica, senza più risorse di resistenza e stabilità al formarsi della prima frattura; erano considerate già perdenti, perse, nulle di fronte al sisma alla prima frattura. E questo non è vero. Le nuove normative impongono una progettazione a duttilità controllata quando le sollecitazioni generano tensioni nelle sezioni resistenti che le portano a plasticizzarsi, a cedere, a crettarsi, al formarsi di una cerniera plastica. Il progetto deve rispettare le regole della Gerarchia delle Resistenze, per cui la rottura deve avvenire all’estremità delle travi e mai nei pilastri, per tanto quest’ultimi devono essere dotati di una determinata sovraresitenza rispetto alla travi. Il criterio della dissipazione energetica dovuta la cinematismo della struttura che ruota intorno alle cerniere plastiche formatesi all’estremità delle travi, trova impiego in moltissimi settori correlati con la sicurezza; i crash test delle automobili, ne sono un esempio: in caso d’urto il telaio si deforma seguendo la Gerarchia delle Resistenze prevista in sede di progetto. Oggi si progetta il modo in cui le cose con persone dentro debbano rompersi dissipando energia, deformandosi in modo controllato; per fronteggiare il sisma agli Stati Limite Ultimi, si deve attingere alle risorse dissipative della struttura, che deve crettarsi dove è stabilito in sede di progettazione, ruotare nelle nuove cerniere plastiche dissipando l’energia sismica; dunque le nuove strutture sono progettate per rompersi nel modo giusto sotto sisma, senza che si generino premature condizioni di labilità.
      Si chiama un tecnico e gli si chiede una relazione sulla vulnerabilità sismica del fabbricato; questi disporrà qualche prelievo o si accontenterà di prove sclerometriche , farà un’analisi sismica e ti farà sapere l’accelerazione al suolo sostenibile dal tuo fabbricato, secondo il suo modello. Ti farà sapere anche l’accelerazione richiesta per l’adeguamento.
      E’ difficile portare foto come esempi, Lillo. Si possono esprimere concetti ma indicare casi significa fare conclusioni approssimative; non si può così tanto prescindere dalla conoscenza dell’oggetto.

  4. Grazie per il piccolo trattato, Giulio. La mia opinione è che i nostri palazzi, come il mio di 8 piani a Milano, che da un po’ di tempo non fa altro che oscillare, stiano in piedi solo perché nessuno è venuto finora a scrollarli per bene. C’è solo da sperare che le faglie non si muovano troppo, altrimenti dovremmo abbandonare le nostre abitudini costruttive, per adottarne altre di tipo giapponese o californiano. Chi la casa ce l’ha già potrebbe abbatterla e andare a vivere in camper, rinunciare alla cittadinanza italiana e chiedere ospitalità alle comunità rom. Si otterrebbe come risultato la fine del razzismo e non si pagherebbe piiù neanche l’IMU.

    • Grazie per la gradita visita, Guido. Ho apprezzato la tua risoluzione integrale 🙂 l’importante è non affezionarsi troppo agli oggetti e non morirci sotto; abbiamo uno strumento normativo all’avanguardia. Il problema del nuovo, davvero, dovrebbe essere risolto. Intanto il tuo palazzo oscilla tranquillo in campo elastico e la mia casa non ha i cordoli.

    • Io davvero non posso valutare una normativa, ma ai miei piccoli occhi di professionuccio in dismissione, il DM 14/01/2008 sembra un capolavoro; è come se la mente umana avesse fatto ogni sforzo per affidare ai suoi elaboratori elettronici tutta la scienza e la statistica che ci ha dato sapere.

  5. Complimenti Giulio. Ho un po’ saltarellato nel tuo ampio blog, cercando il settore cucina che non ho trovato, e ne ho tratto l’impressione di un ologramma: estremamente ampio, diversificatissimo ma…compatto, tanto legato che mettere a fuoco un dettaglio ne fa continuamente emergere altri.
    Mentirei se dicessi che ho compreso tutti i passaggi tecnici e scientifici di questo che è un vero e proprio trattato, piccolo, come lo erano le corazzate tascabili. Ne ho colto gli aspetti fondamentali: i cordoli che legano i vari settori e … l’egoismo. Quello di chi abbatte un pilastro per allargare il salone o taglia i ferri per far passare la canna del caminetto ( anche a me è capitato: abbiamo rotto la pignatta ma il tubo poggia sopra e sotto i ferri che stanno li, tutti interi ed affumicati che la ruggine non ci attacca). L’egoismo di chi gratifica le sue voglie del momento e … degli altri chissenefrega, del genere umano tutto. Senza riflettere che anche lui fa parte del genere umano. Ed a dimostrazione della mia tesi, secondo la quale l’egoismo, padre della furbizia, è la quintessenza della stupidità, poi la casa gli cade in testa… non solo a lui, purtroppo. Le tue spiegazioni scientifiche mi hanno illuminato: per sopravvivere l’uomo sarà costretto ad evolvere: da noi, sino a pochi anni fà, per scongiurare le grandinate si suonavano a stormo le campane delle chiese, in Giappone, oggi, un terremoto di pari grado a quello dell’Emilia, comporta come max. disagio, il fermo di 15′ della metropolitana, per effettuare i controlli di sicurezza.
    In fondo costruire in maniera più corretta ed efficiente, rappresenta solo una riduzione dell’egoismo a favore dell’interesse comune, nostro compreso. L’egoismo porta ad optare soluzioni diverse, vedi pilastri di sabbia all’Aquila, che ci guadagno di più e non rischio nulla che, col gioco dei subappalti a cascata, dall’Impresit ci si perde in hic sunt leones, o vedi ricostruzione che, sempre all’Aquila, se le mie informazioni sono esatte, sarebbe stata autorizzata in deroga alle norme antisismiche… che sennò costa troppo.
    Mi fermo, prima di allargarmi troppo, … mi dovessi ritrovare in cucina.
    Complimenti davvero.

    • Grazie degli apprezzamenti, Giuseppe, e benvenuto. Come vedi anch’io sono costretto a tardare nelle risposte perché in questi giorni si sono addensate un po’ di cose; cominciamo da qui.
      Anche l’Italia dispone di normative all’avanguardia dal 2009. Siamo arrivati in ritardo e il problema è il vecchio. L’Italia costruita è quella che è: l’antisismica degli edifici precedenti agli anni ’80 era affidata alla qualità dello loro esecuzione dal punto di vista tecnologico che dipendeva in larga misura dalle risorse economiche, dalle destinazione sociale del manufatto. Così una villa del ‘500 risulta solida perché simmetrica e costituita da una muratura di conci di pietra squadrata di ampio spessore, con discrete prestazioni meccaniche, mentre le pertinenze rurali e gli edifici popolari venivano realizzati con materiale povero e di scadenti prestazioni. Tuttavia mi è capitato d’intervenire in villini borghesi costruiti a cavallo dei due secoli, costituenti un modello tipologico ricorrente negli interventi di completamento del tessuto edilizio di allora: fronte strada neorinascimentale, cubici, simmetrici, copertura di legno che regge l’anima coi denti, assenza di cordoli, solai in voltine e putrelle, camere al piano primo, zona giorno al piano terra. Scala centrale. Peccato che le pareti siano talvolta costituite da pesantissimi blocchi squadrati di fango e cemento tenuti insieme da fili di paglia. Un mattozzo di fango indurito dal cemento. Negli anni ’70 entrano in vigore le normative strutturali antisismiche , ma la consapevolezza dell’ampiezza del problema della vulnerabilità sismica degli edifici già in essere tarda a venire, e siccome a guardarlo bene risulta troppo grande, si è trascurato con fatalismo fanfarone. “E che te stai a pensa’ ar terremoto? Che porti, sfiga?” toccandosi le palle. Direi che il problema sismico in Italia sia stato trattato come quello del surriscaldamento globale, tardi; sono stati decenni di ottimismo su tutti i fronti. Si pensava che avremmo avuto, che avremmo raggiunto in qualche maniera i nostri traguardi e si sognava un mondo finalmente senza guerre, almeno per noi, e forse anche senza i terremoti. Che culo avremmo avuto! E invece, chi prima chi dopo, ci siamo svegliati e ci stiamo ancora strofinando gli occhi davanti al baratro dei nostri errori che ci viene in contro alla velocità dell’alba di domani: quel mito della sicurezza era nel sogno, il cyberspazio è nel mondo vero.

  6. Le leggi, i regolamenti, le direttive ecc, non mancano così come è avanzata la conoscenza sui criteri tecnici da adottare per avere costruzioni sicure ma più ancora abbondano i “furbetti”. Quelli che tagliano un pilastro o scavano nicchie, certo, ma più ancora quelli che risparmiano nei materiali per aumentare il loro guadagno.

    • E’ molto diversa la realtà settentrionale da quella del sud. In Toscana la sismica è un argomento serio, ecco. Io una trave che si sfila non la progetterei a prescindere dall’imposizione normativa. Voglio sperare che non siano solo i terremoti, che non possono prevedersi, a ricordarci che esiste il problema persiste. Siamo la società dell’egoismo, del presente, di quello che dura quanto la nostra vita.

  7. In Emilia infatti i crolli più disastrosi sono stati quelli dei capannoni di recente costruzione, cappannoni che – a mente fredda – uno avrebbe individuato come aree di sicurezza per ripararsi!

    • Sono capannoni verosimilmente progettati prima dell’entrata in vigore a regime obbligatorio del DM in oggetto (2009). Si potevano fare appoggiando le travi di copertura ad opportune mensole del pilastro in c.a. Oggi non si possono considerare vincoli efficaci quelli affidati all’attrito. Occorre che le estremità delle travi siano ben fissate ai pilastri. Sai, Happysummer, a Firenze si dice che tanto qui il terremoto non viene perché non si ha memoria di eventi importanti ma sappiamo di essere in zona a media sismicità da decenni, e da tempo si presta attenzione al costruire antisismico; l’Emilia, forse, ha una storia diversa.

    • Poi entra in gioco, come dici, la fiducia. Come quando ti affidi al pilota prendendo un aereo. Al chirurgo durante l’anestesia. In effetti anch’io mi aspetto che una costruzione recente sia antisismica.

    • Non demonizzerei il vecchio che ha tanto fascino e valore, basta considerare l’opportunità di ridurre la vulnerabilità, essere consapevoli, che poi è questo che fa la differenza. Vivere avendo saputo. Puoi sempre pensare a un restyling con un occhio di riguardo, a San Giuliano di Puglia, all’Acquila, all’Emilia, e fare il tuo punto.

  8. Quelli, Giulio, non erano semplici errori, ma inganni cui, anche alle vittime faceva comodo credere, perché non erano consapevoli che erano a loro danno. In effetti anche le costruzioni in muratura, che non utilizzano un materiale così resistente e flessibile come il cemento armato, hanno resistenze elevate se costruite bene, Gaudì docet,ma anche nell’antichità, quando si costruiva legando fortemente le diverse strutture. Il Colosseo crollà parzialmente durante un terremoto molto intenso intorno al 480, se non ricordo male. Altro terremoto molto intenso interessò la città eterna quando Petrarca stava per recarvicisi a farsi incoronare poeta: 1300 circa, lì non crollò, ma stavano per arrivare i Barberini. Ma noi siamo convinti che la città dei papi sia al riparo. Se non mantiene la memoria l’uomo non avrà futuro; ed oggi l’egoismo gratificante sempre e solo il qui ed ora, ci induce a non ricordare la sera cosa abbiamo fatto il giorno, figuriamoci una memoria di portata secolare! Poi i materiali usati nell’antichità erano capaci di restare inalterati nei millenni ( credo da non esperto). Ricordo delle malte idrauliche posizionate in mare ( porto di Civitavecchia) che avevano resistito ai bombardamenti molto meglio dei calcestruzzi moderni, che poi, ma ripeto: sono un incompetente – e spero tu vorrai correggermi indicandomi il vero- perdono le loro caratteristiche dopo poco più di un secolo. Ricordo di aver sentito un professore di Napoli Aldo Loris Rossi, parlare di rottamazione degli edifici di qualità pessima costruiti nell’immediato dopoguerra. Ma di cosa parliamo se in questi giorni, i nostri governanti stanno pensando di approvare una sanatoria per gli edifici abusivi costruiti nel cratere del Vesuvio, vulcano attivo. Ci abitano circa 800.000 “furbi” abituati, dalla pratica superstiziosa molto devozionata e non solo da quelle parti, a tutelarsi con potenti scongiuri, come i gri-gri, gli amuleti con cui i marabù tutelano da ogni male le loro fiduciose vittime. Non so se poi l’Impresit, che si era aggiudicata l’appalto, abbia realizzato l’ospedale progettato nella zona rossa. E dire che da più di 30 anni ci sono degli stravaganti che si sgolano per denunciare la follia del rischio che si sta correndo, che si battono contro il consumo scriteriato del suolo, la mancanza del rispetto delle leggi, anche quando esistono e sono – eccezione che conferma la regola – fatte bene. Li considerano, nella migliore delle ipotesi, jettatori…. e fessi.

    • Le mappe di pericolosità sismica derivano dagli studi dell’INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia; non so perché Roma sia in zona 3 a bassa sismicità. Sul resto; domani ho una giornata intensa, Giuseppe.

  9. Ciao a tutti!
    Non a proposito di terremoto, ma a proposito di vulcani: Un abitante dell’Etna, mi raccontava che quando si sentiva il rombo del vulcano iniziava la compravendita frenetica delle case sulle pendici (intendeva LE PROPRIE case!!), quelle che presumibilmente si trovavano sul percorso della lava. Con poche lire potevi comprane una apparentemente condannata che invece veniva risparmiata, oppure farti due soldi vendendone un’altra che sarebbe bruciata dopo poco. O viceversa.
    Ma questo prima del parco.

  10. D’altronde uno che deve fare? Se la gioca; io compro la casa in iper svendita per le evidenti condizioni di rischio, se poi mi va bene e la lava passa di costà, sulla tua, invece che di qua sulla mia, ho fatto un affarone. Ho capito bene?

  11. Mi chiedo se non sia meglio costruirsi un bunker. Sarò esagerato, ma acclarata la sismicità del nostro suolo potrebbe essere una soluzione e sarebbe pure un buon detererrente contro i furti.

    Ho letto il post e pur non essendo uno del ramo l’ho trovato esaustivo e mi fa ripesare alla mia di casetta.
    Sarà passibile di sopravvivere oppure no? La mia, dovrebbe essere una terra di 4° livello, quindi a rischio basso, ma … l’ala dell’incertezza di tanto in tanto si agita. Pigra, ma si agita.

    • No, Capehorn! Il bunker sarebbe brutto e diseconomico, e direi non essere nemmeno consentito; ci sono tre diverse strategie per fronteggiare il sisma. La prima, quella che è venuta a mente a te che non sei del ramo, consiste nel fare affidamento sulla resistenza delle strutture in campo elastico, rinforzarle: ah! Sei un terremoto duro? Io lo sono più di te! E’ la strada primitiva, senz’altro efficace ma pesantemente diseconomica e rudimentale. Il calcestruzzo e l’acciaio costano molto, dunque siamo andati felicemente oltre verso il secondo approccio che consiste nel fare della struttura allo Stato Limite Ultimo (al verificarsi di terremoti intensi) un meccanismo che dissipa energia rompendosi in modo programmato in sede di progettazione, nel rispetto dei criteri di Gerarchia delle Resistenze perché la struttura non perda stabilità; le cerniere plastiche devono formarsi alle estremità delle travi, perché ciò avvenga. Passato il terremoto l’edificio è tutto crettato nei punti giusti, ma è ancora in piedi (vedi note: stato Limite Salvaguardia della Vita). L’ultimo approccio consiste nell’impedire all’energia sismica di coinvolgere le strutture del fabbricato, isolandole dal terreno con apposite molle che la dissipano e filtrano le alte frequenze dannose alla struttura, abbassandole e facendola oscillare dolcemente, senza forti accelerazioni. Il Decreto in oggetto consente di adottare il secondo e il terzo approccio; non il primo che era invece largamente impiegato prima dell’avvento (nel caso specifico è appropriato) dell’ OPCM 32747/2003. (qualcuno vorrebbe dirmi: Giulio, ci stiamo suicidando.)
      Faccio il possibile per essere chiaro senza rinunciare troppo alle corrette espressioni, nei limiti delle mie modeste risorse cerco di farmi capire a chi è interessato. Forse hai colto il senso: interessare, perché ormai un’analisi simica della nostra casa stia ai nostri interessi come una risonanza magnetica all’addome. Porsi domande, e forse chiedere a un tecnico risposte. Essere consapevoli anche di questo. Fare il nostro punto sismico.
      La zona 4 è a bassa sismicità. Per te dovrebbe essere un problema relativo; il DM 14012008, comunque, impone anche in zona 4 l’adozione di dettagli costruttivi antisismici (vado a memoria, domani verifico, ma è pressoché certo).
      Mi ha fatto piacere la tua visita.

      • Il bunker era un’esagerazione trasgressiva, lo ammetto. Certo che la soluzione della molle é la migliore. penso che con quella di cretature ce ne siano poche in ogni caso e personalmente la sto considerando, nel caso in cui mi dovessi trasferire in una terra ballerina e dovessi costruirmi una casetta.
        Qualche euo speso in più, ma lascerei una migliore eredità.

      • So che il bunker voleva essere un esempio esagerato, ma credo di aver compreso cosa intendessi. La tecnica delle crettature (analisi sismica in campo plastico agli Stati Limite Ultimi) è di fatto il metodo più usato, considerato la norma dalle vigenti normative che al tempo stesso promuovono l’adozione delle più recenti tecniche basate sull’isolamento con appositi isolatori sismici posti tra terreno e struttura (base isolation).

  12. Sarà una coincidenza della vita comunicarvi proprio proprio sotto questo mio ultimo post, che la mia disponibilità a compilare le schede agibilità in Emilia è stata accolta. Starò via un po’, non tanto, non credo ci sarà accesso a Internet e nemmeno il tempo, ma al ritorno passerò a salutarvi.

  13. Accidenti! Ma sei espertissimo in questo campo! Che trattazione! 😮 Mi sono fatto una cultura sull’argomento! 😉 E’ molto interessante tutto l’articolo, anche se inevitabilmente si finisce per porre più attenzione alla parte che parla dei possibili “rimedi” per migliorare le strutture esistenti. Certo… ci voglio dei gran soldi che oggi, grazie all’incuria e all’imperizia dei nostri governanti, non abbiamo…

    http://www.wolfghost.com

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