Rapporto segnale/disturbo

Intorno a me l’aria oscilla perché è trascinata in un vortice dalla ventola del computer e per l’udito è un soffio. I cani sono solo un ronzio sulla soglia dell’udibile. Approssimandolo chiamo il leggero rumore di fondo di cui soffre la traccia audio della mia vita, silenzio. Su una tavola di silenzio si alternano isole acustiche emergenti dal piano dell’inudibile di schizzi d’acqua spinti da gomme in corsa che ricadono sulla strada. Il passare delle auto fuori produce un suono di un’intensità che ricorda una gaussiana, tra il venire e l’andare, che cerco di percepirne l’effetto Doppler, anche se, forse, non sono abbastanza intonato. Ogni tanto il carlino fa qualche ronfo un po’ più ingombrante. Per lo yorky aprire una finestra con vista sul nostro territorio e stendere i panni è un’invasione, allorché chiasseggia, ma i miei vicini a tratti un po’ caciari stroncati dalle ferie dormono a persiane chiuse. Sono qui. Ogni decollo stringe nodi a corde di aria compressa e la tempesta di suono in tre secondi è ai vetri attraversati abbattendosi e arriva, come di un temporale distante, un lungo tuono. Se il vento viene da est.
Voglio scuotere l’aria e allagare il disturbo di fondo con il segnale di una cascata di note che con rigore metrico sgorghi nel tempo come sappiamo fare, più prossima a un improbabile Dio vero di qualsiasi altra credenza e superstizione ominidi, e riprodurre nel nostro territorio le stesse vibrazioni di un concerto a tre coni di cartone inglese ondulanti insieme a un magnete elettrostimolato Mordaunt Short. Estendo il volume della sfera di archi strusciati alle corde, udibili e distinguibili, verso il fuori. Non sono dove il suono è l’energia residua di una macchina che scoppia l’aria in una canna per dare a una piccola massa la velocità del tuono e la follia cinetica per trapassare un corpo, sul piano dell’ineludibile inudibile. Il concerto è passato nell’aria qualche minuto fa e filtra la telecronaca di una partita da una vetrata accostata e ribolle flebile d’inudibili accenti che non distinguo, mentre la nuvola interposta tra qui e il sole si scosta e le pareti da un lato s’imbevono d’arancio tinteggiato colando da un pozzo di luce che una volta al vetro è sbronzo, dall’altro la luce entra diretta e fredda come i colori che anticipa e le pareti si accendono da un’estremità all’altra di un gradiente che va dall’arancio al ghiaccio.
Se arresto il sistema e chiudo gli occhi non restano cime di suono a tenermi ormeggiato al presente e tra un decollo e l’altro precipito in camere del passato. E mi sveglio. Con gli occhi chiusi nei letti alla deriva in una storia ascoltandone il fruscio. Come fosse ora. Ci sto il tempo di un tuffo nel gelo e riemergo a cercare tracce di terra dove addentrarsi è ancora pericolosamente possibile. Che il presente sia spiaggia o scogliera. I fiumi in fondo agli orridi affollati di assenza che crettano inabitati altipiani e sorgono alla stessa quota della foce che alla sorgente immette, si possono ancora spericolatamente risalire. Se si distinguono e si suonano gli eroi, forse. Anche se è scogliera.

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34 thoughts on “Rapporto segnale/disturbo

  1. E’ in un buon ricominciare questo settembre. Bello ciò che ci porti, è metafora della vita che nonostante gli ostacoli deve proseguire il suo corso. Così ciò che potevamo recepire come fastidio, in una visione altra arriva ad essere esempio di piacevolezza. (a me le scogliere piacciono di più delle distese di sabbia)

    • Alle conclusioni sei costretto a crederci; è l’illusione che muove il mondo, quella di potercela fare a diventare più ricco e avere soddisfazioni personali, a stare meglio anche se nasci male. Sono in tanti che adesso affrontano questa delusione e molti sono nati anche benino, che pensavano di fare di più, di essere meno vulnerabili, io compreso. Se nasci male l’orrido ha pareti troppo alte e lisce da scalare e spesso sei solo, senza attrezzatura, con uno zaino di pietre sulle spalle; il sistema è tale da favorire la salita delle minoranze agiate, attrezzate, e comprimere sul fondo chi non ha. Se vai fuori fido bancario il tasso d’interesse ti trascina giù, ed è così su tutti i fronti, mille zavorre che si aggiungono. Non puoi cogliere occasioni ed accedere alle opportunità che quasi sempre costano, poi arriva giustamente Equitalia, che in nome del popolo dei contribuenti italiani, se sei nato male e hai solo quella, ti prende la casa, distrugge la tua famiglia e ti lascia per strada per pareggiare i conti con lo stato. In realtà risalire quando sei per strada, è davvero arduo.
      Talvolta qualcuno cade dall’altipiano e se era nato male, resta giù pure lui. Ma non volevo parlare di questo, che tanto si sa. Casomai del fatto che il sistema fa apparire più facile la risalita, sempre che tu sia capace e tutti pensano di esserlo, di quello che in realtà è. Mi domando se non dovrebbe essere il contrario, se il tasso d’interesse non dovrebbe diminuire all’aumentare della passività fino ad annullarsi. Mi rendo conto che finanziariamente sarebbe impossibile, un contro senso paradossale della matematica finanziaria, ma così siamo di fronte ad una pesante contraddizione dei valori che dichiariamo. La società che si mangia un proprio componente è cannibalismo economico. L’unica strada è tramite se stessi consolidando ed estendendo il proprio mondo interiore. Così, forse, se le capacità ci sono e sei nelle condizioni di cogliere la fortuna, che quando sei in fondo bacia poco, puoi pensare che farcela non sia soltanto un’illusione. Io sto sempre bene, Germogliare, sopra, dentro, e intorno al mare.

    • Non mi sembra di essere complicato caro Wolfghost 🙂 Magari chiedo una lettura attenta, lenta se necessario, ma sono 30 righe. Che poi non valga il tempo che chiedo, questo è un altro discorso e non posso essere io ad entrare nel merito. Sul rigore, sì. Cerco di fare in modo che tutto ciò che serve a comprendere il testo sia scritto e niente sia gratuito o ridondante, e di essere in condizioni di poter spiegare parole, metafore, contenuto.

      • “Complicato” non vuol dire che non valga la fatica leggerla, significa piuttosto una scrittura “ricercata”, non scontata, non banale. L’accezione non era assolutamente negativa 🙂

  2. Ho letto con calma e con la dovuta attenzione e mi sono persa piacevolmente in un narrare di metafore che sfiorano a tratti quasi un certo tipo di poesia. Hai ragione, si deve leggere con la dovuta attenzione quello che scrivi e la chiusura positivista mi piace….la forza e l’energia di andare avanti e trovare il modo per affondare nuove radici magari sulle scogliere di sempre, ….e allora lo si cerca lo scoglio , oggi per resistere e poi chissa’ magari lo lasceremo per risalire i fiumi di cui parli….Intanto a me sembra di che si stia vivendo , molti, in una condizione di apnea prolungata , in cui si stanno esaurendo le scorte proprie di ossigeno e i piu’ fortunati sono coloro che , come nelle vere immersioni, sanno che possono contare su un compagno che veglia sul nostro operato e che ci avverte quando siamo in pericolo….
    D’altro canto l’attenzione richiesta ad ogni scelta compiuta e non , indotta da una situazione di pericolo, mi par buona cosa…sempre ammesso che si possa ancora scegliere, ma io sono convinta che si possa sempre scegliere almeno tra due vie ….certo i sogni diventano illusioni, ma forse ci abitueremo a farne di piu’ piccoli…e forse anche questo e’ solo un mio sogno…troppo grande!
    Non mi aspetto che il sistema che ha prodotto tutto questo cambi direzione consapevolmente, ma io, tu, e ognuno di noi, finche’ ce la si fa , si rema contro, anche solo per rimanere dove si e’.

    • Egle, chi vive in condizioni agiate o di sostanziale equilibrio, se pur con le difficoltà che tutti affermano di avere e certo avranno, non può immaginare la catena di conseguenze poliformi che l’assenza del binomio denaro-relazioni sociali (che costano), comporta. Si sa, ma sfugge tuttavia che queste due componenti stanno tra loro come la massa e l’energia; sono due diversi stati della stessa sostanza e si trasformano l’una nell’altra. L’assenza di una delle due, equivale alla mancanza di entrambe. Ragiona un po’ da regina stordita – non tutti, naturalmente, ma questa è una precisazione che può omettersi quasi sempre – chi è in equilibrio pensa che se non saranno più briosce, sarà pane che riempie lo stesso e non è male, se non sarà più Saint Martin, sarà Follonica o le spiagge della Solvay, comunque bianche, se non sushi fusion, pizzeria pataccona o un MAC Royal Deluxe. Generalmente, pietosamente sorridendoti, portano a modello lo spessore dei bambini del terzo mondo sempre felici di nulla; per forza, poveracci: di questo pianeta dell’ingiustizia non hanno visto altro che la strada campo-capanna, e soprattutto le donne, comunque, con l’invecchiare diventano tristi. Tornando qui, tutti calpestano e screditano, dai parenti più cari che compatiscono e fingono di aiutare, al fornitore più insignificante cui non servi. Non accedi alla Giustizia già difficilmente fruibile e spesso non tale, ma soprattutto non hai più accesso alle opportunità di conoscenza e le continue difficoltà e micro-macro umiliazioni che si susseguono incalzanti, nei casi più drammatici, portano alla perdita della famiglia che assume spesso e coordinatamente un comportamento omicida, del compagno. Qualcuno si ammala o s’ammazza, altri finiscono come piante nel giardino di in manicomio, come tu raccontasti. D’altronde il sistema considera le crisi economiche come temporanee e spesso non lo sono per il soggetto in passività, proprio perché il tasso d’interesse, che prendo a rappresentare tutti i fattori anche di natura non economica, ti affonda per sempre e non c’è nulla da fare. Il denaro non può che costare, ovviamente.
      Ho letto diverse storie al riguardo e risulta davvero irto venirne fuori, specie di questi tempi. Lavoro. Le agenzie interinali sono perlopiù un abbaglio in un sistema dove l’impiego si trova quasi esclusivamente per conoscenze, nell’ambito di un potenziale scambio di favori perché ci si muove per interesse personale e si confinano gli scambi nella propria cerchia. E quando la mancanza di risorse economiche si protrae nel tempo, la persona si trova compressa in un mondo che non sente suo e le uniche scelte che restano riguardano se stessi e il proprio approccio con la realtà. Anche qui, che il binomio è ridotto a monomio, valgono le stesse regole trattandosi sempre di questo mondo: chi non conosce autori di eccezionale talento e originalità espressiva con il blog pressoché deserto, verosimilmente per mera scelta, a dimostrazione che se non relazioni, non interessi?
      Non può darsi la colpa soltanto all’economia infame e al porco mondo del lavoro che, così strutturati, manifestano naturali fasi alterne di crescita e depressione, ma anche alla mediocrità delle persone che spesso girano intorno a noi, sconfortante da constatare. Ho voluto dare una conclusione positivista, perché è pur vero che qualcuno che naviga in brutte acque riesce ad atterrare sebbene non sia facile – come chi ha, con leggerezza sostiene – non tanto emergere che chissenefrega, ma non naufragare e godersi la vita, se riesce a costruirsi una solida autonomia interiore, una maggiore impenetrabilità agli agenti esterni. Un suo mondo in cui il prossimo e naturalmente se stesso, sono visti come sono.

      • Giulio, tu sai che la parola “crisi” deriva dal greco e significa “scelta”?
        E ti sembra mai possibile che non riusciamo neanche ad immaginare , che sia possibile creare un sistema di relazioni che sono dissociate dalla parola denaro? Ne conosco due di realtà che funzionano in cui lo scambio è dato in termini di valore “umani” : il volontariato e la rete.
        Il volontariato perché si esprime a pieno in un campo in cui la logica del denaro come conquista sociale non vince , anzi dove proprio fallisce si insinua a pieno titolo, diventando da una parte il pilastro su cui si appoggiano realtà governate solo da esso e la rete che chiama tutti ormai a partecipare almeno a livello di giudizio e conoscenza alla cosa pubblica.
        Di certo non si vive di ciò, ma come ben hai visto neanche di rapporti e di un tipo di vita mirata solo ad arricchirsi sempre più…
        Certo il contesto non aiuta, le certezze sono tramontate come stanno tramontando i nostri risparmi e proprio per questo è importante mantenere la testa a posto , agire da adulti.
        Siamo stati abituati per troppi anni a non scegliere, o meglio a scegliere potendo permetterci il lusso di ascoltare le sole nostre attitudini verso cio’ che ci piace fare, tanto che adesso se ne parla come di un diritto acquisito che tutti reclamano.
        Quando dico che si puo’ scegliere sempre, lo credo davvero, penso solo che si dovrà cambiare la percezione di se stessi, avuta fin’ora, come unico modello da gratificare, si dovrà iniziare a scegliere verso direzioni che considerano una vera condivisione , prima di tutto , dei problemi economici e sociali, di giustizia, che ormai investono non tutti, ma tanti. E se ci sarà un cambiamento lo faranno questi “tanti”.
        Ora siamo nella fase della paura che blocca ogni tipo di azione e sfocia in rabbia e violenza…siamo incazzati perché ci stanno togliendo quello che avevamo, e che pensavamo di aver diritto ad avere…ma di solito dopo la paura che immobilizza, inizia a formarsi una volontà che deriva dal coraggio di rimettersi in gioco.
        Da quanto tempo le persone sono state abituate a non provare più paura? E quindi a non cercare dentro di loro, le motivazioni e i principi che muovono le loro azioni? La paura sviluppa attenzione, puo’ risolversi in un immobilismo ma anche no. Siamo ad un bel bivio, Giulio. E le scelte che faremo, in questo senso, determineranno il nostro futuro, oggi più che mai, scelte da fare individualmente, e che sfoceranno forse in qualcosa di riconoscibile da molti e quindi diventeranno una forza collettiva.
        Siamo diventati miopi nei confronti del termine rischio. Io lo vedo tutti i giorni, con i miei clienti…
        Anche quelli che potrebbero investire in una qualche nuova impresa o progetto non lo fanno..è un cane che si morde la coda….e lo stesso di avverte nel campo del lavoro.
        L’assenza pressoché totale di preoccupazione, in cui molti sono cresciuti, porta a dei comportamenti organizzativi opportunistici che vanno oltre ogni ragionevole buon senso. E questo te lo dico per esperienza diretta, osservando una piccola impresa. Si è arrivati ad avere una percezione dei propri diritti prioritaria rispetto a qualsiasi responsabilità collettiva e questo è successo in entrambi i sensi..da parte dei datori di lavoro e da parte dei lavoratori dipendenti…non c’è più quel senso di “fare insieme qualcosa”…da parte mia avverto una mancanza di gestione del personale degna di questo nome, ciascuno è lasciato a se stesso e di conseguenza, sviluppa una visione del mondo autoreferente…non ti sembra un modello riscontrabile ovunque?
        In questa situazione non si crea “valore”, lo si distrugge.
        Finche’ non riusceremo a superare questa paura immobilizzante credo ci sarà sempre qualcuno più forte che la userà per sottometterci, per farci urlare uno contro gli altri,…ci distruggeremo con i nostri fantasmi…Ora siamo ad un punto di stallo economico, sociale , etico e morale ed io spero che solo per spirito di sopravvivenza ogni persona, con le sue scelte, svilupperà tutta la sua immaginazione e forza per uscire da questa situazione. E questo non avverrà senza perdite, senza dolore e senza sofferenza…e non mi ricordo più chi me lo disse più di vent’anni fa , ma aveva ragione: ogni grande impresa sa che deve affrontare una perdita per raggiungere un profitto soddisfacente per molti.
        Fin’ora tutti avevano l’obiettivo che nulla cambiasse, In questi ultimissimi anni si è andati avanti per inerzia, sperando che le cose sarebbero cambiate e tornate come prima , perché si sa l’uomo non ama cambiare se stesso. Ora la crisi ha eroso tutto, certezze, sicurezze, risparmi, non esiste più credito e il punto del non ritorno è stato superato da un po’,,,altre che risalita…serve un profondo cambiamento.nel modo di pensare e di agire e la prima cosa da capire è che dovremmo smettere di pensare a quello che abbiamo fatto e che abbiamo avuto, ma a quello che potremmo avere..

      • “L’assenza pressoché totale di preoccupazione, in cui molti sono cresciuti, porta a dei comportamenti organizzativi opportunistici che vanno oltre ogni ragionevole buon senso. ” E’ l’assenza di cui parlo, a presto.

      • L’ho saputo leggendo di questa profonda scelta, ma non so il greco. E nemmeno il latino. Mi suoni un altro violino che strimpello anch’io qua e là per il blog, perché ho sempre sostenuto che sarà la rete ad accelerare esponenzialmente il processo di evoluzione coinvolgendo tutti, in quanto strutturalmente incompatibile con la volontà di potenti minoranze interessate a non perdere potenza promuovendo un cambiamento, ormai tessuta intorno a tutto il globo. I brutti, ad uno ad uno, li tira fuori e gli scaraventa alla storia con le loro responsabilità senza battere ciglio; peccato per la Giustizia. Minoranze che hanno dettato il modello senza che fossero facilmente visibili alternative. Sono pazza di Assange, dice la mia parte femminile, che rappresenta l’apice di questo conflitto e un po’ l’emblema, anche del coraggio, perché è inconcepibile correre un rischio, fare viaggi pericolosi ma anche solo il tragitto casa-lavoro in auto che non abbiano l’airbag. E chi s’arrischia? Bene disinfettare l’acqua, coprirsi senza lasciare angoli di pelle esposti, con ogni sorta di assicurazione. Ecco la sicurezza. Preoccuparsi dei propri figli e del proprio conto corrente senza domandarsi se sia questa la strada per venirne fuori, senza che gli spari che ci giungono da lontano ci avvertano che anche l’assenza di pericolo è un’illusione e che non è condizione possibile di questa natura. Ogni categoria pensa a se stessa e manca un concerto di obiettivi perché gli altri sono assenti, mentre i media propongono un modello di amore che è utile solo a riprodursi. Non c’è un uomo grande, un San Francesco; senza arrivare a cotanto esempio, qualcuno che faccia cose coerenti con quello che dice e non sia relegato al margine. D’altronde siamo presi dalle carte, dai regolamenti da leggersi bene se no ti fregano, dagli adempimenti necessari alla sopravvivenza che di tempo per pensare vorrebbero lasciarne poco e ci riescono, stancano, impegnano, distolgono e fanno frullare le eliche fuori d’acqua a vuoto. Se non fosse che il progresso tecnologico ha preso il verso della comunicazione, davvero, non avrei speranza, eppure, alla rapidità di questo non può che seguire un altrettanto rapido progresso sociale, perché anche progresso tecnologico e democrazia si convertono l’uno nell’altra. Non riesco a provare paura, qui, francamente ci vuole bel altro e son sempre a battagliare a suon di carte, se escludo il timore di trovarmi a non avere più il tempo di leggere perché quelle carte chiedono sempre di più. Che a forza di frullare l’elica in aria finisca il carburante, ma forse somiglia più a un controllabile senso di claustrofobia paralizzante. Casomai sconforto nel riscontrare che si è soli e invece di aiutarci, di crearci condizioni di benessere reciproco, ci ostacoliamo e non è un lamento, è che così facciamo il gioco di sempre. Non che quello del potere.

  3. Il senso di soffocamento nel tentativo di sbrigare pratiche sempre più complesse che ci toccano quotidianamente deriva da un sistema inefficiente , inaffidabile, improduttivo. Un sistema inefficiente perché ormai improntato , come ti dicevo al’autorefenzialità, all’egoismo puro..vita mia morte tua…nessuno più lavora bene, con il senso del lavoro che diventa piacere , soddisfazione e riconoscimento di una dignità propria, nessuno pensa alle possibili conseguenze di non fare o di fare male una cosa che l’altro puo’ subire…nessuno pensa a fare un passo verso l’altro…siamo ricci che si chiudono ancor di più se possibile di fronte a questo sfacelo..sempre arrabbiati e pronti a difendere, come meglio si puo’ quel che ci è rimasto..mai pensando che molti, tanti stanno in questa situazione…il carburante finisce se si rimane soli, tutti isolati, come dici tu, senza un obiettivo comune da contrapporre ad un sistema globale , non solo economico, che ci sta schiacciando.
    La cooperazione per un obiettivo comune è decenni che non sappiamo più neanche cosa sia…e forse quella che tempi addietro si è conosciuta era determinata dal numero di persone che si trovavano socialmente ed economicamente sullo stesso piano…e che cercavano di crescere…

    Non credo che una figura carismatica come quella che richiami, possa essere di aiuto oggi…credo invece che ci sia una grande necessita di partecipazione a tutti quegli aspetti che si sono delegati per fiducia o disinteresse, pensando che l’ economia o la politica si regolassero da sole, forse. E per partecipare c’è bisogno di competenze molto specifiche. Che possano diventare queste “moneta di scambio” anziché il denaro? Ma non parlo di lobbies , o di enti da incaricare per occuparsi di ambiti specifici, ma di associazioni, di cooperazioni tra cittadini che si muovono in tal senso…
    Forse ti posso sembrare folle, ma io non credo ad un ritorno controllato ad un economia frugale , la famosa decrescita serena studiato e raccontato da Latouche ( che per altro ho letto) .

    Le grosse aziende non stanno “soffrendo”, anzi stanno decollando…sono le piccole e medie imprese che stanno chiudendo…e sono sempre di più quelli che non hanno denaro e meno quelli che ne hanno sempre di più…in una situazione di questo genere non si puo’ parlare di decrescita serena, mi pare.
    E cosa fanno queste piccole e medio imprese, invece di unirsi e aiutarsi? Si uccidono a vicenda…

    Invece che creare una rete di collaborazione, si isolano ancor di più sperando che la fortuna li baci…Non ci sono soldi per pagare i dipendenti , eppure nessuno pensa che in alternativa alla chiusura si potrebbe anche pensare che i lavoratori potrebbero diventare loro stessi co-proprietari delle aziende…unire le forze…il peso della tassazione diminuirebbe, ma certamente si dovrebbe ridimensionare il potere degli imprenditori e qui casca l’asino…mai collaborare , piuttosto fallisco , mai perdere una fetta del mio potere.
    Questa è solo una delle idee che si potrebbero sviluppare , ma la verità è che forse non siamo pronti, che ancora preferiamo non vedere e sperare di vincere all’enalotto.

    Non so Giulio, a me sembra che il primo passo che bisogna fare e comprendere a fondo è che dobbiamo uscire da quell’atteggiamento mentale di attesa che qualcun altro si occupi per noi della situazione e per fare questo , è importante , essere informati, capire , diventare dei veri tecnici sugli aspetti primari che investono la vita di tutti…Bisogna sforzarsi tutti, per costruire qualcosa insieme, che abbia degli obiettivi comuni e che nessuno più si aspetti che arrivi una ricetta dall’alto, che nessuno più pensi che possa bastare mettersi al sicuro più che si può, nessuno è mai al sicuro. Per questo dico che questa è una condizione che puo’ essere ottimale per “crescere” veramente…o morire sotto le macerie che ognuno di noi ha contribuito a creare….

    • Ingiusto oltre che inefficiente, per cui per compensare sei costretto a scrivere, andare alle poste, perdere tempo a sentire le nuove offerte interessantissime dei tuoi selezionati fornitori quando hai fretta e devi accedere a un call center, perché tanto cosa costa a loro il tuo tempo? l’incompetenza e soprattutto l’assenza di responsabilità con cui opera la gente. Ti sottraggono soldi. Chiedi perché. Non ti rispondono e una semplice domanda la trasformano in un contenzioso, perché non rispondono (avremo modo di entrare nel dettaglio comportamentale) Perché tante le lasci correre, perché…come fai? ma quando decidi di dare un morso sei una murena, minuscolo, con la forza della rabbia e della ragione. Continuo domani Egle.

    • Il rapporto con la politica è passivo; s’interpreta il mandato espresso con il voto sbagliando ad estendere il concetto di rappresentanza a totale affidamento. Ci si assuefà a tutto, tanto si è impotenti, a piccole dosi di veleno fino ad essere immuni e il divario con chi ci rappresenta diventa sempre più incombente sulla nostra sovranità, fino al paradosso. Per quanto ancora, davvero, ci saranno italiani che si sentiranno rappresentati da Berlusconi, da Bossi? Hai visto, anche su Grillo-Casalecchio, sembra, avessimo ragione. Ma parliamo di crisi, non di politica perché la sostanza della questione è a monte. In ciascuno di noi. Dobbiamo accelerare il progresso della nostra specie con il contributo di tutti.
      Conosco persone che sembrano non cogliere le incongruenze, non distinguere i colori, le sfumature e nemmeno le sagome. Non s’interrogano, non guardano all’origine delle cose, alla fonte. Aggiornatissimi e colti, seguono il dettame, il SUV, il matrimonio in chiesa senza esserci mai stati, tanto cari e buoni, ma il lavoro è lavoro e morte tua vita mia se è necessario, e compensazione con l’8×1000 a qualche associazione umanitaria perché alla chiesa spero non lo dia più nessuno, il voto, e basta. D’altronde cos’altro puoi fare? Pestare l’insetto del tuo egoismo. Se no, cos’altro? Cominciare a vedere il prossimo come te stesso. Vanno bene i SUV, le barche a vela, il progresso a servizio della comodità, bene che la partita della vita sia aperta, ma l’accesso alle opportunità deve essere veramente garantito a tutti e svincolato dal grado di ricchezza. E’ l’ingiustizia fondamentale. E divari drasticamente ridotti. Fanta politica? Ma no, non è difficile da capire, è un patrimonio di molti, almeno potenziale.
      Il mondo del lavoro è il luogo dove ho visto gente dare il peggio di sé: la cattiveria del demente troneggia interrotta solo da un autismo epidemico. Tra un po’ le macchine c’inglobano, ci prendono per loro DEVICE su USB. Prendono il sopravvento da quanta imbecillità ho visto negli ambienti di lavoro. Il vecchio tronfio al centro che non sa nulla ma siccome è tutto suo fa il gazzilloro dettando illeggibili lettere alle stagiste in un avvocatese che turba dove ogni 5 parole ripete la stessa, e loro che lo ascoltano impietosite e lui non se ne accorge. Tutti col computer davanti tutto il giorno da millenni e nessuno che sappia nulla al di là del percorso quotidiano. Uno dei veterani ha rifiutato ogni approccio, lui solo carta e penna. L’altro, il più digitale dopo di me, non lo fermi perché è una trottolla impazzita convinta che più trottola e più produce, come una dinamo. “Come va Gianmauro?”“Di corsa.”“Fermati Gianmauro.”“Dimmi al volo.”“Me ne vo.”“No, sei sicuro? Ripensaci.”“Un ce la fo, vado via Gianmauro: non mi funziona”“Mi dispiace. Allora buone cose.”“Anche a te.” Colpetti sulla spalla.
      Disordine nei dati, metodi dell’1, computer con problemi che rallentano il lavoro da un’eternità. Loredana per avviare il sistema brucia ogni mattina 15 minuti e riesce ad usare un mouse che al momento del puntamento sembra ubriaco. Lei ci lavora felice; ride, dice s’è abituata e che va bene così, che mentre apre il file di lavoro trova il tempo per il caffè. E le cattiverie a iosa, le bizze per le pizze, le autocelebrazioni malcelate, i protezionismi del beota, gli orgogli di sansone, i domini e i sotto domini, i falsi altruismi, le umiliazioni ai sottoposti, alle donne costrette a immedesimare il ruolo della gallina e che ci stanno, hanno paura, il disinteresse verso le attitudini reali della persona, verso le sue potenzialità, le sue conoscenze, il suo bagaglio di esperienza, e la disorganizzazione dilagano, fanno perdere soldi, energie, persone.

  4. Farei copia e incolla dell’ultimo pezzo di Egle e lo farei girare per vari blog. Grazie cara, ci assumiamo tutti le nostre responsabilità e via, ci si tuffa nella mischia, con le maniche rimboccate e si lavora per un futuro migliore senza tentennamenti e opportunismi, dando il meglio, Perché nulla ci è dovuto, ma molti questo non lo sanno. Naturalmente ci sono i singoli casi e Giulio mi scuserà, il mio vuole essere un urlo generale, sono stanca di sentire tanta gente lamentarsi e puntare il dito contro. Io no, non ci sto a dire che tutto va male, scusatemi ma ho da vedere come fare per proseguire dignitosamente. Senza comperare gratta e vinci, meglio un chilo di pane, oppure il lievito e la farina così il pane lo faccio da me… non per sacrificio, per piacere. (accidenti quanto scrivete, qualcosa l’ho saltato…io sono pigra).
    Comunque…forza e coraggio!
    saluti e baci

    • Posso sapere in che cosa si discosta sostanzialmente la mia posizione da quella di Egle, Germogliare? Non mi sono lamentato, ho rilevato e condiviso. E’ inutile limitarsi al rimbocco delle maniche e frullare in un sistema ingiusto e disorganizzato. Ho fatto tre mestieri da quanto mi sono buttato nella mischia e intraprendo il quarto. Cosa c’è di negativo nel puntare un dito contro realtà ingiuste e ricordare le grandi carenze di democrazia che ci interessano? saluti e baci

    • Grazie a te, cara..sarebbe interessante avere altre opinioni su questo senso di smarrimento…a volte dietro i silenzi ci sono vite che annaspano nella loro quotidianità e a volte ci sono solo persone rassegnate a veder ( sempre da spettatori ) come andrà a finire….anch’io urlo come te. Sono stanca, anch’io , ma di sentire solo lamentele accompagnate da nulla…

  5. Infatti non trovo discostate la tua posizione, perché?! anzi, non penso tu sia tra quelli che puntano il dito senza rimboccarsi prima le maniche, non staremmo qua a discutere, a confrontarci. Io mi riferisco ai bla bla bla che magari sono abituati alla poltrona sotto il sedere o al piatto posato sul tavolo e che si piangono addosso, alimentando le folle.
    Più chiaro?…non riesco proprio a farmi capire : (

  6. Ho letto buoni stralci dei commenti (non tutto di tutti, altrimenti mi buttano fuori :-D). Vi faccio una domanda… ma siamo cosi’ sicuri che prima si stesse davvero meglio? Non prendiamo il periodo a cavallo del 2000 (pochi anni comunque) e nemmeno la parte degli anni ’60 dove ci sarebbe stato (?) il boom economico. Ma ragazzi… negli anni ’70 ve le ricordate le difficolta’ dei nostri genitori? C’era la gente che rubava la benzina dalle auto. Non voglio dire che non sia giusto darsi da fare e alzare la voce, ci mancherebbe. Quelle poche cose che abbiamo conquistato ce le abbiamo grazie a chi in passato ha fatto proprio cosi’.
    Il progresso tecnologico e’ un mezzo potente, ma non risolve da solo. Leggevo proprio oggi che due milioni di francesi hanno rinunciato ad Internet al fine di avere una vita piu’ serena (be’, in realta’ una parte l’ha dovuto fare per altri motivi, ma non sottilizziamo :-D). E in fondo anche io nel passare degli anni mi sto un po’ ricredendo. Oggi c’e’ gente che sta male se non ha modo di essere perennemente connessa e che rinuncia ad andare in posti bellissimi perche’ “non c’e’ linea”. Ben venga il progresso, ma non deve essere solo tecnologico, deve essere anche… mentale, altrimenti la tecnologia iniziera’ a giocarci contro.
    Molti hanno gli strumenti, ma… non sanno usarli.

    http://www.wolfghost.com

  7. L’amistà dei miei genitori è stata per loro più presente della mia per me, in termini d’interessamento e partecipazione. Viva, estroversa, non timorosa. Raccontano storie che in parte ho vissuto, di solidarietà, di comune ricerca di risposte, di fiducia; la guerra ha drasticamente fornito l’occasione per misurarsi bene con le cose che contano. Prima si stava meglio perché c’era meno consapevolezza; si accedeva al credito concesso facilmente e si correva verso lo specchio che ci troviamo davanti.
    Internet è una realtà che va vissuta liberamente nella misura che ci è consona; è qui che più facilmente si apre il dialogo, così diventa importante e va gestita con equilibrio. Ma anche no, basta sapere di cosa si tratta. Rinunciare a Internet mi sembra una scelta estrema e inutilmente penalizzante. In vacanza non cerco internet points e spengo il cellulare, in mezzo ad altri che mentre parlano chiatttano con l’iphone perfettamente presenti e brillanti nelle due dimensioni; se a voce dicono cose interessanti suppongo le stiano dicendo anche nell’altra conversazione. Non è la quantità di tempo che stai davanti allo strumento, che in caso di utilizzo troppo intenso può presentare effetti collaterali, che ciascuno ha il suo, ma l’uso che ne fai e cosa recepisce la mente.

    • Quando si accedeva piu’ facilmente al credito? Negli anni ’70? Non mi risulta, sai? E, se ricordo bene, anche chi riusciva ad accedervi pagava interessi pazzeschi per i nostri standard odierni. E’ che noi ci fermiamo a pochi anni fa’, ma non si puo’ sempre confrontare l’oggi solo con il periodo migliore. In quanto ai tuoi genitori… erano i tuoi genitori, e sei stato fortunato. Ma che in generale la vita fosse piu’ estroversa e non timorosa… non credo nemmeno questo. Basti ricordare il terrore che provocava l’idea della fame o della guerra fredda, ad esempio. Ma di nuovo, di solito ricordiamo solo le cose belle del passato e tendiamo a dimenticare i drammi e le brutture.

      Sull’uso di Internet e dei sistemi per accedervi sono invece d’accordo, ed e’ proprio cio’ che volevo dire: hai un modo intelligente di usarlo, se lo usi nel modo che descrivi. Purtroppo esistono tente persone che invece ne hanno una vera e propria dipendenza, che (quasi) preferiscono chattare con un PC o uno smartphone piuttosto che incontrare “fisicamente” le stesse persone con cui chattano. E il bello, o il brutto se preferisci, e’ che non ne sono nemmeno consapevoli tanto e’ normale per loro.
      Funziona un po’ come per chi vuole dimagrire. Di solito funzionano meglio le diete estreme (salvo poi rivelarsi inutili sul lungo periodo, sia chiaro) di quelle “equilibrate” che solitamente vengono abbandonate presto o subito, ma non certo per una questione biologica, piuttosto per un aspetto psicologico: la gente non sa limitarsi, per molti e’ piu’ facile rinunciare che moderarsi. Ecco spiegati quei due milioni di francesi.
      E’ questo che intendevo dicendo che lo sviluppo mentale deve seguire quello tecnologico, altrimenti si generano danni…

      http://www.wolfghost.com

      • Sì, scusami, stavolta sono io che ho letto di fretta, mi riferivo a tempi molto più recenti, più vissuti. Negli anni settanta ero giovane, relativamente, ma mi sembra sia sempre stata crisi; anche sotto l’indebitamento di Craxi negli anni 80. Però sai, la percezione è influenzata da molti fattori. I tassi parlano più chiaro, come dici, i prestiti costavano oltre il 20%. Cercavo in rete uno storico ma non lo trovo, comunque erano altissimi. Mi sa che ho teso a dimenticare le brutture, hai ragione. 🙂

        Esiste il rischio che si crei dipendenza da Internet, alcuni ne sono consapevoli e altri no, però se ne è parlato così tanto che chi abusa dello strumento dovrebbe essere informato, se non lo usa proprio male. Io nelle mie cose, per indole, non sono equilibrato, tendo a non avere il senso della misura 🙂 Il virtuale mi piace e quando ho tempo ci sto volentieri; sul piano delle comunicazioni telematiche è uno strumento di connessione tra persone reali, non un sotto insieme particolare, sebbene abbia le sue procedure. Però non conosco il rapporto che hanno i giovani; non ne ho molti intorno e devo basarmi su quello che leggo. Non so l’uso che facciano di internet la maggioranza di loro, posso immaginarlo, ma è un po’ poco perché possa parlarne.

  8. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori, ma pure nelle crepe delle scogliere.
    Ho letto con attenzione ma senza soffermarmi, avrei perso la corrente.
    Brahms è l’unico tra i grandi Romantici (almeno, tra quelli che conosco) che mi piaccia, e molto.

    • Non conosco Brahms, ma se voi suggerirmi qualcos’altro mi fai cosa gradita, Lillo, perché questo concerto per violino e orchestra mi sembra composto da un’intelligenza superiore. Ciascuno lo suona come gli pare e ho impiegato molto tempo per trovare un’interpretazione che mi convincesse.

  9. se tu metti una musica così grande con Anne-Sophie Mutter violinista, Berliner Philharmoniker • Herbert von Karajan direttore d’orchestra… io mi lascio scivolare nella musica e non riesco a leggere con l’attenzione dovuta il tuo scritto.
    parole della Muller : “Il violino è vivo, è il mio amante sensuale. Un prolungamento del corpo. Per questo, da sempre, suono indossando vestiti senza maniche e con le spalle nude: mi piace sentirlo sulla pelle. […] Mi è sempre piaciuta l’idea di creare il suono io stessa, con le mani. Posso modellarlo con un’arcata, come uno scultore.”
    la Mutter, poi, aggiunge parlando del suo Stradivari del 1710 (Lord Dunn-Raven Strad):” Ha una personalità fortissima. Non smette di sorprendermi, ha infiniti segreti da svelare ”

    torno con più calma: il tuo non è uno scritto semplice!
    ed ora è tardi.
    a presto!
    ancora grazie per ciò che hai lasciato per me da melogrande.
    un sorriso
    gb

    (Mutter)
    to…
    io amo moltissimo la musica.

    • Ti capisco, anche io sono drammaticamente soggetto a distrarmi in fase di lettura. Anche se c’è silenzio ho la mente indisciplinata, ma con una musica così, sarebbe disumano riuscire a superare il primo rigo ascoltandola, anche per il più attento. La nostra mente svolge un compito per volta e chi si sedice “multitask” perché magari segue due conversazioni in contemporanea, oltre a essere un comune monotask autocertificatosi così ISOstolto, semplicemente alterna rapidamente e sintetizza perdendo dettagli ricostruiti per interpolazione logica tra due informazioni captate, per tanto, nei miei intenti, bisognava prima leggere il post, poi ascoltare questo capolavoro dell’ingegno facendo pregiatissimo nulla. O vice versa. In due aspetti i computer odierni sono superiori a noi: hanno più cores e sono rapidissimi. Ma di che ti parlo, Gelsobiano? Benvenuta! 🙂
      Sono contento di aver indovinato violinista (che per altro solo adesso ho visto in foto e, francamente, mi è parsa un po’ cascata dal cielo), direttore e orchestra di tuo apprezzamento; come dicevo è stata una selezione lunga ed estenuante tra le più disparate e perplimenti interpretazioni, tutte con un bassissimo rapporto segnale/disturbo a comune denominatore, compresa questa, che io mi domando perché non si debbano saturare le tracce audio postando su youtube! Perché?! Perché non si devono saturare le tracce audio postando concerti meravigliosi su YouTube, eh? Cosa abbiamo fatto di male noi utenti per scontare questa condanna?! Grazie della visita e felice inizio settimana.

  10. arrivo da te sempre troppo tardi!
    domani provvederò a cambiare orario di arrivo nel tuo bel blog!
    hai, comunque, perfettamente, ragione.
    ci sono incisioni messe su you tube che sono orride… sotto diversi aspetti.
    io amo molto la musica.
    considero un oltraggio certi video su you tube!
    a presto.
    sei gentilissimo.
    un sorriso
    gb

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