Birre in posizioni provvisorie

Un tizio tutto italiano, con la testa tra le nuvole, entra in un baraccio piuttosto che in quello accanto, perché lì la Ceres è fresca e a dare il resto dietro al banco c’è una tipa tutta cinese, dagli smalti sgargianti ai capelli virati in wengé, in luogo del robusto droghiere del fondo accanto. Scusiamolo. Già mentre attraversava la piazza assolata, il tizio, aveva la faccia di quello che non capisce perché in Italia la birra non si debba servire gelata e di chi sta per salire una scaletta a pioli di alibi. Dentro c’è lei, poi, per un raggio di decine di metri ogni cosa intorno è brutta. Gonna in plastica tagliaculo, maglie a rete bianche, rosse o nere a seconda di quando, tacchi a spillo e specchio, guanti e avanguanti retinati (talvolta), trucco shinnysilverhighlights e cappellino summerspritetime…fate voi, a vostro gusto e gradimento. E, fondamentale, cuoricino multiflares appeso al collo che quando si piega le dondola fuori fuoco sotto il mento, scintillando di lato al nostro tipo. Fuori fuoco non per questioni di distanza focale, eh?, ma perché lui sta cercando di mettere a fuoco solo la birra più fresca spostando bottiglie nel frigo. Guardate com’è impegnato a mettere birre in posizioni provvisorie sulle mensole grigliate del refrigeratore, per trovare in fondo la più fredda. Eppure, secondo me, è un’essenza falsa la sua, da lei, perché sa che la differenza di temperatura delle birre dentro un frigo quasi sempre chiuso, diventa effimera nel caos termico che fuori ribolle. O è grullo, e ce n’è pieno, o quello c’ha la cinese per la testa, sapete? fuori fuoco, di lato, a modo suo c’ha la cinese per la testa e non lo da a vedere. Non le birre. E lo sa anche lei che le birre nel frigo quasi sempre chiuso hanno la stessa temperatura e, per l’appunto, sa anche di essere l’unica cosa che in un intorno ampio e indefinito splende. Sussiste tra i due, almeno in potenza e se lui c’è tutto, la consapevolezza di cosa ingombri non solo i pensieri di lui, ma tutto quello spazio sbordando in piazza. Il brutto tipo – sì, perché non è una bella figura – guadagna tempo con quel suo fare troppo indifferente, per godersi la sua presenza. E’ il suo momento di borghesia, il suo aperitivo solitario consumato nel sceglierlo e nel pagarlo. Sarà quell’assenza quasi forzata di comunicazione che persiste immutata da anni che forse, in qualche maniera, lo diverte. Quella mancanza d’interesse impossibile da risultare ipocrisia spicciola che lo porta a percepirla senza che lei se ne accorga, apparentemente. Che la porta al nulla perché, per lei che è vispa, non è altro che un cliente che sottostima il fabbisogno di aperitivi al supermercato. Lui nasconde invadenza, a guardarlo meglio: entra nella sua vita spingendo la porta di alluminio e le gira intorno spostando bottiglie in frigo, osservando dettagli del suo viso e delle cose che ha di fronte riflesse nel vetro dello sportello, tra cui lui stesso e un altro tizio stante in fondo al fondo a puzzare illegalmente di fumo. E lui davanti alle mani di lei che allargano il sacchetto pensa che alla sala giochi e a quella delle carte sul retro sia andata bene, in fatto a mani che le toccano. Lei sfoglia il resto dal cassetto della cassa e il suo toccare le cose che ha intorno a lui sembra un po’ indecente. Ma a guardarlo più da vicino, già che ci siamo, mentre riattraversa la piazza con la Ceres nel sacchetto, s’intuisce che il tizio sorridente ha fantasie oscene. Fantastica di assalirla e metterla contro un muro del suo baraccio per chiederle di raccontarsi, già che il paesaggio su cui si affaccia la sua presenza come una lingua di luce in un mondo buio, al posto suo, a lui farebbe paura.

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12 thoughts on “Birre in posizioni provvisorie

  1. (nemmeno io, Germogliare, tanto che non sono riuscito a finire il video e avrei voluto)
    la lirica mi sembra splendida, anche se, francamente, se pur comunque sempliciotto, il contenuto del mio vorrebbe essere più complesso del suo ed è certo più giocoso. nonostante la poetica sia sostanzialmente diversa, sono lieto tu trovi ci stia bene. 😛 Grazie.

    “La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up,
    e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità,
    come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill,
    mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR…

    Bella, d’ una sua bellezza acerba, bionda senza averne l’ aria,
    quasi triste, come i fiori e l’ erba di scarpata ferroviaria,
    il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
    che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere…

    Basso il sole all’ orizzonte colorava la vetrina
    e stampava lampi e impronte sulla pompa da benzina,
    lei specchiò alla soda-fountain quel suo viso da bambina
    ed io…. sentivo un’ infelicità vicina…

    Vergognandomi, ma solo un poco appena, misi un disco nel juke-box
    per sentirmi quasi in una scena di un film vecchio della Fox,
    ma per non gettarle in faccia qualche inutile cliché
    picchiettavo un indù in latta di una scatola di té…

    Ma nel gioco avrei dovuto dirle: “Senti, senti io ti vorrei parlare…”,
    poi prendendo la sua mano sopra al banco: “Non so come cominciare:
    non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
    Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via.”

    Terminò in un cigolio il mio disco d’ atmosfera,
    si sentì uno sgocciolio in quell’ aria al neon e pesa,
    sovrastò l’ acciottolio quella mia frase sospesa,
    “ed io… “, ma poi arrivò una coppia di sorpresa…

    E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto d’ ogni cosa,
    cancellarono di colpo ogni riflesso le tendine in nylon rosa,
    mi chiamò la strada bianca, “Quant’è?” chiesi, e la pagai,
    le lasciai un nickel di mancia, presi il resto e me ne andai…

    Autogrill – Francesco Guccini

  2. Sì, ha ragione…voto per il tuo pezzo, Guccini non regge il paragone con Odino (io non l’ho visto tutto il video…). Però il complimento era anticipato, ho definito il tuo testo un filmato. Ci regali la sequenza di un film. Infatti cercavo un film…ma non ricordavo il titolo e neanche gli attori, e allora ho ripiegato su questo…Mah!!! Toglilo se vuoi…

  3. La “chiusa ” è molto bella.
    Chi l’avrebbe mai detto che quel vetro di bottiglia ghiacciato si potesse disappannare, anche solo nelle sue fantasie oscene.
    D’altronde uno dei modi più utili in cui si puo’ aiutare se stessi è aiutare gli altri. Le migliori conversazioni nascono da intuizioni e speranze. Proseguono se c’è capacità di ascolto.
    La mancanza di fuducia in se stessi o la paura di non sopportare l’ennesimo rifiuto è creata da una mancanza di stima e di riconoscimento dagli altri…e come non capire che bisogna mettersi in gioco per ottenerla?
    In questo teatrino di persone inesistenti, perchè non riescon più neanche a vedersi loro stessi, io vorrei gridare a tutti : ehi sono qui, vi ascolto, raccontatemi tutto di voi…e io vivro’ mille vite…che altro c’è di più bello nella vita che ascoltare?

    • La distanza tra lui e lei è immane; ci sono realtà che non si possono compenetrare per il sommarsi di una serie di motivazioni culturali, sociali e familiari che lo rendono davvero difficile. Se il personaggio del mio racconto desse atto alla sua fantasia di stabilire un dialogo con la ragazza cinese, anche avvicinandola nel modo più opportuno ed equilibrato, verrebbe quasi certamente frainteso e il suo tentativo potrebbe essere invadente e fastidioso. Sussiste diversità di sesso per cui un uomo si avvicina a una donna con un determinato scopo, di razza per cui cinesi e italiani non comunicano, nonché di modo di pensare, e così, nel caso specifico, sarebbe complesso mettersi in gioco. Per questo il suo desiderio, nell’essere apparentemente innocente, lo definisco impropriamente osceno; dovrebbero rompersi tabù e pregiudizi radicati relativamente al senso di un ipotetico approccio. A lui lei sembra sola, ma è la sua impressione; parlo della solitudine che io percepisco per strada. E’ bello parlare, raccontarsi, ma soprattutto esserci, aiutarsi. Percorro spesso una strada in campagna dove ci sono le puttane nere, sole, che passeggiano intorno a una sedia di plastica e penso che se è difficile per me, chissà quanto debba esserlo per loro. E’ una cosa indecente e straziante questo abbandono umano cui siamo abituati. E mi viene voglia di fermarmi, di andare in contro a una di loro con tutte le nostre distanze immani, e di essere coinvolto nei suoi problemi. Ma, evidentemente, sarebbe più scandaloso che avvicinarla per ricevere e pagare una prestazione.

  4. Letto il post e i commenti (in particolare il tuo in risposta a Egle). Concordo, e’ vero, eppure… solo tentando si ha la certezza che la cosa non si puo’ fare. Non farlo significa perdere in partenza. Tanto, se uno e’ sicuro di perdere… cos’ha da… perdere? 😉

    http://www.wolfghost.com

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