Piccola, povera Firenze

“Matteo Renzi è il sindaco di una piccola, povera città.”

“E’ vero. Ma siamo determinati a cambiarla.” Non sarebbe stata questa la risposta di un Obama? Ecco l’Italia che vedo povera e piccina, quella dei luoghi comuni controproducenti:
”A Marchionne dico: basta dichiarazioni che sviliscono l’Italia. Firenze è una delle città più belle del mondo ed è nel cuore di tutti gli italiani. È ora di misurare le parole”, ha scritto su Twitter Pier Luigi Bersani. Dura la reazione di Nichi Vendola: “Le parole insensate di Marchionne contro una città che incarna a livello universale i valori di civiltà, di bellezza, di cultura sono rivelatrici di quello stile padronale volgare che i lavoratori hanno potuto purtroppo sperimentare sulla loro pelle nel corso di questi anni nella vita quotidiana negli stabilimenti del gruppo Fiat. Sono vicino ai cittadini e alle cittadine di Firenze e al suo sindaco, Matteo Renzi. Firenze continuerà a rappresentare per tutti noi una risorsa di democrazia per tutto il Paese”.
E Marchionne si vede forse costretto ad allinearsi alla mediocrità e alle banalità più scontate che esulano dal suo asserto:
“I miei commenti su Firenze sono stati estratti fuori dal contesto. La città di Firenze e la sua economia erano prese da me come riferimento per paragonarle alla complessità, al peso e alla dimensione di un Paese come gli Stati Uniti. Ho usato queste considerazioni per confrontare le responsabilità e le capacità del Presidente Obama con quelle di Matteo Renzi. La differenza mi sembra evidente. I miei presunti commenti non devono essere interpretati come un mio giudizio sul valore di Firenze, che è una città per arte, cultura e scienze apprezzata e rispettata a livello mondiale, una valutazione che condivido pienamente.”

Cosa c’entra la bellezza di Firenze?! Muoio in questa città di tristezza per tutto quello che è stato fatto e non fatto da allora. Chissà cosa c’entra Michelangelo. Chiamato in causa per dire cose evidenti a tutti e dunque da non dire. E’ l’Italia piccola e povera per l’esuberanza di parole misurate, opportune, allineate che ingombrano i dialoghi intasando il progresso e per la carestia di termini veri, sistematicamente presi d’assalto per partito preso. Piccola e povera anche per colpa dei perbenismi dei suscettibili provincialisti inconsapevoli di esserlo. Chissà poi cosa ci sia di costruttivo nel rispondere a una critica con un’altra che, vera o falsa che sia, non c’entra nulla. Nel contrattacco, così, tanto per twittare correndo bendati a difendere il proprio leader e il proprio campanile, convalidando l’affermazione:

“E’ una povera, piccola città. Però rispetto alle FIAT, le macchine di un certo Leonardo, funzionano ancora.” “Adesso da Marchionne mi aspetto la conquista del mercato labronico al grido di PISA MERDAAA! guidando una Freemont rivestita in cashmere.” “Scommetto che a Firenze stamattina ci sarà la fila fuori dai concessionari Fiat.” “Ma quando una FIAT susciterà le stesse emozioni solo guardandola?” “Uno che è a capo di un’azienda che ci ha abituati a Duna, Multipla e Panda, volete che apprezzi la bellezza di Firenze?” “…è una povera, piccola città, ha detto Marchionne mentre scolpiva una Multipla.” “Marchionne è un mito. È riuscito mettere d’accordo tutti i fiorentini. Guelfi e Ghibellini commossi ringraziano.” “Firenze sforna la Divina Commedia, la Fiat è una commedia…” “Accidenti a te e a tutti i gobbi.”

Ecco dimostrato che Marchionne, nel dire che Firenze è piccola e povera e a prescindere dal dibattito socio-politico in cui la frase risuona, ha ragione. L’assenza assoluta di nesso. L’autogol dei miei concittadini tifosi della “fiore”. Quelli che “bello come il campanile Giotto…” non guardano a quello di Pomposa, al San Nicola di Bari, al Sant’Ambrogio di Milano. Alla Torhalle di Lorsch. Al fuori porta. Sono queste le conseguenze della sacrosanta libertà d’espressione per cui ci spendiamo, usata tanto per fare bolgia di schieramenti con argomentazioni a tutti evidenti e prive di nesso: l’importanza artistica e culturale della città nessuno potrà metterla in discussione in quanto realtà scontata e dunque risulta evidente che Marchionne si riferisse ad altro, dicendo il vero. Non sia mai abbassare gli occhi davanti al dato oggettivo! Troppo utile essere diversi da nostra madre, dal nostro leader e divenire cittadini di una metropoli imparando a guardarci, a parlarci, a pensare con indipendenza e lucidità propria cercando di comprendere il senso delle parole piuttosto che unirsi al tumulto di quelle vociate, si direbbe, per riflesso. Riconoscere l’evidenza espressa da quelle altrui nel loro significato logico prescindendo dalla posizione politica e sociale e dagli schieramenti.
Lasciatemi esagerare per meglio esprimere il senso, perché dal Vasari in poi di veramente significativo e originale è stato fatto ben poco in questa città di minuscoli bottegai che vedo spazzarsi il marciapiede davanti al negozio gettando il pattume di fronte a quello accanto, lasciatisi governare fino a ieri da sindaci insignificanti. Noi fiorentini che ci vantiamo di vivere in una grande città per via di certo Leonardo – non l’ex Sindaco, eh?! – e che abbiamo impiegato trent’anni a farci un aeroporto leticando e che ancora con tre nodi di vento si finisce la pista rullando e ci s’infila in quel troiaio di casame che è la via per Sesto, morendo se non per lo schianto per l’orrore del nostro costruito, così un volo su tre è saggiamente dirottato altrove. Noi fiorentini che ogni straniero riparte confidandomi la nostra spiccata inospitalità, il nostro odioso quanto ridicolo sentirci al centro del mondo e vivere di fatto in un piccolo borgo con tutte le sue serrature mentali, sempre a ripeterci la cantilena di nonna e zia sul nostro glorioso passato. Ma non va detto: si diventa disfattisti. Troppo cinici. Svilenti. Perché farsi autocritica è quasi un reato, tanto che a forza di non peccare a dirlo, evidentemente non siamo cambiati.
E allora diciamolo ancora che dentro le mura è bella, non s’avesse a sapere; me ne ero accorto anch’io accompagnando amici d’oltralpe e d’oltre oceano per l’itinerario di Brunelleschi. E che dire dei suoi “colli per vendemmia festanti e delle convalli popolate di case e d’uliveti”? Che la sua campagna è stupenda. Che siamo pieni di meriti e Marchionne ha detto una grossa bischerata, più che scrivo e più dovrò convincermene anch’io che siamo e saremo per sempre una grande città. Io li vedo i geni dei nostri maestri nel nuovo quartiere di San Donato, particolarmente evidenti nel segno degli arconi e dei quadroni dell’omonimo centro commerciale. In altre città fa Renzo Piano ma noi siamo ganzi e gli architetti come Isozaky li prendiamo democraticamente per i fondelli, forse perché un po’ ci piace il Geometrone del paese intrallazzato con quello del Comune e un po’ ci piacciono i dettagli che citano anacronisticamente la nostra bicromia romanico-albertiana. E ci garba il cotto dell’Impruneta, la nostra tradizione che, comunque, è meglio. Le pezze. Le soluzioni provvisorie o mai prese per decenni. I progetti abbandonati da un’eternità. E allora…grande Firenze! Forza Fiore! Juve e Pisa? Merde.

Strappo il cuore del post e ancora pulsante e grondante di sangue ve lo metto in mano chiedendo:

la Firenze rappresentata nel quadretto dei twitts, da ragione o torto a Marchionne?

E’ quanto ho pensato leggendo questo articolo

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29 thoughts on “Piccola, povera Firenze

  1. Capisco quello che intendi.
    Eppure, dovendo scegliere se vivere a Firenze oppure a Detroit, io non avrei dubbi, come penso che non ne avrebbe la maggior parte delle persone.
    E sospetto che la penserebbe allo stesso modo pure Marchionne, il quale probabilmente non lo confesserebbe mai.
    Quanto agli USA, se a loro si applicassero i parametri della BCE e le analisi della troika, sono convinto che si ritroverebbero con un rating persino più basso del nostro malandato paese…

    Io ho trovato la frase di Marchionne sgradevole ed inutilmente offensiva, ed è proprio su quell’ “inutilmente” che un buon manager dovrebbe sempre riflettere prima di parlare.

    • Melogrande, io non mi lamento di vivere in una città brutta e non metto in dubbio che molti preferirebbero vivere qui che a Detroit. Sono consapevole di avere, tra le altre, due fortune: di essere nato in una delle città più belle che abbia mai visto (prima fortuna) e di saperla relativamente apprezzare (seconda fortuna) e lo dico con la massima obbiettività sebbene la guardi con gli occhi di un turista di passaggio, ma senza lasciarmi troppo influenzare dall’emotività nel momento in cui ne parlo. Dimenticando che sono fiorentino. Ho raccontato di mostrarla con orgoglio ad amici che vengono a visitarla e possano così apprezzare di più il suo valore, per chiarire che anche a me Firenze, logicamente, piace. Ma non è questo che nel post intendevo significare. Soprattutto non metterne in discussione la bellezza, caso mai dico che è bella dove è stata antropizzata prima della guerra, e che il successivo costruito, come pressoché ovunque, fa sostanzialmente ribrezzo e accenno alle motivazioni culturali. Ovvio che ci siano eccezioni, come in tutte le cose: potrei dire che il nuovo teatro della musica, sebbene l’abbia visto solo da lontano mi sembra splendido, come il nuovo ponte alla Cascine.

      Ho trovato la frase di Marchionne inopportuna, ma non offensiva: è vero. Io vedo la mia città piccola e povera e ho accennato al perché. La verità deve offendere?

  2. Non dobbiamo dimenticare che tutto questo è nato da una dichiarazione di Renzi su Marchionne. Renzi ha detto a gran voce una ovvietà : Marchionne ha preso in giro i lavoratori italiani e i politici dicendo una cosa che non avrebbe fatto , perché Fabbrica Italia è stato un sogno che non è partito perché non ci sono stati gli investimenti e le intuizioni giuste. Infine ha detto che Marchionne è un traditore.
    Bravo Renzi, tu si che sei un grande intuitore!

    E consideriamo che Renzi è già in piena campagna elettorale.

    Non ti sembra che la frase di Marchionne non abbia aumentato la popolarità di Renzi?..( Marchionne non ne aveva bisogno) Andando toccare corde care a tutti gli italiani, la loro grande identità storica e spirituale che , oggi, poi dai cittadini su Twitter , par ricondotta ad una semplice partita di calcio.
    Sembrano opposti ma si somigliano.
    E le polemiche scatenate sul web sembran essere quelle che si sentono nei bar..e gli italiani giu’ che ci cascano come sempre…focalizzando l’attenzione sugli slogan, sulle parole e non sui fatti. Addirittura l’arcivescovo di Firenze è intervenuto a difendere la sua amata città.
    Come sempre l’importante è l’immagine quella da difendere, un immagine politica che utilizza quella culturalmente storica per rafforzarsi, come si potesse vivere di gloria in eterno, perché a quanto mi dici l’immagine culturale e ambientale di Firenze oggi è ben lontana dagli antichi fasti di un tempo.

    Credo che in effetti possano entrambi prendere lezioni da Obama.

    • Egle, ne faccio solo una questione di azione (affermazione) e reazione (risposta all’affermazione). Perché di articoli e post sulle retromarce della FIAT, sull’origine dei rancori, sul botta e risposta Renzi-Marchionne, sulla spinosa questione Juve-Fiore il web è pieno. Io prendo di mira un comportamento che vedo ricorrere in tutta la dialettica del sistema. Il fraintendimento che si perpetua nel “quotidiano”, l’assegnare significati alle parole perché appartengono ad un contesto, ma i termini hanno un loro significato oggettivo. Se non guardiamo a quello il dialogo diventa impossibile, travisato da continue proiezioni e contestualizzazioni, che sono valide fino a un certo punto. Altrimenti è un continuo delirio come in questo caso e in molti altri.
      Dunque. E’ stato detto: “Firenze è piccola e povera”. Ha un suo significato compiuto. Si potrebbe paradossalmente rispondere che ha 400.000 abitanti, ma la logica ci suggerisce che non è questa la corretta interpretazione, ma che quel piccola è riferito a un concetto diverso. In risposta, direi meglio reazione, ho letto e riportato una serie di frasi che con l’affermazione assolutamente non hanno nessun nesso, assai meno del numero di abitanti, perlopiù riferite a rancori di varia natura, politici, territoriali, calcistici, e ho avanzato la mia risposta a quell’asserto: E’ vero. Che poi ci siano mille ma e mille se, resta vero. E accenno ai miei motivi. Cosa importa se questa affermazione è stata detta nell’ambito di un litigio? Non parlo del litigio, parlo del significato dell’affermazione in sé e di quello delle risposte, e resto basito. E chiedo: le risposte fornite nel contesto di un conflitto sono autorizzate ad essere banali, o peggio, a non avere nesso con l’asserto?
      Mi spiego diversamente:

      “No caro Marchionne. Tu ti sbagli: Firenze è una grande città e sempre più ricca, perché in dieci anni s’è fatto i’ tram, il teatro, s’è tappato le buche per terra sgolfando i pronto soccorsi, s’è pensato di gira’ la pista, s’è demolito un po’ di obrobri degli zii, e s’è andati in tasca alla tu’ FIAT”…che ne so…quello che volete…ma argomenti.

      No: “Noi ci sa i’ Davide, e te t’hai fatto la Duna.”

      • Non volevo scivolare nel giudizio di Renzi o Marchionne, perché non è un post d’impronta politica e mi sembrava evidente. Non so se si poteva fare di più, ma è stato il primo sindaco che per la città ha fatto. A Firenze non accadeva nulla, non è mai accaduto nulla (relativamente, s’intende). Ha detto una cosa ovvia a Marchionne, ma vera, mi pare. La FIAT ha promesso investimenti che hanno dato speranza e subito dopo, quando è sopravvenuta la crisi economica l’azienda si è rifatta i conti e si è tirata in dietro, come tutte, ha rivisto i suoi piani d’investimento. E’ l’economia che è così, non certo basata sull’altruismo, ma sui bilanci. Sai come la penso del nostro sistema socio-economico.
        Certamente l'”uscita” dell’ a.d. Fiat me la sarei assolutamente risparmiata, ma trovo di gran lunga più fastidiosa e incomprensibile la reazione sia “popolare” che degli esponenti della sinistra. Non riesco a far prevalere le mie idee politiche sul ragionamento. Schierarsi. Essere permalosi. Non sopporto.

  3. Vorrei che le dirigenze politiche ed economiche tornassero a fare cultura, a fare politica e la smettessero a fare chiacchiere, confondendosi con il variegato popolo di internet, tra una notizia di gossip, un’aforisma e una canzone.
    Non basta una triste affermazione di un manager per cancellare la storia.

    • Germogliare, parlando della grandezza e ricchezza di una città, non ci si può riferire a quella del ‘500. Lo sanno tutti che allora Firenze era immensa e ricchissima. Non ha alcun senso parlare della sua grandezza riferendosi alla sua storia. Il riferimento deve essere un altro.

      • Cioè, la dimensione, che si condivida o meno quella che i termini le attribuiscono, non può che essere riferita all’operato recente, degli ultimi decenni, direi. Alla città di adesso, alla capacità e intraprendenza dei suoi cittadini e governanti di promuovere cultura e valorizzare quella esistente, pianificare e realizzare trasporti e altre infrastrutture, gestire il territorio con particolare riguardo all’impiego di energie rinnovabili e alla risoluzione delle criticità ambientali. Forse, il manager, si riferiva più a questo che alla storia di Firenze.

  4. Provo a spiegare meglio che cosa mi ha dato fastidio.
    La polemica, come sanno tutti, deriva dal fatto che, ai tempi del referendum per Pomigliano, Renzi si schierò pubblicamente dalla parte di Marchionne, cosa che gli viene adesso rinfacciata in tempi di primarie. Lui si difende dicendo che Marchionne aveva promesso, se i lavoratori avessero detto di sì, di investire 20 miliardi in Italia, promessa che non ha poi mantenuto.
    Benissimo.
    La risposta di Marchionne non è stata nel merito (“Non ho investito perché la crisi, i mercati, la congiuntura, i cinesi ecc.”). No. E’ stata un attacco personale a Renzi (“si crede Obama”) ed alla sua città (“piccola e povera”).
    Adesso, è noto che un buon modo per uscire dall’ angolo quando si è messi male in una discussione è di buttarla in rissa, ma mi sorprende che uno come Marchionne ricorra a questi mezzi. Non solo non c’ entra nulla la bellezza, non c’ entra nulla proprio Firenze, visto che Renzi parlava non come sindaco ma come possibile candidato premier.
    Per quello, rispondere sulle cose fatte a Firenze significa cambiare discorso, cioè proprio lo scopo di Marchionne.

    A parte il passare come verità incontrovertibile che un posto grande è “meglio” di uno piccolo, ed uno ricco è meglio di uno povero, la battuta mi pare abbia ottenuto l’ effetto di fare incazzare i fiorentini (e parecchi italiani) a gratis, per cui non è stata neanche una mossa troppo abile. Tanto valeva dire che a Renzi gli puzza l’ alito, o qualcosa del genere, che almeno rimaneva un effetto più limitato, non so se ho reso l’ idea…

    • Melo, il mio ultimo commento era la mia risposta al tuo, poi mi sono reso conto che il chiarimento era da rivolgere a tutti. Comunque la risposta di marchionne ha sorpreso anche me già che un uomo del suo calibro, che dice di conoscere la città, avrebbe dovuto intuire i rischi legati a una critica verso un soggetto così delicato, nel contesto di quella delicata questione in cui ha mollato. Su questo aspetto ritorno.

      • Dicendolo appena meglio, ha preso le distanze dalle difficoltà dell’Italia toccando nel mentre e maldestramente una cosa così delicata. Evidentemente anche i grandi sono pesantemente soggetti a leggerezza o distrazione.

  5. Firenze non e’ un’isola, ne’ felice ne’ infelice: ha problemi simili a quelli di molte altre citta’ italiane. Non ci si deve dare la corce addosso ma nemmeno nascondere la testa sotto la sabbia. Marchionne? Ha fatto il classico italiano: uscita “bomba” e ritrattazione… e Intanto ha detto quel che voleva dire.

    http://www.wolfghost.com

  6. Cerco di spiegarmi meglio perché mi accorgo di non essere stato chiaro nel focalizzare la centralità del discorso; è colpa mia e vedo dunque di sopperire alla mancanza.

    Io parto da un’affermazione di Marchionne che prendo per quello che è: un’opinione, una qualsiasi cosa detta con un suo senso compiuto che tratto fuori da ogni contesto, nonché il titolo del post:
    “Firenze è piccola e povera”

    In ipotesi non so nulla di ciò che sta a monte di tale affermazione, perché ai fini del mio ragionamento e di quello che volevo significare, condividere e sottoporre alla vostra opinione, i precedenti sono solo fuorvianti, e stanno a questo post come uno dei tanti scontri politici, preso a caso.
    Non voglio sapere di Renzi, di Marchionne, di elezioni, di destra, di sinistra, di lavoratori, di tradimenti e di Fabbrica Italia. Cioè, possiamo anche parlare di questo come io ho parlato di “cene” in post dal titolo “Le quarant’ore” purché vi sia la consapevolezza che sarebbe un trattare argomentazioni che con il post, almeno quello che intendevo, hanno lo stesso nesso che ha la frase di Bersani all’affermazione di Marchionne.

    Qualcuno ha detto: “Firenze è piccola e povera.”

    Qualcun altro ha risposto: “Basta dichiarazioni che sviliscono l’Italia. Firenze è una delle città più belle del mondo ed è nel cuore di tutti gli italiani. È ora di misurare le parole.”
    Un terzo ha detto che quelle parole sono insensate e dette contro una città che incarna a livello universale i valori di civiltà, di bellezza, di cultura…(ometto per decontestualizzare). “Sono vicino ai cittadini e alle cittadine di Firenze e al suo sindaco. Firenze continuerà a rappresentare per tutti noi una risorsa di democrazia per tutto il Paese.”
    Altri hanno reagito twittando: “E’ una povera, piccola città. Però rispetto alle FIAT, le macchine di un certo Leonardo, funzionano ancora.” “Adesso da Marchionne mi aspetto la conquista del mercato labronico al grido di PISA MERDAAA! guidando una Freemont rivestita in cashmere.” “Scommetto che a Firenze stamattina ci sarà la fila fuori dai concessionari Fiat.” “Ma quando una FIAT susciterà le stesse emozioni solo guardandola?” “Uno che è a capo di un’azienda che ci ha abituati a Duna, Multipla e Panda, volete che apprezzi la bellezza di Firenze?” “…è una povera, piccola città, ha detto Marchionne mentre scolpiva una Multipla.” “Marchionne è un mito. È riuscito mettere d’accordo tutti i fiorentini. Guelfi e Ghibellini commossi ringraziano.” “Firenze sforna la Divina Commedia, la Fiat è una commedia…” “Accidenti a te e a tutti i gobbi.”

    E resto sorpreso dalle reazioni sia di esponenti politici che dei miei concittadini che contestano quella frase con argomenti che, a mio modesto giudizio, non hanno il nesso necessario. Sono sorpreso dalle reazioni e non dall’asserto, opportuno o inopportuno che sia, sostenendo che secondo il mio criterio di valutazione, quello di un fiorentino, dire che Firenze è piccola e povera esprime, in qualche misura/maniera, del vero. E percepisco un disagio intorno al quale mi pongo alcuni interrogativi, con tutti i relativismi di ogni caso:

    In che misura il contesto sociale e politico influenza il reale significato dei termini che in quell’ambito risuonano e la visione chiara e ampia della realtà delle cose? In che misura le nostre opinioni sono, più o meno consapevolmente, influenzate da un obiettivo che si vuole raggiungere, per esempio la difesa di una parte, di un leader, di una persona cara? Una città che per decenni è stata in balia dell’inoperatività e del non governo, può comunque definirsi grande e ricca per l’inerzia di un lontano passato glorioso? E’ scontato e banale dire che Firenze è bella e cara a tutti gli italiani? L’altruismo, la predisposizione ad accogliere le novità che si affacciano dall’esterno, la disponibilità al riconoscimento e all’accoglienza di qualità lontane dalla propria tradizione, contribuiscono a rendere grande un paese? Riconoscere i nostri difetti è disfattismo o un mezzo di arricchimento? Perché si deve essere sempre suscettibili, incapaci di tollerare una critica, pronti ad avanzarne un’altra prima di aver colto quella rivoltaci con i suoi risvolti positivi? Perché io che sono prima io, poi fiorentino, italiano, non mi sento offeso da quanto asserito? Ma strano. Perché ogni critica scatena sempre reazioni negative e/o impulsive, arenando? Perché si devono misurare le parole pur restando nell’ambito di uno scambio civile? La Firenze rappresentata nel quadretto dei twitts, da ragione o torto a Marchionne? Ci sarebbe da provare a rispondere a molti altri interrogativi intorno a questo scambio dialettico, così italiano, simile a moltissimi altri che se lo capissimo nelle sue dinamiche, credo sarebbe un’occasione per conoscersi di più, a qualsiasi livello.

  7. La prima cosa che ho pensato di Marchionne è stata ‘Che pirla’,per la frase intempestiva, politicamente sconveniente; la seconda: ‘Che furbastro’, per aver girato la frittata delle sue mancanze.
    Ma Che pirla lo penso ogni qualvolta uno si lascia sfuggire la preziosa occasione di vedersi da prospettive diverse, con gli occhi altrui, e di trarne vantaggio. Popolo fiorentino compreso, e me non esclusa.
    Per il resto… il PD ringrazi Marchionne per l’attimo fuggente di reunion, e lo ringrazio pur’io per avermi fatto scoprire un Fiorentino atipico.

    • Non so quanto Renzi sia atipico, Lillo. So che l’autocritica e l’osservazione di sé e degli altri, di sé come fossimo un altro, è il modo per migliorarsi, e immaginando possa esserci una chiave che apre al progresso, direi essere proprio quella. Quando sei capace di mettere te stesso in fila in mezzo agli altri e di guardarti, di non avere paura di accorgerti che quello che scrivi, per esempio, sta tra quello e quell’altro, e non oltre entrambi, inizialmente non riesci a vederti bene e mai riuscirai a farlo con nitidezza, ma con anni di applicazione di questo atteggiamento si possono ottenere risultati sorprendenti, apprezzamenti che non ti saresti mai aspettato. Questa attitudine, chiamala predisposizione a mettersi in dubbio che può tradursi in sensibilità, si presenta con maggiore frequenza tra le persone che hanno bisogno di migliorarsi per sopravvivere o solo per trovare conferme, mentre è più rara in soggetti che si trovano in posizioni gratificanti, non sempre per merito, posto che sappiamo le soddisfazioni ottenersi disponendo di due componenti, come spesso ripeto: il denaro e le relazioni sociali che si convertono l’una nell’altra e che possiamo considerare una sola entità in due stati diversi come sono la massa e l’energia. Ho già dedicato a questo tema il post “Rapporto segnale/disturbo”, provando a svilupparlo nei commenti, ma poi, sono cose che sappiamo, almeno noi, qui; è fuori che non tutti le hanno chiare e allora credo abbia senso fare un post banale per segnalare una banalità ancor più evidente. Insomma, Lillo, anche la banalità è assimilabile a uno scalare, no? Dire che un post è banale è come dire (penso al mio commento da Melo) che la Terra è lontana dal Sole e che il ragno è vicino alla mosca. Io credo che si possa dire tutto ciò che porta evoluzione e che a tal fine parla in modo relativamente banale a un soggetto ancora più banale. In tal senso le risposte di Bersani e Vendola alla verità oggettiva di Marchionne, tirano verso il regresso, nutrono ideali e criteri di valutazione non costruttivi, direi essere di una banalità assoluta (distanza=zero) come quelle dei twitts. Le capacità della persona entrano in gioco solo se sussiste questa componente energetica; si nasce stelle o pianeti, e se nasci pianeta è difficile tu riesca ad accenderti e brillare contando solo sulle tue capacità. Se nasci stella è lunga spengersi. Qui sotto, Giuseppe, mette in dubbio le capacità di Marchione; non so dare una valutazione sul caso, ma chi non può fare esempi di soggetti che rivestono ruoli di eccezionale responsabilità, senza averne le capacità? Poi e soprattutto, tornando alla capacità critica, è questione d’intelligenza e quindi di fortuna. Di natura generosa o impietosa.

      Ieri ero con due fiorentini e Rishel dell’Ohio.
      L’ex giornalista, direi di 70 anni, è entrato nel discorso affermando di non sentirsi offeso dalla frase dell’ a.d. Fiat in quanto dice il vero, allargando le braccia a sottolineare un’evidenza cui non serve aggiungere altro di sostanziale.
      Ho chiesto a Rishel, 20 anni, che ha vissuto l’ultimo anno a Firenze, se è d’accordo con l’affermazione dello sconosciuto Marchionne e sinceramente, già che siamo in confidenza, cosa pensa di noi fiorentini.
      Ha detto con assenza disinvolta d’imbarazzo, che è vero che Firenze è piccola e povera e che i fiorentini sono close mind e che è difficile entrare nella loro cerchia di amicizie (detta da lei quest’ultima cosa mi ha fatto particolarmente impressione). Ha parlato di altre cose negative che non ricordo ma che condividevo. Mi dispiace (relativamente) riportare la testimonianza di una lunga lista di baby sitters USA e di straniere che ho conosciuto e con alcune delle quali ho convissuto in tempi lontani: tutte, dico tutte, sono andate via entusiaste della città storica, ma lamentandosi dei miei concittadini e della dimensione della città, nel senso più ampio del termine.
      L’82enne, dopo aver affermato di aver visto in 50 anni costruire a Firenze solo cose brutte, ha raccontato la parabola di Gesù e dell’adultera ambientata a Firenze in un mercato, per spiegare il motivo di tanta inconcludenza, parabola che mi sono divertito a colorire in vernacolo volgare. Risultato? Troppo, davvero troppo volgare e d’altronde non ho mai sopportato l’ipocrisia delle parole censurate con gli asterischi, o sostituite con altre improprie, perché private della loro forza espressiva. Ne parlo perché ho in mente un post sul linguaggio e i termini volgari.

  8. Quando sentiva definire l’Italia povera, Enrico Mattei si arrabbiava e ribatteva: è vero, non abbiamo miniere di carbone, pozzi di petrolio ecc, ma abbiamo il lavoro dei nostri cittadini, è questa la nostra ricchezza, che ci fa ricchi. Solo che poi lui non stava a ricordare la gloria di Roma antica, il suo potere; lo splendore del Rinascimento e dei suoi artisti e scienziati, la potenza delle repubbliche marinare. NO,
    Lui lavorava, costruiva, si confrontava nel mondo con le 7 sorelle, con gli stati e vinceva. Facendo progredire l’Italia, facendole acquistare rispetto nel mondo. Sapeva che eravamo, dal trattato di pace, una nazione a sovranità limitata come sempre dopo una resa senza condizioni, sapeva che l’avrebbero fermato togliendogli la vita, ma è andato avanti costruendo sino all’ultimo istante, non perdendo un istante. Il suo successore come primo atto dismise il progetto, in avanzata fase di realizzazione, di costruire una catena di distributori in Inghilterra, riconoscendo così il potere di chi gli aveva consentito di rientrare, e da capo, in quell’ENI da cui Mattei lo aveva espulso.
    Questa è la pietra di paragone.

    La frase di Marchionne è, appunto, una frase, aria fritta. Detta da un incapace a dirigere un azienda, che non capisce nulla di industria e sa fare solo giochi economici con pezzi di carta, parole e … sfruttamento dei suoi simili, operai o capi di governo che siano.
    Non conosco il sindaco Renzi. so solo che è stato eletto sindaco con l’appoggio determinante di C.L., come Firmigoni, appoggio di cui si è avvalso anche Bersani. Non mi interessa ciò che dice Renzi o chiunque. Mi interessa ciò che fa. A Roma ha fatto un giro propagandistico, preceduto dai cartelloni pubblicitari tutti abusivi con cui ha lordato la città. E si che essendo sindaco dovrebbe sapere che esistono i diritti di affissione da pagare al Comune, l’autorizzazione che si deve richiedere ecc. Ma come sedicente politico sa anche che a Roma fan “quasi” tutti così, a cominciare dal sindaco Alé Magno ( che è quello a cui si dovrebbe ricorrere quando i propri manifesti autorizzati sono immediatamente ricoperti, insieme ai muri, cassonetti, pali dei lampioni ecc da quelli abusivi del sindaco in persona). Bene, un certo Maggi, esponente dei radicali, ha denunciato il fatto e Renzi ha iniziato il discorso tenuto a Roma ringraziando i radicali, che gli avevano fatto scoprire l’errore. Poi però non mi risulta che abbia pagato la multa, che abbia fatto ripulire la città, tanto provvedono le tasse degli italioti romanioti. Ecco, proprio come quel sepolcro vestito di bianco che sta oltreTevere, che ogni tanto chiede scusa, alle vittime, per le nefandezze che la superstizione con annesso potere cattolico ha inflitto agli esseri umani. Chiede scusa, poi continua ad agire coerentemente perpetuando le nefandezze.
    Marchionne, Renzi, Bersani, Alfano, La Russa, Giovannardi, Casini… hanno detto.
    Cerco di capire cosa fanno, a nostro danno. Le parole, l’aria fritta mi interessano quanto il raglio d’asino…che non sale in cielo.

    • Giuseppe, finalmente! Scusami se ho manomesso il tuo intervento ponendo in grassetto la prima parte che mi ha emozionato e che ho trovato così in sintonia con quanto intendevo esprimere nel post, e spero che questo mio enfatizzare il tuo discorso rivolto alla memoria di un gigante, piuttosto che la continuazione guardante l’odierno, comunque ricca di interessanti considerazioni, non ti sia invadente. Stasera ti rispondo.

    • “E’ vero.”
      Deve essere così difficile da comprendersi e capirsi visto quanto ogni volta qualcuno dice una verità scomoda o fastidiosa, lo si prenda d’assalto come il fatto in sé non avesse valore, che sia tale, vera, perdendo l’occasione di guardarsi allo specchio e migliorarsi; aria fritta anche quella dell’affermazione di Marchione, dici, eppure, forse per caso ma più probabilmente per consapevolezza, vera. Non è neanche furbo, allora, dividere le persone tra quelle che dicono arie fritte da quelle meritevoli di ascolto; l’ a.d. in oggetto potrà essere un incapace che parla a vanvera, in ipotesi, ma in questo caso ha detto una verità che tutti hanno attaccato pregiudizialmente, banalmente, illogicamente e permalosamente. Può capitare a chi dice solitamente falsità, anche per sbaglio, di dire una cosa vera e allora resto allibito dalla diffusa incapacità di distinguerla dalle altre, di cogliere il solo significato delle parole e gli interrogativi che comportano, avanzando piuttosto proiezioni, assegnando alle stesse intenzioni e significati privi di logica, come nel caso si è visto a tutti i livelli. Questa è la dialettica, l’atteggiamento predominante nel rapporto tra politica e opinione pubblica per mezzo dei media, in cui il non senso ricorre abusato. Di questo ho parlato nel post, questo ho cercato di chiarire nei commenti e questo non ripeto più.
      Gli Obama sono assenti. Che poi chissà se Obama sia tale anche lui, ma certo è così alto rispetto ai nostri politicanti farneticanti, che nonostante i tempi che corrono, ma da sempre, continuano a sgomitarsi l’un l’atro per sedersi in poltrona; è pazzesco. Senza riconoscere i propri clamorosi fallimenti, la loro incapacità e le responsabilità portate sulle spalle senza che nessuno sia stato capace di dire e poi fare cose grandi. Sempre la stessa retorica meritevole di applausi del livello del twitt di Bersani. Ieri in un intervista D’Alema mi ha fatto paura, questo stravecchio che si aggrappava alla poltrona e a muso duro affermava di non voler cedere il posto, interrompere la sua carriera politica, mi ha fatto impressione, mi ha dato la misura del muro che abbiamo davanti. Potremmo fare con Renzi come con Grillo, Giuseppe, che lo abbiamo radiografato “cercando di capire se fa e cosa fa, anche lui, a nostro danno”. Certo appare improbabile non sapesse che sono da pagarsi i diritti d’infissione e si è portati a pensare che forse si sia avvalso della regola abusata dai cattolici, per cui il fine giustifica la negazione della democrazia. Comunque temo Marchionne abbia detto un’altra verità nell’affermare che sia molto lontano dall’essere l’uomo capace di condurre l’Italia, se non altro, dico io, perché impoverita e resa moralmente indecente dal cattolicesimo e si torna lì; ne abbiamo parlato tanto. Posso rispettare chi ha una fede silenziosa ma non so capire come un uomo moderno possa essere religioso e questo forse è un mio limite, però cattolico addirittura mi pare quasi un reato per tutte le nefandezze compiute da Santa Madre Chiesa ormai di pubblico dominio non meno di quelle di Berlusconi, se anche questa verità la si vuole guardare. Questo non è un blog di politica e questo post non voleva esserlo, tuttavia lo spazio dei commenti è bianco e qualsiasi indirizzo di eventuali prossimi è benvenuto.

  9. Odino, il fare politica è interessarsi del bene pubblico, dell’amministrazione etica della polis: nessun uomo può sottrarsi perché nessun uomo può illudersi di vivere isolato in una torre d’avorio.
    Io cerco di non avere preconcetti, di vedere con occhi nuovi ogni fatto, ogno dichiarazione perché… anche dal letame può nascere un fiore. Ma la frase dell’a.d. ” Firenze è una piccola e povera città” non è un ragionamento, è solo un giudiziop, cioé una valutazione soggettiva. Quindi, ribadisco, aria fritta. Non mi indica strumenti per modificare la realtà a cui si riferisce il giudizio, analisi per comprenderne la genesi. La usa solo come induzione evocativa ( e quindi non ragionata) ad un giudizio negativo sull’operato del sindaco di tale città. Poi io comparo sempre il dire al fare per capire se li unisce coerenza od ipocrisia. Il fare di Marchionne è illuminante, per Renzi potrei anche giustificare l’affissione abusiva avvenuta magari sua insapita, non la mancata riparazione una volta che ha appreso il fatto; il chiedere scusa è orendere doppiamente per il culo i contribuenti che debbono spendere per pulire.
    Non credo negli uomini della Provvidenza, credo nelle regole, nella democrazia. Chi disprezza le regole che si applicano agli altri ma non a lui, lo metterei a huidare. al max, un branco di capre. E chi si batte per le regole tiene ad esse, non alla sua affermazione personale. Faccio un ex. Alfano si è propagandato in tutti i tg come l’inventore della norma che fa pagare l’IVA all’imprenditore SOLO DOPO aver incassato e non, come ora, all’emissione della fattura. Bene, ci sono almeno 2 progetti di legge presentati, negli anni scorsi, dal radicale Maurizio Turco, dimenticati nei cassetti della Camera e mai dibattuti, che proponevano la stessa cosa, addirittura con gli stessi parametri di valori di applicazione. Solo che Turco ha elaborato sul tema tutta una costellazione di analisi che vanno dai contributi silenti, alla contribuzione figurata con la quale i sindacalisti si sono inventati pensioni da sogno, ecc. Bene, i radicali sono soddisfatti che Alfano (senza citare la fonte) asbbia fatto propria la legge, perché così si è realizzata ed hanno ottenuto un loro obiettivo di cui beneficeranno tutti i cittadini. Nikita ( io non altero il nome di iscrizioone anagrafica) Vendola esecrava ieri i soldi sperperati per gli F35. Ma si ferma lì, a stimolare la pancia di chi ascolta la melodia di un affabulatore le cui parole restano solo tali, senza azioni conseguenti, quindi aria fritta. Sempre Turco sono anni che presenta interrogazioni sugli stessi F35, e prima su un altro caccia che, per errore di progettazione, cadeva e sono morti molti piloti, altre interrogazione sulla pericolosdità dei Lince, per la possibilità di ribaltarsi e la scarsa protezioine determinata dal fatto di alleggerirli onde farli andare più veloci, altre interrogazioni sulle malattie contratte da militari a seguito dell’uso di proiettili con uranio impoverito e sulla mancata assistenza medica loro fornita anzi sul loro licenziiamento dalle forze armate, oltre a dar voce a molti di tali casi, seguendoli e fornendo loro sostegno operativo.
    Penso di averti dato un idea a come accolgo le frasi dette da chicchessia e perché, a volte, le giudico aria fritta.

    • Giuseppe, infatti non era l’opinione di Marchionne il soggetto del post sebbene i commenti si siano riferiti a quella, ma il tipo di reazione priva di logica che ha scatenato a dimostrazione che l’aria fritta è condivisa tra chi fa politica e chi si limita a votare; a me sembra proprio vero che ogni popolo ha il governo che merita, a sua immagine e somiglianza, così in Italia sono tanti i Berluschini e i Berluscozzi non riusciti, operai e imprenditori. Se qualcuno afferma che la politica è povera, io posso restare in silenzio pur trattandosi di valutazione soggettiva largamente condivisa, ma è quando un coro di politici si alza a propria difesa argomentando che vestono bene, che non alzano i gomiti a tavola e che hanno un’eccellente dialettica, che allora faccio il post e dico che siamo al delirio, all’incomunicabilità e/o fraintendimento totale. Tornando al caso in oggetto, rilevo manipolazione e strumentalizzazione del comune (e dunque banale) sentire nelle risposte a Marchionne di Bersani e Vendola: tre cose non si possono toccare agli italiani senza scatenare il loro reazioni irrazionali: la mamma, la squadra di calcio e il campanile.
      Non sono d’accordo che l’affermazione di Marchionne, in quanto solo opinione non accompagnata da proposta o fatto, sia solo aria fritta, perché se i miei concittadini che vedono grande e ricca la loro città per le sue glorie rinascimentali avessero saputo coglierne il senso (o comunque un senso logico e dunque possibile dell’espressione) invece d’impermalirsi e reagire da beoti, avrei qualche speranza di vederla un giorno più grande e ricca per merito degli uomini ancora in vita; “è lasciarsi sfuggire le preziose occasioni di vedersi da prospettive diverse”, come ha ben detto Lillo, che preoccupa e preclude ogni possibilità di evoluzione. Il rifiuto dello specchio. Nella sua affermazione, gli strumenti per modificare la realtà dovrebbero essere insiti nelle verità che essa esprime in chi l’ascolta, a condizione che non sia un “golem o un omuncolo”.
      Le parole hanno un grande valore e un’immane potenza in quanto intorno ad esse si configurano, o meglio dovrebbero configurarsi i fatti e crearsi mondi reali, così mi torna in mente un passo de “Il libro della Parola primordiale”, Girandi Editore 2009, del filosofo scrittore Mario Ettore Passero di eccezionale bellezza (nella Spagna del 1600 il Maestro Padre Don Pedro parla ad Hamete, il suo talentuoso allievo):

      “…
      In noi, osserva, la parola non è semplicemente suono, ma qualcosa di così intenso che ha a che fare con la luce come sono i pensieri e i lampi intuitivi. Ecco: quando l’Uomo Primordiale disse la Parola, intuì il mondo per intero e lo fece esistere, cioè emergere dalle tenebre, dalla sua informe coscienza che era al suo lampo d’esordio; lo fece al modo della luce che, proiettata nelle tenebre, cade sulle cose e le fa emergere perfette, finite, formate, determinate in ogni particolare, anche nei sistemi di relazioni che le legano alla luce, i mondi delle cause, dei numeri, delle ipotesi, delle sostanze, del movimento. La luce rende corporee e concrete le cose, nello spazio e nel tempo ch’essa promana. Puoi pensare così di poter creare il golem, l’omuncolo, l’oro dalla pietra. Se brami ciò, non hai orecchie. Ascolta e comprendi. La parola dunque fa esistere, come ti ho detto, e i mondi non possono che conformarsi ad essa perché tu sappia che la Parola non crea dal nulla. Appena la Parola dice, ha già agito: il mondo esiste. Essa è la fonte ed è anche il fiume, è il mare. Che miracolo è questo? Come può una cosa semplice creare la complessità? Simile all’infinito che contiene tutto in uno? Ti dissi che l’infinito è illogico: quale meraviglia sapere che se sommi ad un infinito uno, due, tre o più altri infiniti otterrai l’infinito medesimo, dai molti l’uno? Ogni uomo vede il mondo e, dentro di sé nella sua luce, lo trasforma e lo rende così com’è, così come lo vede, e lo fa con la Parola. E se questo singolo umano rifiuta di percorrere il nuovo mondo così formato, percorrerlo da un capo all’altro ed indagarlo in ogni suo aspetto, avrà colpa e dovrà adagiarsi su mondi che non ha investigato e che non può modificare: sarà meno dello schiavo. Costui peccherà ogni volta perché crederà che il mondo lo accusi di vivere. L’uomo forma il suo mondo, lo fa agendo e vivendo in esso, egli e il suo mondo accadono contemporaneamente, l’uno influisce sull’altro e muove le forme, è reale. …”

      Credo che la cattiva politica delle parole fritte e del non fare consegua a una diffusa incapacità sia d’usare che d’interpretare i linguaggi, non solo delle parole, anche quelli urbani, comportamentali e che l’esempio di cui parlo nel post sia emblematico: la reazione di politici e fiorentini alla provocazione di Marchionne. Non ci sarà politica di qualità fin quando non avremo imparato a leggere e riconoscere quello che vediamo e ascoltiamo, il percepito dai sensi elaborato dal pensiero, per cui ci sarà sempre un Grillo pronto a cavalcare questa diffusa miopia facendo leva sul malcontento e sulle passioni popolari. Siamo troppo pochi a percepire la differenza tra il linguaggio e l’operato dei radicali che porti ad esempio e quello di soggetti che non dovrebbero condurre nemmeno un branco di capre e che si rapportano con gli italiani come fossero tale, offendendoli molto di più di quanto gli abbia offesi l’ a. d. Fiat esprimendo la sua opinione, ma anche denunciando con la stessa una realtà che sfugge persino a chi la vive. Perché la maggioranza delle persone non sa leggere, non sa ascoltare, non ha l’umiltà di ammettere i propri limiti e nemmeno il lumicino necessario a farsi aiutare a usare il proprio pensiero per superarli e contribuire al progresso del paese orientandosi verso scelte politiche mirate al bene comune, nel mentre la minoranza che ha il microfono o la penna in mano ha tutto l’interesse a fare un uso del potere della parola per crearsi mondi su misura per sé e fare degli altri golem e omuncoli, da rendere schiavi.

  10. … e infatti credo che il nocciolo dell’intera questione (a prescindere dalle rispettive frasi e commenti) sia l’attribuzione del giusto valore alle parole. Spesso, troppo spesso, si parla senza dare più neppure importanza a quello che si dice, per poi subito dopo ritornare indietro…
    Ma le parle costruiscono le nostre vite ed i nostri pensieri. Tutti dovrebbero saper meditare un poco in più prima di argomentare e/o commentare con “l’aria fritta” questioni di importanza vitale!

    • Lois, benvenuto. Distinguo il significato delle parole dal loro valore, il primo è assoluto e prescinde da chi le dice e dal contesto in cui vengono dette, come spiego meglio rispondendo a Giuseppe Armando. Il secondo, il valore che assumono, può dipendere da chi le pronuncia e dalla storie che vi è a monte. C’è una pericolosa leggerezza o strumentalizzazione intorno al loro impiego e interpretazione.

  11. Il potere straordinario delle parole.
    Il pensiero che si traduce in agire.
    Mi ha sempre affascinato lo studio dell’etimologia. Il seguire una radice verbale, come si trasmette da una lingua ad un altra, da un epoca ad un altra, come si modifica ad opera di culture fondate su valutazioni differenti. Approfondire tale conoscenza ci consente di comprendere il significato delle cose e… del pensiero. Ci consente di vedere l’uomo, come fosse una sola esperienza che si sviluppa nei millenni. Nella Genesi Dio ordina all’uomo di imporre il nome agli animali, per dominarli. Poi il frutto della conoscenza, la perdita di unità, di identificazione nell’agire, con l’acquisizione dello spirito critico:ci si vede da fuori, ci si può giudicare; il pensiero diviene consapevole di pensare se stesso che pensa. A questo punto non può più esistere una verità, solo relatività. E nasce il seme dell’albero dell’ipocrisia: le parole non corrispondono più alle cose, ma ad una loro immagine che può essere falsa, ingannatrice: la spina dorsale del cattolicesimo che verrà.
    Le parole hanno una loro forza, indipendente dalla volontà di chi le ha pronunciate, tu dici, G.
    Verissimo.
    Ma si tratta, in tal caso, di una valutazione teorica, perché la forza che veicolano risiede, in effetti, nel pensiero di chi le analizza.
    Bisogna attribuire loro il giusto valore, dice il commentatore qui sopra.
    Ma allora bisogna inserirle nel contesto in cui sono state pronunciate, non prescindendo da chi le ha dette, indirizzandole a chi.
    Marchionne ha parlato a suocera perché nuora intenda. Non credo che a lui interessi alcunché che esista Fiorenza, anche se la sua fama batte l’ali per quanto vasto è lo Inferno.
    Piccoli e poveri, translittera, sono i suoi amministratori attuali, responsabili della sua miseria. E non solo della città del giglio, lascia intuire, ma dell’intera nazione. Ecco che il messaggio, recepito, suscita le strida di coloro cui è indirizzato: i sedicenti politici. Politica significa: polis ethos: strutturazione della vita della città. Coloro che innalzano, a protesta, i loro grugniti, cercano di strutturare solo il proprio potere, illudendosi eterni ed onnipotenti. Non potranno mai dire: siamo determinati a cambiarla, perché indurrebbero i cittadioti che li delegano, a valutare il loro operato, e la cosa potrebbe rilevarsi molto pericolosa. Meglio usare luoghi comuni, retorica: las gloria storica e bla..bla…bla.
    Così l’ipocrisia ben educata di coloro che ascoltano, chiude i loro occhi sulla realtà e scatena i borborigmi delle loro pance in una sinfonia di peti.
    Per queste considerazioni mi ero rifiutato di entrare nel merito. E tu lo hai giustamente ed acutamente notato.
    Ma siccome so di non poter sprecare tempo perché ne ho disponibilità assolutamente insufficiente ( da domani dovrò sparire da questi schermi, per un po’), istintivamente, di fronte alla sottile, profonda ed erudita dialettica di tanti nobili personaggi citati nel post, mi viene da compiere un unico atto: schiacciare il pulsante dello sciaccuone.

    • La parola ha un significato codificato e un potere indiretto d’azione; per quanto concerne il secondo potrei dire che se tutti scrivessimo libri di destra avremo un mondo di destra e la sinistra non apparterrebbe al dominio del pensiero e dunque del mondo percepito fin quando qualcuno non la pensa e la scrive. Parlando di significato della parola riferito all’esempio “Firenze è piccola e povera”, in tutto il ventaglio dei significati sia figurativi che per estensione dei due aggettivi, ma solo in quel ventaglio, significa che Firenze è piccola e povera. Non altro. Non significa certo che sia brutta o poco importante nel panorama culturale italiano, come qualcuno ha ritenuto di evidenziare in reazione (mi pare corretto parlare di reazione più che di risposta) a tale affermazione, contestualizzando e proiettando i termini in intenzioni non dimostrabili e aleatorie e significati non propri, come non significa che la Fiat Duna sia una bella automobile e che le macchine di Leonardo non funzionino più, riferendosi ai twitts dei fiorentini. Ciò che trovo preoccupante è che riscontro tale sconnessione dalla logica e tale atteggiamento proiettivo verificarsi troppo stesso nella dialettica politica, altrettanto spesso inosservatamente, come fosse normale.
      E’ ragionevole e inevitabile contestualizzare le parole in una qualche misura, ma esse, restano sempre riferite allo stesso codice d’interpretazione così non cambiano di significato da un soggetto all’altro che le dice, da un contesto all’altro in cui vengono dette, piuttosto queste possono assumere valore diverso così la stessa frase detta da Marchionne risulta tendenziosa in una direzione diversa dalla stessa detta da me.
      Dunque, da un lato i termini hanno significati oggettivi indipendentemente dal contesto e da chi li pronuncia, e da l’altro vengono recepiti con eccessiva aleatorietà, si direbbe, scordandosi ciò che realmente indicano: così tu dici “non corrispondono più alle cose, ma ad una loro immagine che può essere falsa, ingannatrice: la spina dorsale del cattolicesimo che verrà.” Interessante sarebbe approfondire quest’ultimo risvolto. Subiscono un’estensione che va ben oltre quella consentita dalla lingua e valorizzata da una lecita contestualizzazione, finendo per indicare cose che con le stesse perdono relazione. “Piccola e povera” diventano allora sinonimi di “brutta e ignorante” senza che nessuno si accorga dell’arbitrarietà della trasformazione che inganna strumentalmente, crea realtà che non esistono celandone altre vere, quando la naturale estensione consentita dalla lingua e nell’ambito di un pensare logico e coerente, sarebbe stata: mal governata, borghese e provinciale, di scarsa iniziativa e capacità imprenditoriale e di rinnovamento come in fondo, ancora per supponibile e lecita estensione, è tutta Italia. I politici evitano il pericoloso giudizio dei loro elettori e reagiscono deviano sguardi rivolti alle loro responsabilità, chiamando in causa i sentimentalismi beoti degli “italioti” e la palla, rimbalza ancora.
      Ho la piacevole impressione che ci siamo perfettamente intesi, Giuseppe.

  12. Con le parole l’uomo danza sulle cose.
    E la sua danza e’ legata al suo bagaglio culturale ed anche alle sue
    paure ed emozioni.
    A me sembra che in una sempre più’ alta percezione della
    complessita’ e diversita’ che ci sta intorno, emergano sempre di
    più’ le differenze culturali e gli abissi delle differenze , che per
    ora si sono solo percepiti…manca in sostanza la volonta’ e la
    capacita’ di capirsi e di ascoltare e di mettersi in discussione. Anzi
    , proprio quando non si capisce un certo tipo di linguaggio, che se
    politico spesso vuole significare altro rispetto alla sua logica primaria,
    nessuno si sforzi di comprenderlo e nessuno sa più’ tacere e si tende
    a fronteggiare la mancanza di vera comprensione, tendendo a chiudersi su
    se stessi e a creare difese fuori luogo che portano a dei veri e propri
    fondamentalismi.
    Invece che mettersi in dialogo, di cercare di comprendere il pensiero
    dell’altro, attraverso le parole che dice e i fatti, si cerca di
    costruire una finta identita’ in contrapposizione, proprio al non
    capito.
    Capisco la difficolta’ di intravedere i reali pensieri e le reali
    intenzioni di chi parla; non e’ facile neanche quando la persona ce
    l’hai di fronte e forse anche se si sapesse tutto della sua vita non
    basterebbe, figuriamoci quando si deve codificare una frase detta da un
    personaggio pubblico . Molti che si sono adoperati a rispondere concitati,
    probabilmente non conoscono i fatti di Marchionne , di Renzi, ecc…ma
    piuttosto che star zitti e casomai , in silenzio, cercare di capire, si
    preferisce sparare quattro scempiaggini e far finta che almeno qualcosa si
    e’ capito.
    A fronte della responsabilita’ che ha l’ascoltatore , prima di
    parlare, di comprendere , certo si ha anche quella di colui che parla e
    che se vuole comunicare qualcosa di concreto e preciso, deve essere
    chiaro…ma oggi non c’ e’ forse un pensiero che ha il coraggio di
    esporsi senza paura e chiarezza e da qui nasce l’impossibilita di
    comprendersi e di dialogare. E quando manca questa chiarezza in chi
    pubblicamente vuole dire qualcosa, i cittadini anziche’ richiederla,
    si adeguano, difendendo qualcosa che non era neanche stato attaccato.
    Mancano interesse e rispetto verso l’altro, mancano comunicazioni che
    non siano un solo esercizio di potere e di violenza….tutti si sentono
    attaccati, perche’ le comunicazioni sono diventate solo un mezzo per
    imprimere nella realta’ , le condizioni per avere sempre piu’i
    solo vantaggi personali, sono urla, infatti, slogan. E i cittadini cercano
    di crearsi un “branco” territoriale che poi in effetti , nel
    quotidiano, nei pensieri e nel cuore, non esiste.
    Detto questo, credo che per poter interpretare correttamente le parole si
    debba collocarle in un contesto, che e’ quello in cui si manifesta e
    vive la persona che le esprime…e che l’individualismo sfrenato che
    segna oggi ogni contesto rende sempre più’ ardua la possibilita’
    che in qualcuno esista ancora la volonta’ di un dialogo.
    Comprendersi non e’ un evento naturale, ma uno sforzo che va in
    controtendenza con l’individualismo e la chiusura. Uno sforzo che pare
    che nessuno voglia più’ fare.

    • Marchionne non ha usato termini difficili o poco chiari dicendo che una cosa è piccola e povera; basta guardarla osservando i due aggettivi. Nemmeno c’è una particolare ambiguità ne trovo corretto rendere parteci al dialogo intuizioni e proiezioni intorno alle parole che a forza di contestualizzarle abbiamo imparato, più che a travisarle, a cambiarne proprio il significato per farcelo udire come conviene alla nostra parte. Le parole non devono essere soggette a contestualizzazione per essere interpretate e da questo errore derivano molti dei fraintendimenti che avvengono negli scambi di opinione. In politica il fenomeno è divampato, è tutto un dire una cosa e ascoltarne un’altra, si direbbe dalle risposte, dal rimbalzare sterile delle opinioni. Opinioni, opinioni delle opinioni sulle intenzioni. La contestualizzazione delle stesse, il capire il motivo per cui un determinato soggetto dice una determinata cosa, costituisce un processo proiettivo logico e lecito finché serve e si limita a dedurre il pensiero e i probabili intenti dell’interlocutore, ma diviene irrazionale quando si riflette nelle risposte, nel dialogo: si passa da scemi.
      Mi sembra che il problema sia una carenza diffusa d’intelligenza (spesso confusa con la conoscenza comunque indispensabile ma non sufficiente), o l’incapacità di usarla, sostituita dalla partecipazione a uno schieramento in cui ci si identifica per porsi passivamente in conflitto con altri schieramenti, e questo perché la vita e tutto ciò che ci sta dentro, la politica, il lavoro, ma spesso anche la famiglia, sono diventati campi di battaglia invece che di relazione, amorosa. Anche per ascoltare, capirsi e mettersi in discussione occorre attivare il cervello e comprendere i vantaggi che derivano da una rapida intesa, senza dover passare per mille proiezioni e deduzioni che impediscono di agire, dare atto con l’efficienza necessaria. Hai parlato di fondamentalismo e mi è piaciuta questa associazione, perché è la degenerazione di questo atteggiamento a partire dall’interpretazione errata e strumentale dei verbi, all’assenza di pensiero, all’aggregazione di massa.
      Si parla troppo, si abusa di questa libertà e lo si fa distrattamente, quasi contasse più il volume della qualità. La velocità, il numero di battute al minuto, le parole andate a segno, vincenti piuttosto che vere mentre le cose da sapere e con cui rapportarci sono tante proporzionalmente alla complessità del mondo formatosi dal digitale in poi, che sfugge, che bisognerebbe leggere tutto il giorno per parlare di quanto sarebbe opportuno sapere. Tutti che scrivono libri, perlopiù se li comprano…ma dimmi tu come si fa a comprarsi una pubblicazione se non hai almeno vinto due concorsi!!! articoli, post uno dietro all’altro; in tal senso sai che mi sorprende di te il rapporto qualità/quantità, che ti trovo interessante, eclettica e priva, completamente priva delle arie e dei toni che si danno in tanti. Cinechiacchiere e dibattiti intorno all’informazione senza eccessi d’individualismo e malcelate caricature di sé; se ci fosse equilibrio tra la considerazione di sé e degli altri, appunto, se ci fosse la ricerca della misura delle proprie capacità, sarebbe anche più facile capirsi e dunque migliorarsi e si aprirebbero più spesso le orecchie della bocca a vantaggio nostro e del mondo intero.

  13. Premetto che sono Pisano, nessuno è perfetto in fondo …
    Vivo nella città del Giglio da due anni ormai, per la seconda volta, e probabilmente con una delle viste più belle che ci siano come nasconde il nome che pomposamente è stato scelto.
    E tutti i giorni, TUTTI, scendendo dalla collina, mi giro a destra e guardo lo spettacolo mozzafiato che mi si presenta, le colline di Fiesole, l’orrendo Palazzo Pitti sotto, tutte le chiese che guardano verso me, nessuna esclusa, Forte Belvedere, San Miniato.
    E l’apprezzo ancora di più, da vero giramondo, dopo aver passato sei anni nella provincia della provincia del Nord Est.

    Comunque non è questo che volevo dirti.
    Marchionne dovrebbe guidare sì la Freemont a Livorno, ma gridando Pisa Olèèèèèèèèèèèè, no Pisa merda.
    A finestrini abbassati, dettaglio importante.

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